Temporali e grandine dopo il caldo, Betti (CNR): “Attenzione al colore verdastro, è il segnale”

Prima il caldo soffocante, poi il cielo che si oscura, il vento che aumenta di intensità e la grandine che cade devastante: sono le scene che stanno segnando l’estate di diverse zone d’Italia, dove in pochi minuti un temporale si trasforma in un fenomeno estremo. Ma il cielo può avvisarci prima che accada? E se sì, quali sono i segnali a cui fare attenzione? Ne abbiamo parlato con il meteorologo del CNR Giulio Betti, che ci ha spiegato quali nubi osservare e cosa ci dicono dei temporali in arrivo. “Le nubi a mensola?” gli chiediamo subito, ma la sua risposta è netta. “Quelle ci sono quasi sempre nei temporali, non bastano per capire se arriverà una grandinata”.
Allora cosa dovremmo guardare?
Quando ci troviamo davanti a un temporale, possiamo osservare la base delle precipitazioni: se la zona dove piove tende a un colore verdastro, o bianco-verdastro, significa che all’interno della nube è presente molta grandine. Quelle tonalità verdastre, dovute alla dispersione della luce attraverso il ghiaccio, indicano che nella precipitazione i chicchi di grandine prevalgono sulle gocce di pioggia, oppure che i chicchi di ghiaccio sono presenti in grandi quantità.
Altri indizi dell’intensità di un temporale sono una nube più scura e uno sviluppo verso l’alto più marcato, anche se tutti questi elementi, quando osservati dal basso, possono darci davvero solo un’idea del fenomeno. Dall’alto, invece, si ha più contezza.
Cosa intende?
Valutazioni più affidabili richiedono osservazioni dall’alto, ad esempio attraverso i satelliti. Nelle immagini satellitari, tra l’altro, quando una nube presenta una sorta di piccola cupola sulla sommità, chiamata overshooting top, significa che quel temporale può produrre non solo grandine di grandi dimensioni, ma anche forti raffiche di vento.
Un altro strumento è il radar pluviometrico, che misura l’intensità delle precipitazioni: quando le immagini del radar virano dal rosso al viola significa che all’interno del temporale è presente grandine.
Negli ultimi giorni abbiamo visto grandinate con chicchi grossi come arance? Come è possibile?
La grandezza della grandine è direttamente proporzionale allo sviluppo verticale del temporale: più il temporale si sviluppa verso l’alto, più la grandine è grossa. Pensi che i temporali possono raggiungere quote altissime, arrivando anche fino a 10.000 metri d’altezza.
Perché questo avvenga, deve esserci una spinta di caldo estremamente potente nei bassi strati dell’atmosfera, in grado di sollevare il temporale verso l’alto: in pratica, le condizioni che in Italia stiamo avendo ormai da settimane.
Le infiltrazioni d’aria fredda degli ultimi giorni, intorno ai 5.000-6.000 metri, dove l’Anticiclone è un po’ più debole, hanno generato temporali che hanno raggiunto quote molto elevate. Qui l’acqua congela, creando piccoli chicchi di ghiaccio che vengono continuamente spinti dalle correnti ascensionali, diventando man mano più grandi. Ma anche quando erano ormai abbastanza pesanti da cadere per effetto della gravità, le correnti sono state talmente forti da riportarli nuovamente in quota.
Queste ripetute risalite hanno favorito l’aggregazione di ulteriore ghiaccio attorno ai chicchi, diventati sempre più grandi, fino a quando il loro peso ha finalmente superato la forza delle correnti, cadendo al suolo come grandine di grandi dimensioni.
Nelle ultime ore si è parlato molto anche di supercella, cos’è?
La supercella è un tipo di temporale caratterizzato da una rotazione interna. Questo significa che all’interno di un temporale c’è un piccolo vortice che può generale fenomeni estremi, come grandinate, piogge torrenziali, ma anche trombe d’aria.
Tutti fenomeni che rischiano di essere aggravati dal caldo?
Sì, perché i temporali, soprattutto quelli estivi, vivono di caldo e di umidità. E con più calore e più umidità nell’atmosfera, hanno uno sviluppo verticale maggiore, il che li rende inevitabilmente molto più intensi.
Su un pianeta che si sta scaldando da un secolo e mezzo, e con il Mediterraneo e l’Europa che sono hot spot del riscaldamento globale, tutto questo eccesso di calore diventa carburante per i temporali estivi, trasformandoli in fenomeni sempre più estremi.