Il meteorologo Brescia: “Da Bad Bunny a Milano temporale estremo in un’ora. Concerti estivi? Sempre più a rischio”

Mezz'ora dopo l'inizio del secondo concerto di Bad Bunny all'Ippodromo La Maura di Milano, una tempesta si è abbattuta sulla città costringendo gli organizzatori a interrompere il concerto. Da quel momento 80 mila persone sono state costrette a defluire verso le uscite mentre lampi, fulmini, pioggia e grandine si abbattevano su di loro. Una situazione estrema, una supercella (ovvero una tipologia di temporale violento) formatasi in 45-60 minuti e non prevedibile in anticipo, come spiega a Fanpage il meteorologo Federico Brescia, che spiega, però, come i fenomeni estremi avevano già colpito la città anche nei giorni precedenti. Nelle settimane scorse, sono stati vari i concerti e i festival cancellati, in tutta Europa, a causa del cattivo tempo o delle ondate di calore, fenomeni sempre più frequenti, ci spiega Brescia che sottolinea come l'estate porta con sé più energia e quindi tempeste più violente e imprevedibili.
In queste settimane sono tanti i festival, non solo in Italia ma in tutta Europa, cancellati a causa di condizioni avverse. Siamo in linea con gli anni scorsi o è successo qualcosa di straordinario?
Diciamo che questi temporali così violenti in questo periodo sono all'ordine del giorno, proprio perché c'è molto calore e quindi tanta energia nell'atmosfera. Non è che quest'anno ci siano eventi del tutto eccezionali in sé. Semplicemente, il caldo è iniziato prima: già a fine maggio avevamo temperature molto elevate. Essendoci calore a disposizione già da prima, questi temporali – che di solito si vedono più verso agosto – hanno iniziato a manifestarsi con violenza già a metà luglio. È come se fossimo avanti con la stagione: è bastato un refolo d'aria più fresca ed è scoppiato di tutto. Nel complesso l'estate è un periodo a forte rischio.
Sembra paradossale ma non lo è, insomma…
Sì, perché più fa caldo, più c'è energia per i temporali e più questi saranno violenti. Fare dei concerti in ambienti dove non c'è un punto di riparo – com'è successo all'Ippodromo la Maura a Milano – è rischiosissimo. Paradossalmente è meno rischioso organizzarli a gennaio che a luglio o agosto: se d'estate ti colpisce una supercella, come l'altra sera, cadono chicchi di grandine che ti feriscono; a gennaio al massimo ti prendi la pioggia. Sembra sempre che l'estate sia la stagione migliore per i grandi eventi all'aperto, ma in realtà il rischio aumenta.
Quindi leggiamo titoli a livello internazionale in cui si dice che il cambiamento climatico minaccia concerti e grandi eventi. Non è un'esagerazione?
Il ruolo del cambiamento climatico è proprio quello di aumentare la probabilità di avere fenomeni sempre più forti ed estremi. Questo non significa che 30 o 40 anni fa questi temporali con la grandine non ci fossero. Più che la frequenza totale dei temporali, è aumentata la frequenza dei temporali estremi. Quelli grandinigeni ce li avevamo già tanti anni fa, con grandine anche di 5-6 cm di diametro.
Adesso cos'è cambiato, quindi?
Che magari la frequenza è la stessa, ma la grandine che cade è di 10-11 cm di diametro. Essendoci più calore c'è più energia, e di conseguenza i fenomeni sono più estremi.
Ma ad esempio, quello che è successo al concerto di Bad Bunny era prevedibile? E con quanto tempo di anticipo?
Il temporale si è formato a ovest di Milano appena un'ora prima. È stata una situazione complessa: non c'era un fronte strutturato che vedevi arrivare da lontano. Tuttavia, appena quel temporale si è formato si capiva subito che era violento, perché nel giro di 10-15 minuti ha iniziato a fulminare. Quando le celle si sviluppano così velocemente è perché c'è un'energia devastante. Lì bisognava essere sul pezzo e avvisare subito: con 80.000 persone all'aperto e un temporale diretto su Milano in tre quarti d'ora, non puoi lasciare la gente fermare lì. Molti pensavano: "Arriva un temporale, ci prenderemo un po' d'acqua". Ma questi non sono temporali normali. Oltre alla grandine c'era il rischio di raffiche di vento (downburst) a 100 km/h, tegole che volavano, gente che si riparava sotto gli alberi… Pericolosissimo.
Sarebbe stato comunque complesso far defluire 80.000 persone da lì in meno di un'ora…
Farli evacuare sul momento era complesso perché l'evento è stato improvviso. Però lo scenario generale sul Nord Italia era da eventi estremi già da uno o due giorni. In questi giorni il Nord Italia si trova proprio a metà tra la bolla subtropicale al Centro-Sud e le correnti più fresche a Nord. Essendo al limite tra due masse d'aria con una forte differenza termica, lo sviluppo anche improvviso di supercelle temporalesche era del tutto prevedibile, soprattutto dopo il caldo dei giorni precedenti. Bisognava guardare lo scenario generale, e in un quadro del genere te lo devi aspettare il temporale che si forma all'improvviso.

