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Clostridium difficile: trasmissione e sintomi spiegati dal prof. Lopalco. La percentuale di guarigione

Il professor Pierluigi Lopalco spiega sintomi e trasmissione del batterio Clostridium difficile, il patogeno probabilmente coinvolto nel caso del bambino morto in Calabria a causa di un’infezione. Quali sono le percentuali di guarigione.
Intervista a Prof. Pierluigi Lopalco
Illustrazione di batteri attaccati dagli antibiotici. Credit: iStock
Illustrazione di batteri attaccati dagli antibiotici. Credit: iStock

La sera di mercoledì 22 luglio 2026 un bambino di 18 mesi è morto presso l'ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro. Si sospetta che sia deceduto a causa di un'infezione provocata dal batterio Clostridium difficile (oggi formalmente conosciuto come Clostridioides difficile). Assieme al piccolo che ha perso la vita sono stati ricoverati altri quattro bambini, di cui tre già dimessi e uno ancora al nosocomio. In totale sarebbe stata coinvolta una dozzina di bimbi di un asilo nido di Tropea – la Family Baby School – tutti con i sintomi gastroenterici. Si ipotizza che il batterio, che è strettamente associato alle infezioni ospedaliere (ma non esclusivamente), possa essere stato portato dall'esterno da uno dei frequentatori dell'asilo, probabilmente dopo una visita in ospedale. Al momento si tratta solo di speculazioni, come la specie batterica coinvolta: saranno necessari i risultati delle analisi di laboratorio attualmente in corso per avere la conferma.

Come spiegato a Fanpage.it dal professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo e docente ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università del Salento, Clostridium difficileè uno di quei batteri che noi definiamo patogeni opportunisti, particolarmente grave se colpisce persone debilitate.” In un documento in PDF L'Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASU GI) specifica che il batterio può trovarsi nella normale flora batterica dell'apparato digerente: sono coinvolti fino al 65 percento dei bambini e fino al 3 percento degli adulti. Ma come indicato si tratta di un patogeno opportunista, che in determinati casi può innescare infezioni anche gravi, spesso dopo l'assunzione di antibiotici.

Un problema molto importante legato alla presenza di questo batterio sono le infezioni che si contraggono in ambiente ospedaliero”, evidenzia il professor Lopalco, affermando che quando viene identificata una persona infetta deve essere “identificata e isolata”. “Bisogna fare in modo che l'infezione non si diffonda all'interno dei reparti”, aggiunge l'esperto, alla luce della potenziale gravità dell'infezione. Il medico, inoltre, specifica che per un'epidemia di comunità fra bambini questo patogeno non è sicuramente la prima ipotesi che viene in mente, tuttavia in questo caso il batterio sarebbe stato portato nell'asilo dall'esterno. Si ipotizza che l'infezione possa essersi diffusa al momento del cambio dei pannolini.

Come si trasmette Clostridium difficile

Il professor Lopalco spiega che Clostridium difficile è un batterio “che si trasmette per via oro-fecale e che viene eliminato all'esterno attraverso le feci”. L'Istituto Humanitas evidenzia che è possibile infettarsi col batterio toccandosi la bocca, il naso, gli occhi e altre mucose con le mani contaminate dalle feci infette. A rendere l'infezione più probabile vi è il fatto che il batterio resiste per lunghi periodi su oggetti e superfici. Inoltre il cloro non è sufficiente per la disinfezione: non a caso il nido in cui si è verificato il contagio ha richiesto acqua ossigenata per sanificare i locali coinvolti.

Clostridium difficile fa parte di quel genere di batteri – cui appartengono anche il Clostridium del tetano e il Clostridium botulinum – che vengono definiti sporigeni, cioè che producono le spore”, sottolinea il professor Lopalco. “Le spore – aggiunge l'esperto – sono resistenti alla maggior parte dei disinfettanti. Per distruggere una spora c'è bisogno di mettere in pratica tecniche di autoclavaggio, per essere sicuri che il batterio venga eliminato. È una delle forme di resistenza ed è difficile da debellare. Quindi il disinfettante di scelta in questi casi è l'acqua ossigenata, proprio perché la presenza dell'ossigeno fa sì che la spora non proliferi.

