Più di sei italiani su 10 faticano ad arrivare a fine mese: quasi la metà teme peggioramento nei prossimi mesi

Secondo il rapporto annuale Eurispes, presentato nei giorni scorsi. gli italiani sono preoccupati per il possibile peggioramento delle condizioni economiche. Quasi la metà dei cittadini prevede per i prossimi 12 mesi un peggioramento della situazione economica del Paese. Una percezione che si manifesta anche se per la maggior parte la condizione economica personale resta stabile rispetto allo scorso anno. Più di sei cittadini su dieci arrivano a fine mese con difficoltà e circa un terzo (33,1%) deve attingere ai propri risparmi.
A mettere particolarmente in difficoltà le famiglie è l'affitto (45,6%). Dall'indagine campionaria sull'andamento dell'economia nazionale e sulla situazione personale dei cittadini emerge un quadro segnato da fragilità diffusa. La vera incognita riguarda i prossimi mesi: la guerra in Iran, il rincaro delle materie prime energetiche, le tensioni commerciali internazionali e il possibile rialzo dei tassi d'interesse rappresentano una combinazione di rischi che potrebbe invertire i progressi registrati negli ultimi due anni.
Il fatto che quasi la metà dei cittadini (47,8%) preveda un peggioramento della situazione economica nei prossimi dodici mesi – oltre il 10% in più rispetto allo scorso anno – è un segnale di timore per una nuova crisi e di sfiducia nel futuro.
Nonostante ciò, la dimensione economica personale e familiare mostra stabilità: la quota più ampia di cittadini (42,1%) indica come "rimasta sostanzialmente invariata" la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, il 36,9% riporta un deterioramento (12,7% "molto"; 24,2% "lievemente") e solo uno su dieci ha sperimentato un miglioramento.
Addio al ceto medio: perdita del potere d'acquisto
Il rapporto Eurispes certifica il progressivo sgretolamento del ceto medio, con la ricchezza nazionale sempre più polarizzata, mentre il sistema pensionistico è sotto pressione a causa del calo delle nascite e della stagnazione salariale.
Entrando nel dettaglio: il potere d'acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021 (Ocse, 2025). Nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell'1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d'inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell'intera ricchezza nazionale; la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi.
Sistema pensionistico sotto pressione
Il reddito familiare più diffuso in Italia è di circa 2.500 euro mensili: la maggior parte delle famiglie italiane si colloca quindi nella parte bassa di questa fascia. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024; il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti. E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell'economia del Paese diminuisce, bisogna fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent'anni.
Il sistema pensionistico italiano, dice l'Eurispes, è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Ciascuna di queste dinamiche, presa isolatamente, sarebbe gestibile. Invece la loro combinazione produce uno squilibrio strutturale.
Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però su mere ipotesi: crescita della produttività all'1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l'anno. Nel frattempo, spiega Eurispes, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell'ultima retribuzione.
Quali voci di spesa pesano di più sulle tasche degli italiani
Il pagamento del canone d'affitto mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa; seguono le utenze (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese con difficoltà (62,1%) e circa un terzo (33,1%, rispetto al 35,4% del 2025) che utilizza i risparmi accumulati per far fronte alle spese mensili.
I prezzi sono in aumento per 8 italiani su 10, con valori percepiti oltre l'8% nel 38,9% dei casi (molti dichiarano un aumento tra il 3% e l'8%). Ma dove si concentrano di più gli aumenti? Alimentari, carburanti e pasti fuori casa le categorie in cui sono stati registrati i rincari più pesanti.
Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono: generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%). Seguono trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket e medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arredamento e servizi per la casa (61,4%), cinema, spettacoli e attività culturali (61,1%) e affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l'acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%).
Oltre due italiani su dieci hanno chiesto un prestito nell'ultimo anno
Più di 2 italiani su 10 (22,1%) hanno chiesto un prestito bancario nel corso dell'ultimo anno, soprattutto per l'acquisto della casa (46,3%) e per estinguere debiti accumulati (29,1%).
Il 20,5% ha avuto necessità di rivolgersi alla banca per saldare prestiti contratti con altri istituti o finanziarie, gettando ulteriore luce sul fenomeno del sovraindebitamento che intrappola le famiglie in un circolo vizioso: la difficoltà a onorare i finanziamenti spinge a rinegoziare la propria posizione presso altri istituti. Un cittadino su cinque si è indebitato per affrontare cure mediche (21,6%) o per sostenere le spese di cerimonie come matrimoni, cresime e battesimi (20%), mentre è più contenuto il ricorso ai prestiti per le vacanze (12,1%). A rivolgersi più spesso alle banche sono le famiglie composte da coppia con figli (25,8%).
Aumentano italiani che rinunciano alle cure: tagli ai controlli medici
I danni di questo quadro economico in peggioramento si fanno sentire anche sulla salute: aumenta il numero di chi rinuncia ai controlli medici periodici e alle cure odontoiatriche. Per far fronte alle difficoltà economiche si rinviano anche acquisti considerati necessari.
La metà degli italiani rateizza gli acquisti attraverso piattaforme digitali a tasso zero. La famiglia d'origine resta un porto sicuro: il 29% vi si rivolge per un aiuto economico e il 9,6% vi torna a vivere in caso di difficoltà.
Per contenere le spese vengono rinviati anche acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi e le vacanze (52,1%), si spende meno per la cura della persona (43,5%), l'aiuto domestico (42,6%) e i lavori di ristrutturazione (39,6%).
Quasi 4 italiani su 10 (38%) hanno fatto ricorso al pagamento in nero di alcuni servizi. Il ricorso alla rateizzazione (41%) si inserisce nello stesso quadro, con l'utilizzo di strumenti di dilazione per sostenere spese altrimenti difficilmente gestibili. Le rinunce più difficili riguardano le cure per la salute: crescono i tagli ai controlli medici periodici (34,6%, dal 27,2% del 2025) e alle cure odontoiatriche (32,1%, dal 28,2% del 2025).
Seguono le visite specialistiche (23,4%), le spese veterinarie (20,4%), le terapie o gli interventi medici (19,8%) e l'acquisto di medicinali (15,7%). Anche i tagli su trattamenti estetici segnano un aumento significativo, dal 26,4% all'attuale 34,9%.
Le piattaforme digitali per la rateizzazione a tasso zero vengono utilizzate nel 51,3% dei casi, in calo rispetto al 65,3% del 2025. Nelle difficoltà ci si rivolge soprattutto alla famiglia d'origine (29,1%), ad amici, colleghi o altri parenti (14,6%) o a privati al di fuori di circuiti bancari (10,6%). Alcuni saldano in ritardo bollette e utenze (23,3%) e le tasse (18,8%). In un caso su dieci le difficoltà costringono a tornare nella casa della famiglia d'origine o dei suoceri (9,6%), a vendere o perdere beni importanti (11,4%), a contrarre debiti che non si riesce poi a ripagare (9,3%) o ad affittare una stanza o un immobile di proprietà (9,6%).