Istat, il ceto medio si impoverisce: in dieci anni spende di più ma compra meno, spesa reale in calo del 5,6%

Ben 6 famiglie su 10 in Italia fanno parte del ceto medio. Non sono a rischio povertà, ma non sono nemmeno abbienti, e questa condizione le porta a essere più esposte alle fasi di rallentamento dell'economia. Questo è il quadro che emerge dal Rapporto annuale 2026 dell'Istat, che evidenzia le difficoltà del ceto medio.
Secondo l'istituto di statistica, è necessario osservare con attenzione l'andamento economico di questo segmento di popolazione per il "suo ruolo di bilanciamento del sistema, agendo sia come principale ammortizzatore sociale sia come motore di consumi, innovazione e stabilità democratica". Un segmento, però, che è sempre più economicamente affaticato, con il 16,1% delle famiglie che dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese.
Sempre più famiglie in Italia fanno parte del ceto medio
La maggior parte delle famiglie italiane appartengono al ceto medio. Il dato certificato da Istat stima che il 61,2% delle famiglie residenti in Italia rientrano in questa fascia reddituale. Si tratta di un numero in aumento dell'1,3% negli ultimi dieci anni, quando si è passati dal 59,8% delle famiglie nel 2024 al dato attuale. Il 18,65% dei nuclei familiari è invece a rischio povertà, mentre il 17,4% si colloca tra i meno abbienti e l'8,6% tra gli abbienti.
Secondo l'Istat, appartiene al ceto medio chi ha delle entrate che vanno dai 16.500 ai 44mila euro l'anno, vale a dire chi va dal 70 al 200% del valore mediano del reddito familiare, pari a 22.062 euro annui. Questa definizione, precisa l'istituto, si basa solo sui soldi disponibili, e non su altri fattori come istruzione, professione, stile di vita o status sociale.
La maggior parte delle famiglie del ceto medio abita nel Nord Italia, in particolare nel Nord-est, dove 7 famiglie su 10 appartengono a questa fascia. Nel Sud e nelle Isole, invece, meno di una famiglia su due rientra in questo gruppo: il 49,2% nel meridione e il 45,2% in Sicilia e Sardegna. In queste aree, invece, è più alta la percentuale delle famiglie a rischio povertà: il 30,5% al Sud e il 35,4% nelle Isole, contro il 9,4% nel Nord-est d'Italia.
Le famiglie del ceto medio in Italia sono le più esposte alle fasi di rallentamento dell'economia
Negli ultimi dieci anni le condizioni di vita del ceto medio sono progressivamente migliorate, anche se in maniera inferiore rispetto alle famiglie ad alto reddito. Nel 2025, il 16,1% dalle famiglie del ceto medio afferma di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Una situazione meno grave rispetto a quella dei nuclei a rischio povertà, tra cui quasi una famiglia su due (45%) è in condizione di difficoltà. Nonostante ciò, Istat spiega che nel gruppo più consistente di famiglie italiane, permangono segnali di vulnerabilità.
Tra il 2014 e il 2024, la spesa media equivalente delle famiglie del ceto medio è aumentata da 2.543 a 2.935 euro al mese. Contemporaneamente, però, nello stesso periodo la spesa reale delle famiglie si è ridotta del 5,6%. Ciò significa che il ceto medio oggi spende di più rispetto a dieci anni fa, ma l'aumento dei prezzi corre più veloce delle possibilità di spesa di queste famiglie. Per questo, il potere d'acquisto reale delle famiglie è diminuito.
Le vulnerabilità a cui è esposto il ceto medio sono emerse in maniera rilevante durante la pandemia. Nel 2020, infatti, questo gruppo ha registrato una contrazione del reddito più che doppia rispetto alle famiglie a rischio povertà e simile a quella delle famiglie abbienti. A differenza di queste ultime, però, la velocità di recupero è stata più limitata. "Nel complesso, il ceto medio evidenzia una maggiore esposizione alle fasi di rallentamento dell’economia", spiega Istat.
Una famiglia del ceto medio su tre è composta da una coppia con figli
Secondo i dati relativi allo scorso anno, una famiglia su tre appartenente al ceto medio è costituita da una coppia con figli. All'interno di questa fascia della popolazione, 8 famiglie su 10 vivono in una casa di proprietà, un numero decisamente più alto rispetto alla fascia a basso reddito (meno di 6 famiglie su 10) ma inferiore se confrontato con quello delle famiglie ad alto reddito (più di 9 su 10).
Dal punto di vista culturale, invece, il capofamiglia di un nucleo su tre del ceto medio è diplomato, mentre uno su cinque è laureato. Un dato più alto rispetto alla media nazionale che però rimane distante da quello delle famiglie ambienti, dove un capofamiglia su due ha conseguito un titolo di laurea. Questo profilo educativo del ceto medio si riflette sulle condizioni di lavoro. Quattro capifamiglia su dieci ricoprono una professione lavorativa qualificata, contro il 16,6% dei responsabili delle famiglie a basso reddito.