Se quest’estate fa caldo, la prossima potrà essere anche peggio: le previsioni 2027 con il Super El Niño
Esiste già la pagina su Wikipedia: 2026 European heatwaves, Le ondate di calore in Europa del 2026. Gli studi e gli articoli di divulgazione sono ovunque. Il 30 aprile sul sito della Columbia University è apparso un articolo dal titolo Il 2026 è in pista per diventare l’anno più caldo. Ma anche senza dati, senza numeri e grafici, la percezione per chi vive nelle grandi città europee è chiara: un caldo così intenso e così lungo è molto difficile da ricordare. Se rimaniamo in Europa la stagione che si avvicina di più è stata l’estate del 2003, quando il continente è stato investito da un’altra ondata di caldo che ha attraversato diversi record. Secondo l’Office for Disaster Risk Reduction dell’Onu quell’anno le conseguenze peggiori erano state pagate dall’Italia: 20.000 vittime sopra i livelli normali di mortalità. Eppure tutto quello che stiamo vivendo in questa stagione potrebbe essere solo un’anteprima di cosa succederà nel 2027.
Ad anticiparlo è stato il geologo Mario Tozzi. In un’intervista pubblicata nelle ultime ore sul Corriere della Sera ha detto: “Da anni ogni estate ripeto che è la più calda di sempre, ma in futuro la ricorderemo come una delle più fresche e umide. E il 2027 potrebbe essere ancora più difficile per effetto di un possibile Super El Niño”. Facciamo un passo indietro. El Niño è un fenomeno climatico naturale che è strettamente collegato al riscaldamento delle acque superficiali nell'Oceano Pacifico Tropicale. È un fenomeno che di solito si forma vicino alle coste del Sud America. Come tanti fenomeni climatici, non è facile prevederlo in tutto il suo sviluppo e soprattutto non è uguale tutti gli anni. Quello che è certo è che la formazione di El Niño ha un impatto diretto sul clima globale e i dati registrati negli ultimi mesi sembrano tutti confermare una cosa: El Niño che si sta formando in questi giorni può diventare uno dei più forti mai registrati.
Una premessa. Il clima è un sistema complesso, nel quale agiscono migliaia di fattori. Nell’ultimo secolo la variazione della temperatura media globale è evidente. Secondo i dati del Global Climate Highlights 2025, il 2025 si è chiuso con una temperatura media globale di 14,97° C. Un dato più alto di +1,47° C se lo confrontiamo con le registrazioni del periodo preindustriale. In una fase storica in cui le temperature mediamente stanno diventando sempre più alte, un evento come El Niño potrebbe avere lo stesso effetto di gettare una tanica di benzina sulla steppa che brucia, rendendo ancora più complicato affrontare le prossime ondate di calore.
Cosa sta succedendo con El Niño: l’analisi dei dati
Le prime informazioni su El Niño erano arrivate a inizio giugno, quando la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti aveva stimato una probabilità del 63% che tra novembre 2026 e gennaio 2027 le temperature superficiali delle acque dove si forma El Niño potessero superare la media di 2° C. Per capire meglio come agisce questo fenomeno sul nostro clima riprendiamo una definizione che ci aveva lasciato in un’intervista Massimiliano Pasqui, climatologo del CNR: “È un meccanismo climatico completo che ha ripercussioni su scala planetaria. Un po' perché l'Oceano Pacifico è uno dei grandi centri di azione climatica della Terra, un po' perché è particolarmente rilevante nella scala dei meccanismi climatici che avvengono sul pianeta. El Niño è in realtà una delle fasi di un fenomeno che nel suo complesso prende il nome di ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation”. Vi lasciamo anche la pagina del NOAA dedicata alla spiegazione di questi fenomeni.
La conferma è arrivata a fine luglio, quando i modelli climatici hanno definito meglio quello a cui stiamo andando incontro. Lo spiega la World Meteorological Organization, l’agenzia ONU che si occupa di promuovere la cooperazione internazionale su questi temi: “El Niño continuerà a intensificarsi costantemente, diventando un evento di forte intensità tra agosto e ottobre 2026. Le previsioni multi-modello indicano che le anomalie della temperatura superficiale del mare, calcolate sulla base della media stagionale, dovrebbero superare i 2,9 °C nelle principali regioni monitorate”.
L’anno con la temperatura media globale più alta di sempre è stato il 2024, quando questo dato ha superato di 1,55° C i livelli medi del periodo pre-industriale. Se il 2026 è avviato per battere questo record, viste le mobilitazioni di questo Super El Niño nel 2027 le previsioni sono ancora più alte: potremmo arrivare a 1,7° C in più rispetto alla media dell’epoca preindustriale. Gli effetti sono noti e variano a seconda della regione geografica di provenienza. Possono tradursi in ondate di calore, alluvioni e siccità. Come già stiamo vedendo adesso.