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Cambiamenti climatici

La NOAA conferma: “El Niño si è formato, 63% di probabilità che diventi molto forte”. I rischi del fenomeno Super

La NOAA ha confermato che il fenomeno climatico di El Niño è in corso. Gli esperti aggiungono che c’è il 63% di probabilità che possa diventare “molto forte”, il cosiddetto Super El Niño. I possibili impatti secondo i climatologi.
L’aumento significativo della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico tropicale indica l’innesco di El Niño Credit: NOAA Satellites
L’aumento significativo della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico tropicale indica l’innesco di El Niño Credit: NOAA Satellites
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Dopo settimane di indiscrezioni, è infine arrivata la conferma: El Niño, la fase calda dell'oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), si è ufficialmente formato sull'Oceano Pacifico tropicale. E potrebbe non essere un semplice El Niño, ma uno “molto forte”. Ad annunciarlo con un comunicato stampa il Servizio Meteorologico Nazionale della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'autorevole agenzia federale degli Stati Uniti che si occupa di clima, atmosfera, meteo spaziale e studi sugli oceani. Secondo quanto indicato dagli esperti, c'è una probabilità del 63 percento che, tra novembre 2026 e gennaio 2027, le temperature superficiali delle acque del Pacifico equatoriale centrale e orientale possano superare di 2 °C la media di riferimento. Con questo scenario saremmo innanzi a un El Niño che gli scienziati definiscono “molto forte”, il “Super El Niño” di cui si è parlato molto sulla stampa negli ultimi giorni.

Ma cos'è esattamente El Niño? Come aveva spiegato a Fanpage.it il dottor Massimiliano Pasqui, climatologo presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), si tratta di un “meccanismo climatico che interessa l'Oceano Pacifico, ma anche l'atmosfera”. “È un meccanismo climatico completo – ha proseguito l'esperto – che ha ripercussioni su scala planetaria. Un po' perché l'Oceano Pacifico è uno dei grandi centri di azione climatica della Terra, un po' perché è particolarmente rilevante nella scala dei meccanismi climatici che avvengono sul pianeta. El Niño è in realtà una delle fasi di un fenomeno che nel suo complesso prende il nome di ENSO, acronimo di El Niño-Southern Oscillation.” Delle varie fasi di ENSO, El Niño è la più calda e può avere più gradi di intensità. La NOAA dichiara formalmente la generazione di El Niño – un parola spagnola che significa letteralmente “Il Ragazzino”) quando le temperature nell'Oceano Pacifico equatoriale superano la media di 0,5 °C. Non basta una volta: ciò deve accadere per diversi mesi consecutivi.

I dati mostrano che c’è una probabilità del 63% che probabilità che El Niño diventi molto forte alla fine dell’anno (63% NDJ). Credit: NOAA
I dati mostrano che c’è una probabilità del 63% che probabilità che El Niño diventi molto forte alla fine dell’anno (63% NDJ). Credit: NOAA

Il fenomeno climatico di El Niño, ciclico e che in base ai dati NOAA ed ECMWF si verifica ogni 2-7 anni (3-5 anni la media), può avere degli impatti molto variabili, tuttavia, come avevamo spiegato in questo articolo, determina delle condizioni più frequenti e ricorrenti. Fra esse figurano siccità più elevata in Africa meridionale, Australia, Indonesia e Africa meridionale; monsoni più deboli in India; e maggior rischio di precipitazioni estreme, frane e inondazioni nel continente americano. Per l'Italia e l'Europa possiamo attenderci un inverno più mite, ma anche un maggiore impatto delle perturbazioni atlantiche (come gli uragani) e un'estate seguente più calda, anche se non sempre ciò si verifica. Possono verificarsi anche crollo degli stock ittici (soprattutto lungo la costa dell'America meridionale), fenomeni estremi di sbiancamento dei coralli per le acque troppo calde e migrazioni anomale di diverse specie di animali, non solo marine, ma anche terrestri. Per quanto concerne l'agricoltura, possono verificarsi perdite di raccolti in India e Australia ma anche aumenti della resa in Sud America.

Come sottolineato dal dottor Pasqui, siamo innanzi a un meccanismo che ha ripercussioni su scala planetaria, ciò significa che El Niño è in grado di modificare l’intero sistema atmosferico terrestre. Poiché il fenomeno riduce l’assorbimento di calore negli oceani e aumenta il rilascio di calore nell’atmosfera, ne conseguono temperature più alte. Non c'è da stupirsi che gli anni più caldi della storia, come il 2016 e 2023-24, si siano verificati in corrispondenza di fasi particolarmente intense di El Niño, come quello che potrebbe attenderci nei prossimi mesi.

L'impatto massimo, secondo gli esperti, dovremmo aspettarcelo tra l'autunno e l'inverno di quest'anno, quando appunto le probabilità di Super El Niño balzeranno al 63 percento. Nei giorni scorsi il Segretario generale delle Nazioni Unite (ONU) António Guterres aveva dichiarato che il mondo “deve considerare El Niño per quello che è: un urgente allarme climatico che aggraverà gli effetti del riscaldamento globale”, aggiungendo che gli impatti saranno ancora più forti, estendendosi a nuove aree e propagandosi oltre i confini “con una rapidità devastante”.

Al netto del fenomeno in sé, che si caratterizza per un aumento generale delle temperature, ciò che preoccupa gli esperti è proprio l'impatto di El Niño (un fenomeno naturale ciclico) in un contesto di crisi climatica sempre più grave, tra ondate di calore anomale – come quella che abbiamo recentemente vissuto a maggio – fenomeni atmosferici sempre più estremi e frequenti, e un significativo innalzamento del livello del mare. A tutto questo vanno aggiunti siccità, perdita della biodiversità, crollo dei raccolti e migrazioni di massa da territori divenuti ormai aridi e inospitali, in alcuni casi persino incompatibili con la sopravvivenza umana (e di molte altre specie). Sono tutti effetti esacerbati dal riscaldamento globale, catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti legati alle attività umane. I fenomeni di El Niño più intensi possono avere una durata di 18 mesi, con impatti diversificati su più stagioni.

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