Era l’8 aprile quando il presidente del Consiglio, Mario Draghi, parlava per la prima volta concretamente di riaperture. Molto prima del nuovo decreto Covid, approvato in Consiglio dei ministri. Draghi non solo sottolineava l’importanza di iniziare a riaprire molte attività, ma lo faceva sostenendo che uno dei criteri da tenere in considerazione per capire quali Regioni potessero riaprire e quali no dovesse essere quello delle vaccinazioni alla fasce d’età e alle categorie più a rischio. L’andamento delle vaccinazioni nelle classi a rischio è “un altro parametro che si aggiungerà sicuramente nella decisione sulle riaperture”, prometteva in conferenza stampa il presidente del Consiglio. Ribadendo più volte il concetto: “Per le Regioni che sono molto avanti con i vulnerabili, con gli over 70, 75, 80 e i fragili è chiaro che in quel caso sarà più semplice riaprire”. Fino ad annunciare che era allo studio, con gli altri ministri, una modalità per “inserire le vaccinazioni delle categorie a rischio tra i parametri che si usano per autorizzare le riaperture”. Ma che fine ha fatto il criterio delle vaccinazioni per stabilire le riaperture? Nel decreto Covid non si fa riferimento ad alcuna novità di questo genere, ma intanto da lunedì 26 aprile almeno mezza Italia potrebbe tornare in zona gialla, con le conseguenti riaperture di bar, ristoranti, musei, cinema, teatri e tante altre attività. E potrebbero riaprire anche Regioni che sulle vaccinazioni delle categorie più esposte mostrano ancora difficoltà e ritardi.

Draghi aveva annunciato vaccinazioni tra criteri riaperture

Draghi partiva da una premessa: la disponibilità di vaccini avrebbe consentito di vaccinare tutti gli over 80 e buona parte degli over 70 “in tutte le Regioni”. “Quanto più celermente proseguono le vaccinazioni tanto più celermente si potrà tornare a riaprire”, era il ragionamento del presidente del Consiglio. E le riaperture, stando al suo annuncio in conferenza stampa, non dovevano dipendere solamente dall’andamento dei contagi ma anche da quello delle “vaccinazioni nelle classi a rischio: è un altro parametro che si aggiungerà sicuramente nella decisione sulle riaperture”.

D’altronde, spiegava ancora il presidente del Consiglio, “vaccinare le persone delle fasce più a rischio è non solo un dovere ma anche interesse delle Regioni perché possono riaprire in sicurezza la loro economia più presto”. Nessun dubbio, quindi, sulla volontà di considerare anche le vaccinazioni delle categorie più fragili per riaprire. Tanto che, sempre in conferenza stampa, Draghi aggiungeva: “Vedremo con gli altri ministri come inserire le vaccinazioni delle categorie a rischio tra i parametri che si usano per autorizzare le riaperture”. Nonostante Draghi abbia ribadito questo concetto più volte, però, nel nuovo decreto Covid non ci sono riferimenti ai parametri per le vaccinazioni, né sembrano essercene in altre ordinanze o provvedimenti. E così il passaggio delle Regioni in zona gialla che avverrà lunedì 26 aprile probabilmente non terrà conto del criterio delle vaccinazioni degli over 80, 70 e dei soggetti fragili.

I dati sulle vaccinazioni agli over 70 e 80

Il ritorno in zona gialla per molte Regioni potrebbe avvenire già dalla prossima settimana. Ma, presumibilmente, senza tenere conto dei dati sui vaccini somministrati alle categorie più vulnerabili. Le ultime cifre ufficiali comprendenti tutte le Regioni sono quelle fornite da Palazzo Chigi la scorsa settimana, con numeri aggiornati al 16 aprile. Per quanto riguarda la categoria degli over 80, in Italia è stata somministrata almeno la prima dose al 76,09% di questa fascia di popolazione. Andando a guardare i dati delle singole Regioni, alcune di quelle che hanno criteri da zona gialla (e potrebbero quindi riaprire dal 26 aprile) sono ben al di sotto di questa media nazionale: Abruzzo 65,82%, Friuli-Venezia Giulia 70,23%, Liguria 65,89%, Molise 74,50%, Umbria 70,83%. Poi ci sono anche altre Regioni con dati peggiori, ma che al momento non dovrebbero passare in zona gialla, come nel caso di Calabria, Sicilia e Sardegna.

Tra gli over 80 che hanno ricevuto la seconda dose, invece, la media è del 45,19% a livello nazionale. In questo caso le situazioni critiche in quanto più distanti dalla percentuale nazionale sono di meno, ma si aggiunge alla lista delle Regioni in difficoltà anche la Toscana, che aveva somministrato al 16 aprile la seconda dose solamente al 31,35% dei suoi over 80. Altro dato è quello degli over 70: a livello nazionale ha ricevuto la prima dose il 30,14% di loro, ma alcune Regioni che aspirano alla zona gialla da lunedì hanno dati al di sotto di questo valore: è sicuramente il caso dell’Abruzzo, al 22,57%, ma ancor di più della Basilicata (solamente al 7,38%) e della Lombardia, che al 16 aprile aveva vaccinato solo il 15,98% dei residenti tra i 70 e i 79 anni. Il dato sulle seconde dosi per gli over 70, invece, è nettamente più basso a livello nazionale e quindi è meno attendibile.