Draghi: “Troppo poche le donne che scelgono materie STEM, investiamo 1 mld per arrivare al 35%”

Il presidente del Consiglio Mario Draghi è in visita ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, insieme al premio Nobel Giorgio Parisi. "È stata per me una grande emozione visitare i laboratori sotterranei e osservare da vicino gli esperimenti che vi rendono un punto di riferimento per la comunità scientifica mondiale. Quest’anno ricorre il 35esimo anniversario dall’inizio delle attività dei Laboratori del Gran Sasso – prova della lungimiranza degli investimenti in centri di ricerca e infrastrutture scientifiche.La loro realizzazione, su iniziativa dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha permesso all’Italia di affermarsi nella fisica delle particelle elementari negli anni in cui emergeva questo campo", ha detto Draghi nel suo doscorso.
Proprio pochi giorni fa è stata celebrata la Giornata internazionale delle donne nella scienza, che è stata anche l'occasione per ricordare quanto nel nostro Paese il divario di genere sia accentuata dalla scarsa presenza di laureate nelle materie STEM: solo il 16,5% delle ragazze è specializzato nelle discipline scientifiche, contro il 37% dei laureati maschi. Il governo si impegna a intervenire per invertire questa tendenza.
"Realizzare il pieno potenziale della ricerca vuol dire puntare su chi è stato spesso ai margini di questo mondo: le donne – ha detto il presidente del Consiglio – Per troppo tempo le posizioni di vertice nella ricerca scientifica sono state appannaggio degli uomini.Oggi sono molte di più le ricercatrici italiane che si affermano ai massimi livelli. Penso a Lucia Votàno – che è qui con noi – la prima donna a dirigere i Laboratori del Gran Sasso.E a Fabìola Gianotti, direttrice del CERN e coordinatrice del progetto che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs.Un numero sempre maggiore di scienziate guida progetti che spingono in avanti le frontiere della ricerca. Questi Laboratori, dove otto su 14 responsabili di progetto sono donne, costituiscono un esempio per tutti".
"Sono però ancora troppo poche le ragazze che scelgono studi scientifici – ha ricordato il premier – Tra le giovani immatricolate nelle università italiane, solo una su cinque sceglie le cosiddette materie “STEM” – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – la metà circa degli uomini.Si tratta di diseguaglianze che partono da lontano, addirittura dall’infanzia. Lo ha ricordato nel 2010 un’altra grande scienziata, Margherita Hack, parlando dell’importanza di aver avuto genitori che non le avevano trasmesso comportamenti legati a stereotipi di genere".
Quali sono dunque le possibili soluzioni? "Per promuovere la partecipazione femminile al mondo delle scienze e della tecnologia dobbiamo intervenire lungo tutto l’arco dell’istruzione, dalla scuola all’università. Investiamo oltre un miliardo di euro per potenziare l’insegnamento delle materie STEM, anche con l’obiettivo di superare gli stereotipi di genere. Come previsto dalla Strategia nazionale per la parità di genere, puntiamo a portare la percentuale di studentesse in discipline STEM almeno al 35% degli iscritti. Di questo tema si è discusso nella scorsa settimana, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza. Questo dibattito deve portare al più presto a risultati concreti".
Per il governo la ricerca deve essere messa al centro
"La ricerca deve essere al centro della crescita dell’Italia.Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza investiamo oltre 30 miliardi in istruzione e ricerca.Finanziamo fino a 30 progetti per infrastrutture innovative di rilevanza europea. Nei prossimi 4 anni, destiniamo 6,9 miliardi di euro alla ricerca di base e applicata", ha sottolineato Draghi.
"A dicembre abbiamo pubblicato bandi, che si sono chiusi questa settimana, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Finanzieranno cinque Centri Nazionali, gli Ecosistemi dell’Innovazione territoriali e le Infrastrutture di Ricerca e di Innovazione. Il nostro obiettivo è favorire il progresso scientifico e coinvolgere le nostre migliori competenze".
Il sostegno ai giovani ricercatori
"L'impegno del governo è partire dai giovani ricercatori. Il numero di nuovi dottori di ricerca in Italia è calato del 40% in circa 10 anni, tra il 2008 e il 2019, ed è oggi tra i più bassi dell'Ue. Per invertire questa tendenza raddoppiamo il numero delle borse in dottorato dalle attuali 8-9 mila l'anno a 20mila e ne aumentiamo anche gli importi", ha detto ancora Draghi. "Finanziamo – ha aggiunto – circa 2 mila nuovi progetti di giovani ricercatori su modello dei bandi europei e riformiamo i dottorati di ricerca per valorizzare il titolo anche al di fuori della carriera accademica per formare competenze di alto profilo nelle principali aree tecnologiche".