Se puoi sapere che un evento è così grave solo 45 minuti prima, quello che bisognerebbe fare per il futuro è creare delle aree più sicure?
La cosa principale che consiglierei è di togliersi dalla testa l'idea che l'estate sia una stagione fatta solo di bel tempo e condizioni sicure, in cui si può fare tutto tranquillamente all'aperto. È il contrario: l'estate ormai è sempre più calda, c'è sempre più energia in gioco e di conseguenza, non appena hai un leggero peggioramento o un po' di instabilità, puoi andare incontro a fenomeni atmosferici devastanti.
Quindi bisogna prepararsi prima.
Sì, se mi organizzi un grande concerto, me lo organizzi in uno stadio dove, se arriva il temporale, la gente può trovare un riparo. Non lo puoi fare all'Ippodromo, che tra l'altro è una conca: l'acqua si concentra tutta lì dentro ed è finito tutto allagato. Lì ne organizzano tanti di eventi: gli è andata male una volta, ma significa che fino ad oggi gli era andata bene altre chissà quante volte.
Abbiamo parlato solo di eventi temporaleschi, ma alcuni concerti sono stati cancellati anche per il caldo estremo.
Sì, perché la gente sta magari dalle sette di mattina fino alle otto di sera sotto il sole in una piazza ad aspettare l'artista, con temperature di 38 °C. Non se ne accorgono neanche, ma si surriscaldano e rischiano il colpo di calore. Magari non bevono perché sono agitati per il concerto, si aggiunge l'adrenalina, ci si sente soffocare in mezzo alla calca e ci si mette un attimo a stare male. Alla fine il problema principale di tutto è sempre il caldo: il caldo che fa venire i colpi di calore e il caldo che crea i fenomeni meteorologici estremi. È un cerchio che si chiude.
Bisogna ragionare in ottica di prevenzione: più acqua a disposizione, più zone d'ombra, più punti di riparo.
Bisogna capire che non abbiamo più l'estate mite di tanti anni fa, dove avevi temperature medie e il picco estivo da 35-36 °C durava due o tre giorni. Adesso ci sono città che non scendono sotto i 35 °C di massima per due mesi di fila. Bisogna abituarsi all'idea che l'estate comporta rischi sia per la salute sia per la fenomenologia meteo.
Credi che ci sia bisogno di educare anche la gente a questi eventi? Prima dicevi che si sono riparati sotto un albero…
Sì, purtroppo la gente non è ancora del tutto preparata. Ho visto ad esempio gli eventi sportivi negli Stati Uniti: lì, quando viene rilevato un fulmine a una determinata distanza, la partita o il concerto viene sospeso in automatico e il pubblico viene fatto accomodare negli spazi chiusi degli stadi. In America sono abituati a fenomeni molto più estremi dei nostri e sono più preparati: non si farebbero mai cogliere così d'improvviso. In Texas ci sono persino due o tre stadi completamente chiusi e climatizzati, perché tra tornado, uragani, grandinate e caldo devastante si sono adattati.
Da noi il clima, però, è diverso.
Da noi le persone, non essendo abituate a queste misure di tutela, la prendono sottogamba: "Vabbè, è solo un po' di pioggia". Quanto ai ragazzi che si sono messi sotto gli alberi, lì c'è stata una reazione d'istinto più che logica: mentre ti cadono addosso palline di grandine da 5-6 cm, cerchi d'istinto qualcosa che ti protegga. Lo sapevano anche loro che l'albero non era sicuro, ma avranno pensato che fosse meglio che prendersi dei sassi in testa.
Anche per quanto riguarda i grandi concerti in spazi aperti come Campovolo o le spiagge il discorso è simile?
Paradossalmente, i concerti sulle spiagge d'estate possono essere un po' più sicuri, perché a luglio il mare è più freddo della terraferma e tende a smorzare i temporali che scendono dai monti (fenomeno che poi si inverte da settembre in poi).
In conclusione possiamo dire che serve una riflessione più ampia sulla gestione del rischio meteo.
Io sono meteorologo e con la mia attività mi occupo proprio di assistenza meteo dedicata per eventi, stabilimenti e barche. Spesso gli organizzatori dicono: "Perché dovrei ingaggiare un meteorologo quando ho l'applicazione sul telefono?".
Ecco, perché?
Il punto è che l'app ti mostra un'iconcina con la pioggia, ma non ti dice se la cella evolverà in una grandinata devastante, né quale traiettoria precisa prenderà. Non c'è un esperto in tempo reale che ti dice: "Guardate, tra mezz'ora qui succede un disastro, bisogna evacuare".