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Che strano, quando ad accoltellare i prof sono giovani italiani nessuno parla di emergenza sociale

Come nel caso di Trescore Balneario, così a San Vito Lo Capo: quando a usare i coltelli a scuola contro gli insegnanti sono giovanissimi italiani, con l’ossessione per le armi, radicalizzati online non si parla di emergenza sociale. Quella è solo per i maranza e i giovani stranieri di seconda generazione, il capro espiatorio perfetto per un’Italia in crisi.
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Ssst, fate silenzio. Ma no, nemmeno così sentirete le voci di chi dice che c’è un’emergenza a scuola, anche se nel giro di poche settimane a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo e a San Vito lo Capo, in provincia di Trapani due docenti di scuole medie sono stati accoltellati da due ragazzini, entrambi ossessionati dalle armi, entrambi, pare, frustrati per i brutti voti. In entrambi i casi, filmandosi in diretta a uso dei social network. In entrambi i casi, pare, radicalizzati online. nel caso di San Vito con scritte fasciste annesse scritte sulla maglietta. È una questione cruciale di cui occuparsi, sulla quale interrogarsi, a cui capire come porre rimedio? No, perché i ragazzini sono italiani, italianissimi, quindi sono semplici casi di cronaca, episodi isolati, non un’emergenza sociale su cui costruire generalizzazioni, o pretesti per un nuovo, ennesimo, decreto sicurezza.

Eppure era solo lo scorso gennaio quando in una scuola superiore di La Spezia, il giovane Zouhair Atif aveva ucciso il coetaneo Yousef Abanoub con un’arma da taglio. Ed era bastato il nome straniero dell’assassino per scatenare leader politici ed editorialisti sull’emergenza maranza e sull’impossibilità di integrare le seconde generazioni di italiani. Ricordate le parole del sindaco di destra di La Spezia, per dire? “È chiaro che l’uso dei coltelli arriva solo in certe etnie”, disse. Chiarissimo.

Un po’, guarda caso, com’è successo nel caso dell’investimento di Modena. Decine di editoriali su Salim El Koudri e sulla necessità di rispedire “a casa loro” gli stranieri che “non si integrano” – anche se il 31enne era italiano, nato e laureato in Italia, ma va beh – e nessuna parola sui cinque ragazzini italianissimi che, solo poche ore prima, avevano ucciso di botte il 35enne Bakary Sako, bracciante originario del Mali. L'odio razziale e la caccia al migrante, in Italia, non sono mai un'emergenza, evidentemente.

Non sono casi isolati. Il silenzio di oggi, è la prova regina di come si sta cercando di plasmare la cronaca per costruire il nemico, il giovane di seconda generazione.

Un nemico necessario contro cui scatenare i cinque minuti d’odio necessari a far dimenticare che la nostra economia è a terra per colpa della guerra di Trump e Netanyahu in Iran, che siamo il Paese che cresce meno in Europa, col debito più alto d’Europa, che abbiamo letteralmente buttato via buona parte dei 194 miliardi del PNRR, che il 10% degli italiani detiene il 60% della ricchezza e sei italiani su dieci faticano ad arrivare a fine mese, che siamo all’inizio di un’estate torrida causata dalla crisi climatica e da chi continua a ignorarla e far finta di nuila.

Un consiglio: ascoltatelo, quel silenzio. Sarà prezioso, quando in occasione del prossimo caso di cronaca che fa comodo a loro, ricominceranno a urlare.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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