video suggerito
video suggerito

La legge sul fine vita arriva in aula, ma è quasi certo che sarà bocciata: è scontro tra FI e gli alleati

La conferenza dei capigruppo in Senato ha deciso che il prossimo 3 giugno approderà in aula la discussione sul fine vita. Forza Italia ha aperto al confronto con le opposizioni sul tema, mentre FdI e Lega chiudono la porta. E dietro l’accelerazione dei tempi per il voto, dopo mesi di stallo, sembra esserci la volontà di far saltare il banco.
A cura di Marco Billeci
0 CONDIVISIONI
Immagine

Accelerare l'iter della legge sul fine vita. Ma accelerarlo a tal punto, da mandare il testo a schiantarsi e togliere il tema dall'agenda politica. Sembra questa la tattica scelta al Senato da Fratelli d'Italia e Lega, con l'obiettivo di troncare sul nascere il tentativo di Forza Italia di aprire un dialogo con le opposizioni sulla materia.  Un'apertura al confronto, quella dei forzisti, fatta in nome della vera o presunta ‘svolta liberale' del partito, invocata da Marina Berlusconi. E guardata con sospetto dagli alleati di governo, in un periodo nel quale nei corridoi di palazzo si parla e straparla di possibili scenari da grande coalizione, post elezioni politiche.

Martedì 12 maggio, al termine della riunione dei capigruppo, la presidente dei senatori forzisti Stefania Craxi esultava per la decisione – votata all'unanimità  – di portare finalmente in aula il 3 giugno prossimo, dopo mesi di stallo, la legge sul fine vita. "È un atto di civiltà che la politica metta mano a una legge, che speriamo di poter condividere anche con l’opposizione" diceva Craxi, parlando della calendarizzazione della discussione come di una "vittoria per Forza Italia".

Ventiquattro ore dopo, però, i toni sono decisamente cambiati, tanto che La Stampa e Il Fatto Quotidiano riportano la cronaca di un accesa discussione tra la stessa Craxi e i colleghi leghisti, in una sala di palazzo Madama, poco prima dell'arrivo di Meloni in aula per il premier time. Cosa è successo nel frattempo? È successo che i partiti della maggioranza hanno scoperto (o hanno finto di scoprire) di essere sì d'accordo sull'idea di portare il disegno di legge sul fine vita presto al voto in aula, ma di non concordare su quale testo portarci.

I due disegni di legge fermi in Commissione

Sì perché in realtà in Commissione Affari Sociali del Senato ci sono due testi che languono da mesi, senza essere stati esaminati. Il primo è il ddl Bazoli presentato dal Pd, già approvato dalla Camera la scorsa legislatura, ma avversato da tutti i partiti di governo, Forza Italia compresa, perché considerato troppo permissivo. A luglio 2025 allora la maggioranza ha depositato un proprio progetto di legge, a prima firma dei senatori Zanettin (FI) e Zurlo (Fdi).

Un testo che introduce una causa di non punibiltà per chi aiuta una persona a morire, ma fissando paletti molto rigidi, che secondo le opposizioni e le associazioni restringono notevolmente il campo di applicazione, rispetto ai confini fissati dalla Consulta con la nota sentenza del 2019 sul caso Cappato/Dj Fabo. La strategia di Forza Italia prevedeva di ripartire dal testo della maggioranza e provare a modificarlo in modo da convincere tutte o parte delle opposizioni a votarlo. Ad esempio, presentando un emendamento che apra al sostegno nel trattamento di fine vita del servizio sanitario nazionale, ora escluso dalla proposta di maggioranza.

Lo scontro nella maggioranza

Il tentativo di trovare un punto di equilibrio sarebbe molto difficile, ma quantomeno permetterebbe a Forza Italia di accreditarsi come partito ‘aperto' sui temi dei diritti civili, così come auspicato più volte da Marina Berlusconi. Gli alleati di governo però hanno idee diverse. Intanto sostengono che sia impossibile arrivare a una sintesi con le opposizioni. "Mi sembra molto complicato trovare una soluzione", dice a Fanpage.it il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo. Così, il relatore del provvedimento per Forza Italia Pierantonio Zanettin deve ammettere: "noi siamo aperti al dialogo, altri sono molto più rigidi". Ma c'è di più, perché l'accusa dei forzisti agli altri partiti di maggioranza è di voler tagliare le gambe al confronto con le sinistre.

"Chiedete a Zaffini perché ha tenuto ferma la discussione in commissione da mesi", dicono a Fanpage fonti del partito di Antonio Tajani. Francesco Zaffini è il presidente della Commissione Affari Sociali del Senato, in quota Fratelli d'Italia. Quando gli giriamo la critica, si difende spiegando che fino ad adesso ha avuto le mani legate, perché doveva attendere i pareri della Commissione Bilancio sui testi. Ora la situazione si sblocca ma, dice l'esponente di Fdi, "da qui al 3 giugno riusciremo a convocare al massimo una o due sedute dedicate al disegno di legge", che va esaminato congiuntamente dalle Commissioni Affari Sociali e Giustizia.

Un numero di riunioni troppo breve per concludere l'esame del testo e dei circa 150 emendamenti già presentati, figuriamoci per riaprire la discussione, alla ricerca di una mediazione con le opposizioni. Zaffini sostiene comunque che "se Forza Italia vuole presentare una proposta di modifica sul ruolo del Sistema Sanitario Nazionale, può farlo con un emendamento dei relatori". Il punto però è che qualora – come previsto da Fratelli d'Italia – non si dovesse arrivare a chiudere l'esame del testo della maggioranza entro la data fissata  del 3 giugno, in aula approderebbe invece il disegno di legge Bazoli, quello delle opposizioni.

"Se ci avessero dato tempo fino ad esempio al 20 giugno forse ce l'avremmo fatta, ma così è impossibile", dice il presidente della Commissione Affari Sociali Zaffini a Fanpage. Insomma, il paradosso sarebbe che dopo mesi di stallo, ora la troppa fretta di arrivare in aula farebbe saltare il banco. Secondo altre voci raccolte in Senato invece la ‘melina' di Fratelli d'Italia (e della Lega) risponderebbe a una precisa strategia politica: spedire in aula il ddl Bazoli, così da mettere Forza Italia con le spalle al muro, costringendola a rientrare nei ranghi della maggioranza e votare contro la proposta delle opposizioni.

Si vedrà poi cosa succederà davvero quando giungerà il giorno della conta nell'aula. E si vedrà se – qualora come probabile il ddl delle opposizioni venga bocciato -, la maggioranza avrà la volontà di rilanciare la discussione sul proprio testo. La sensazione è che si sia soprattutto davanti a un gioco di posizionamenti in chiave elettorale, con vista sulle prossime elezioni politiche. Mentre ormai sette anni dopo la storica sentenza della Consulta, sul fine vita rimane ancora un vuoto normativo, che la politica non riesce o non vuole riempire.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views