Quali sono i sintomi e quanto dura l'infezione

Clostridium difficile provoca gastroenterite, soprattutto una enterite piuttosto grave che può assumere anche manifestazioni emorragiche, quindi un'enterite emorragica”, evidenzia il professor Lopalco, quindi diarrea con possibile sangue (con frequenza anche di 10 – 15 volte al giorno), nausea, vomito, dolori e crampi addominali. Tra gli altri sintomi e segni elencati dalla Mayo Clinic, una delle più importanti organizzazioni sanitarie degli Stati Uniti, figurano anche battito cardiaco accelerato (tachicardia), disidratazione, aumento dei globuli bianchi, insufficienza renale, pus nelle feci, calo ponderale (perdita di peso e altri). In genere, le infezioni durano dai 10 ai 14 giorni con trattamento antibiotico. La maggior parte delle persone guarisce dopo il primo ciclo di terapia, ma alcuni pazienti possono richiedere trattamenti prolungati; possono anche svilupparsi condizioni a lungo termine la sindrome dell'intestino irritabile e disturbi del sonno.

Quanto è pericoloso e quali sono i rischi

Il professor Lopalco sottolinea che ciò che più preoccupa dell'infezione da Clostridium difficile è il fatto che spesso “sviluppa anche resistenza agli antibiotici”, che in soggetti debilitati come anziani e bambini “può essere fatale.” Lo studio “The Global Burden of Clostridioides difficile Infections, 2016–2024: A Systematic Review and Meta-Analysis” ha analizzato i dati epidemiologici relativi a numerosi pazienti con infezione da Clostridium difficile provenienti da 24 Paesi di Nord America, Europa, regione Asia-Pacifico, America Latina e Medio Oriente. Nel complesso è stata riscontrata una mortalità dell'8,32 percento nei pazienti seguiti per 30 giorni e del 16,05 percento per quelli seguiti per un tempo non definito (le recidive sono frequenti anche mesi dopo la guarigione). La percentuale di guarigione dalle infezioni di questo batterio, pertanto, è superiore al 91 percento nell'arco di un mese e attorno all'84 percento con tempistiche indefinite.

Nel momento in cui si identifica un portatore di Clostridium difficile è fondamentale mettere in atto quelle chiamate procedure di isolamento da contatto, cioè bisogna evitare di entrare in contatto diretto con il paziente o con il soggetto portatore del batterio, proprio per evitare di diffonderlo nelle comunità”, evidenzia il professor Lopalco, alla luce della pericolosità e della capacità di diffusione del patogeno. Tra le complicazioni note figurano l'infiammazione e l'ingrossamento del colon, il cosiddetto “megacolon tossico” che può sfociare anche in una sepsi. Anche la disidratazione, se non correttamente contrastata, può essere letale.

Come si cura un'infezione da Clostridium difficile: la terapia

Gli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari indicano che il trattamento antibiotico si basa su vancomicina orale o fidaxomicina orale. L'American College of Gastroenterology raccomanda un ciclo di 10 giorni. Il trattamento è accompagnato dalla terapia di supporto basata principalmente sull'introduzione di liquidi e il riposo. Per la malattia grave è necessario il ricovero in ospedale. Per i pazienti che hanno frequenti recidive è stato dimostrato che il trapianto di microbiota fecale può aumentare le probabilità di risoluzione della condizione.

Gli altri batteri potenzialmente coinvolti nel caso del bambino morto in Calabria

Qualunque forma gastrointestinale in un bambino piccolo, se non viene adeguatamente trattata e viene sottovalutata, se non si procede a una corretta idratazione può sempre essere una patologia grave”, spiega a Fanpage.it il professor Lopalco. "Anche alcuni ceppi di Escherichia coli, quel batterio che noi abbiamo abbondantemente nel nostro intestino e che può essere causa di infezioni urinarie, producono tossine che danno dei quadri clinici di tipo dissenterico anche gravi." Il medico esclude il coinvolgimento di un batterio del genere Norovirus, spesso responsabile di significative epidemie. "È difficile che un Norovirus porti al decesso di un bambino sano. È più probabile che si tratti di un batterio più aggressivo", ha chiosato l'esperto.

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