Stando ai primi dati riguardanti il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari la vittoria del Sì sembra ormai certa. Già i primi exit poll del Consorzio Opinio per Rai 1 evidenziavano un vantaggio superiore ai 20 punti percentuali, con un dato che si attesta – al termine degli exit poll – tra il 62% e il 66% per il Sì al taglio dei parlamentari. Cifre confermate anche dalle prime proiezioni, con il Sì dato al 67,8% e il No al 32,2%. Il dato sull’affluenza, invece, si attesta intorno al 53,5%, una cifra che supera quindi la metà degli aventi diritto.

Essendo un referendum confermativo e non abrogativo non è richiesto il quorum per la validità del voto. Motivo per cui la vittoria del Sì non può essere messa in dubbio dall’affluenza (che è comunque superiore al 50%). Con la vittoria del Sì, quindi, viene confermata la riforma costituzionale approvata dal Parlamento, con l’ultima lettura alla Camera che ha visto il voto favorevole di quasi tutte le forze politiche, fatta eccezione solamente per alcune componenti del gruppo Misto. La proposta di riforma costituzionale era stata avanzata inizialmente dal Movimento 5 Stelle e poi sostenuta da Lega e Fratelli d’Italia in tutte le votazioni parlamentari.

Cosa cambia con la vittoria del Sì al referendum

La vittoria del Sì al referendum sul taglio dei parlamentari comporta una modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. La novità più importante riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, che passeranno da 945 a 600. Alla Camera i deputati diventeranno 400 (attualmente sono 630), con gli eletti nella circoscrizione Estero che scendono da 12 a 8. I senatori, invece, passano da 315 a 200, con una diminuzione anche nella circoscrizione Estero da 6 a 4. Inoltre la riforma prevede che nessuna Regione possa eleggere meno di 3 senatori (finora erano 7), fatta eccezione solo per il Molise (2) e la Valle d’Aosta (1).

Vince il Sì al referendum, cosa succede adesso

La riforma costituzionale si limita a modificare gli aspetti riguardanti il numero dei parlamentari. Non prevede, invece, altre riforme connesse a questo taglio, come quella della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari. D’altronde il Pd, con il suo segretario Nicola Zingaretti, ha posto come condizioni per annunciare il Sì del suo partito proprio la nuova legge elettorale e la riforma dei regolamenti parlamentari. Un Parlamento con meno componenti, di fatti, necessita di nuove regole per poter funzionare correttamente. Altra riforma probabilmente necessaria è quella riguardante l’elezione del capo dello Stato: diminuendo il numero di deputati e senatori, infatti, il rischio è che i delegati regionali assumano un peso eccessivo, contando di più in seguito al taglio del numero dei parlamentari.