Il vaccino Covid continua a proteggere da infarto, ictus e altri eventi cardiovascolari gravi: lo studio USA

Anche se la fase critica della pandemia di COVID-19 si è conclusa da diversi anni, il coronavirus SARS-CoV-2 continua a circolare diffusamente e a mietere vittime tra i soggetti fragili e gli anziani. Proprio per questo il vaccino anti Covid resta fortemente raccomandato per determinate fasce della popolazione, alle quali viene spesso inoculato – nella formulazione più aggiornata – assieme al vaccino contro l'influenza. Un nuovo studio ha dimostrato che questa è la scelta più saggia, perché anche se siamo innanzi a varianti del patogeno meno aggressive – rispetto alla fase iniziale della pandemia – e la popolazione ha un’immunità molto più ampia (per vaccinazione, infezioni pregresse ed esposizione al virus), il vaccino anti Covid continua a salvare vite ancora oggi. Nello specifico, il nuovo studio ha determinato che proteggersi col vaccino anti Covid riduce il rischio di sviluppare gravi eventi cardiovascolari (MACE, acronimo di major adverse cardiovascular event) come infarto del miocardio, morte cardiovascolare, ictus e ricovero per insufficienza cardiaca associati alla COVID-19, la malattia provocata dal patogeno pandemico. È noto da tempo che l'infezione può sfociare anche in questi eventi, seppur rari. La riduzione complessiva del rischio di MACE emersa dallo studio è stata del 37,7 percento, ma arriva fino al 50 percento negli individui anziani (+75 anni) e tra i fragili con comorbilità, che sono quelli più esposti ai rischi in caso di infezione.
A determinare che il vaccino anti Covid riduce il rischio di gravi malattie cardiovascolari associate all'infezione del coronavirus SARS-CoV-2 è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Centro di epidemiologia clinica – Dipartimento degli affari dei veterani degli Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti la Veterans Research and Education Foundation di St. Louis, il Dipartimento di Chirurgia della Facoltà di Medicina dell'Università di Washington e l'Istituto di Sanità Pubblica della Washington University di St. Louis. I ricercatori, coordinati dai professori Miao Cai e Ziyad Al-Aly, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di coorte sui dati clinici di oltre 1 milione di veterani degli Stati Uniti. I partecipanti avevano un'età media di 70,1 anni e per il 91,8 percento si trattava di uomini. Tra il 3 settembre 2024 e il 31 dicembre 2024, per affrontare la stagione fredda 2024-2025, i veterani sono stati sottoposti a vaccinazioni: tra il milione di partecipanti che avevano ricevuto il vaccino contro l'influenza, in circa 350 mila hanno ricevuto assieme anche il vaccino contro la COVID-19, mentre in poco più di 690.000 non lo hanno ricevuto.
I ricercatori hanno incrociato i dati delle vaccinazioni e dei casi di Covid con l'incidenza degli eventi cardiovascolari gravi negli 8 mesi seguenti, facendo emergere l'efficacia protettiva del vaccino. Come indicato, nei veterani vaccinati contro il coronavirus SARS-CoV-2 è stata osservata una riduzione del rischio dei (rari) casi di MACE del 37,7 percento, che è salita a oltre il 50 percento (rischio dimezzato) per chi aveva più di 75 anni e/o comorbidità (cioè altre patologie sottostanti). Negli individui come meno di 65 anni non è stata osservata un'efficacia del vaccino statisticamente significativa contro infarto, ictus e altri MACE, perché è una fascia di popolazione più protetta in generale e perché comunque questi esiti avversi sono rari nelle persone con COVID-19. Non a caso si parla di riduzioni di 2-5 casi ogni 10.000 persone.
È interessante notare che se si prendono in esame tutti gli eventi cardiovascolari rilevati nella coorte da 1 milione di persone (non solo quelli associati all'infezione), è stata osservata una riduzione di 23,7 eventi ogni 10.000 persone. Secondo gli autori dello studio questo dato è legato al fatto che il vaccino anti Covid protegge anche le persone con infezioni non diagnosticate. In parole semplici, molte infezioni non rilevate contribuiscono comunque al rischio cardiovascolare, ma il vaccino è in grado di ridurre anche questo rischio “nascosto”.
È stato dimostrato da vari studi – compreso uno italiano – che i vaccini anti Covid hanno salvato un numero enorme di vite e ci hanno permesso di uscire piuttosto rapidamente dalla fase acuta della pandemia, che ad oggi ha ucciso ufficialmente circa 7 milioni di persone, ma gli epidemiologi stimano che ci sia un numero enorme di decessi non rilevati e associati alla COVID-19. Un numero più realistico sarebbe compreso tra i 18 e addirittura i 30 milioni di morti. I dettagli della ricerca “2024-2025 COVID-19 Vaccine and Major Adverse Cardiovascular Events Among US Veterans” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA Internal Medicine.