Nel M5s sembra arrivato il momento della resa dei conti, in vista dei prossimi Stati generali, dai quali dovrà uscir fuori il nome del nuove leader, che prenderà il posto del reggente Vito Crimi. Il pentastellato Alessandro Di Battista utilizza parole durissime, per identificare responsabilità ed errori che hanno portato al deludente risultato del Movimento alle regionali che si sono svolte in Toscana, Liguria, Veneto, Marche, Puglia, Campania e Valle d'Aosta. Se infatti referendum sul taglio dei parlamentari sembra aver portato a compimento la missione che il M5s si era dato molto tempo fa, con una vittoria schiacciante del Sì, in quasi tutte le Regioni al voto i pentastellati portano a casa percentuali a una sola cifra: va in doppia cifra solo in Campania e sfiora il 10% in Puglia.

La vittoria del Sì al referendum è un successo del Movimento 5 stelle, ma "il 70% dei voti non possono essere considerati un successo del solo M5s. Si rischierebbe di commettere un errore", ha detto Alessandro Di Battista in un video su Facebook. "È vero infatti che tante persone che hanno votato Sì non apprezzano il Movimento 5 stelle, anzi lo detestano". Per questo, continua, "un eccesso di esultanza penso che sia fuorviante e non sia giusto".

Dichiarazioni che sembrano indirizzate all'ex capo politico Luigi Di Maio. "L'unica cosa da fare è fare gli Stati generali il prima possibile, ben partecipati, ben organizzati con un nuova agenda per uscire dal buio", "non c'è un problema di leadership forte", "potremmo mettere anche De Gaulle alle guida del M5S, non cambierebbe nulla".

"Mi preoccupa l'indebolimento del Movimento 5 stelle. Non c'entra niente il governo e la legislatura che andranno avanti per due anni e mezzo. Ma quando si voterà di nuovo, con queste percentuali e con questo indebolimento evidentemente sarà più facile la ‘restaurazione', che è ciò che più di tutto mi spaventa". Di Battista si è sempre dichiarato contrario all'alleanza Pd-M5s, contrastando la linea seguita dal ministro degli Esteri Di Maio: "Parlare ora di alleanze è del tutto sbagliato, sia per chi è estremamente contrario sia per chi è a favore. Non è il tema delle alleanze il tema della crisi del M5s", "il tema principale è la crisi identitaria del M5S, è innegabile".

"Dobbiamo dire le cose come stanno: il sogno, al quale hanno creduto tante persone, di partecipazione al cambiamento è in crisi". A quel sogno, aggiunge, "tantissime persone non credono più. Per questo non vengono i voti che sono una diretta conseguenza. Se manca la comunità, manca l'identità, mancano lo ragioni per le quali votare il Movimento, i voti non arrivano".