La vittoria del Sì al referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari comporta la conferma della riforma già approvata in Parlamento a ottobre 2019. Il Sì ha vinto con quasi il 70% dei voti permettendo, così, di far diminuire il numero dei parlamentari, che dalla prossima legislatura passeranno da 945 a 600. In particolare i deputati scenderanno da 630 a 400, mentre i senatori da 315 a 200. La riduzione è di poco più di un terzo dei parlamentari: dalla prossima legislatura ci sarà un deputato ogni 151mila abitanti (finora era uno ogni 96mila) e un senatore ogni 302mila abitanti (ora è uno ogni 188mila). La riforma approvata attraverso il referendum va a modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Altra novità riguarda il numero di parlamentari eletti all’estero: alla Camera si passa da 12 a 8, al Senato da 6 a 4. A Palazzo Madama non potranno essere meno di tre senatori per Regione (prima il minimo era 7), con l’eccezione di Molise (2) e Valle d’Aosta (1). Ma quando entreranno in vigore queste modifiche? E cosa succede adesso?

L’entrata in vigore della riforma costituzionale dopo il referendum

La riforma costituzionale non ha effetti immediati sul Parlamento, la cui composizione non cambia fino a che non si tornerà al voto. Non vengono, quindi, tagliati subito 345 parlamentari. L’attuale Parlamento resta legittimo e non cambia nulla al suo interno. Così come non cambieranno le funzioni delle Camere, neanche dopo la fine della legislatura e le nuove elezioni, non andando la riforma a toccare il bicameralismo perfetto. La legge intanto è in vigore, ma non è operativa. Il che vuol dire che se si votasse subito, in questi giorni (ipotesi comunque impossibile), lo si farebbe andando a eleggere 630 deputati e 315 senatori. La legge, infatti, sarà operativa dopo 60 giorni dalla sua entrata in vigore: i due mesi servono per ridisegnare i collegi elettorali, si tratta quindi di tempi tecnici previsti dalla stessa riforma.

Cosa cambia dopo il Sì al taglio dei parlamentari

Al di là degli aspetti tecnici ci sono anche quelli politici. La riforma costituzionale necessita di altri aggiustamenti. Due su tutti: la riforma della legge elettorale e quella dei regolamenti parlamentari. Entrambe modifiche chieste con forza dal Pd già prima del referendum. Proprio l’aspetto politico potrebbe rinviare ulteriormente i tempi tecnici, considerando che i nuovi collegi potrebbero essere ridisegnati solamente dopo il varo della nuova legge elettorale, che potrebbe cambiare completamente la distribuzione dei seggi. Altro tema su cui probabilmente sarà necessaria una riflessione è quello riguardante l’elezione del capo dello Stato: con il nuovo Parlamento il peso dei delegati regionali rischia di essere molto più forte rispetto al passato, rendendo così il voto dei parlamentari meno decisivo che in passato.