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Con la crisi aumenta il sommerso: 3,3 milioni di lavoratori in nero con paghe ridotte del 50%

Con la crisi economica è aumentato il lavoro in nero che riguarda 3,3 milioni di italiani. Per loro paghe ridotte del 50% rispetto ai lavoratori regolari. L’evasione tributaria e contributiva tocca quota 107,7 miliardi. Tutti i dati sul lavoro irregolare nel rapporto realizzato dal Censis per Confcooperative.
A cura di Stefano Rizzuti
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Gli anni della crisi economica che ha colpito il nostro paese hanno portato una conseguenza inaspettata, quantomeno per le sue dimensioni: l’aumento del lavoro in nero. Sono infatti oltre 3,3 milioni i lavoratori “vessati” in tutti i settori produttivi del nostro Paese. A evidenziarlo è uno studio realizzato dal Censis per Confcooperative (Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro) dal quale emerge anche che il salario medio orario per chi lavora in nero scende da 16 a 8 euro. Inoltre, l’evasione tributaria e contributiva tocca quota 107,7 miliardi, “quattro volte la manovra approvata il mese scorso”, evidenzia lo studio.

I dati forniti da Censis e Confcooperative mostrano che nel periodo tra il 2012 e il 2015 l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, mentre quella irregolare è aumentata del 6,3%, portando così a oltre 3,3 milioni i lavoratori in nero. Le imprese che fanno ricorso al lavoro irregolare riducono il costo del lavoro di oltre il 50%, inducendo così a uscire dal mercato le aziende che operano legalmente. Inoltre, i lavoratori rimangono senza coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie per una evasione contributiva di 10,7 miliardi. Mentre 97 miliardi sono riconducibili all’evasione tributaria.

L’evasione relativa all’Iva sfiora i 36 miliardi di euro mentre quella da mancato gettito dell’Irpef è pari a 35 miliardi di euro. Invece, la sola Irap fa registrare una mancata contribuzione di 8,5 miliardi. Per i lavoratori dipendenti il mancato versamento dei contributi corrisponde a 2,5 miliardi mentre per il datore di lavoro è di 8,2 miliardi.

Per quanto riguarda gli stipendi, il settore in cui si trova un maggior divario tra retribuzione oraria regolare e retribuzione percepita da un irregolare è quello industriale, dove si passa dai 17,7 euro della prima agli 8,2 della seconda. Alta differenza anche nei servizi alle imprese, mentre molto più bassa nell’agricoltura (35%). Le regioni in cui si registra più lavoro irregolare sono Calabria e Campania, con il 9,9% e l’8,8%, seguite da Sicilia, Puglia, Sardegna e Molise.

I lavori con più sommerso sono quelli riguardanti l’impiego di personale domestico con un tasso di irregolarità che si avvicina al 60% e con un rilevante aumento rispetto al 2012. È alto anche il tasso di irregolari nel settore agricolo e nel terziario, ma con numeri ben diversi rispetto al personale domestico: in questi casi siamo di poco sopra al 20%.

Attraverso questo focus – afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – denunciamo ancora una volta e diciamo basta a chi ottiene vantaggio competitivo attraverso il taglio irregolare del costo del lavoro che vuol dire diritti negati e lavoratori sfruttati. Se le false cooperative sfruttano oltre 100.000 lavoratori, qui fotografiamo un’area grigia molto più ampia che interessa le tantissime false imprese di tutti settori produttivi che offrono lavoro irregolare e sommerso a oltre 3,3 milioni di persone”.

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