In foto: i vice primi ministri, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
in foto: In foto: i vice primi ministri, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

È arrivato il giorno in cui il caso Siri verrà discusso in sede di Consiglio dei ministri. Il primo ministro Giuseppe Conte proporrà la revoca del sottosegretario leghista indagato per corruzione la cui vicenda ha diviso profondamente l'esecutivo. Le tensioni fra gli alleati di governo continuano ad essere alte. Se si dovesse arrivare ad un voto, la Lega potrà mettere a verbale la sua opposizione e la crisi fra Carroccio e Movimento 5 Stelle diventerebbe ancora più aspra. Anche se difficilmente il governo cadrà per questo, una conta sarebbe comunque indice di crisi.

In ogni caso, si tratterebbe di una pratica puramente simbolica, in quanto il Cdm non può decidere direttamente sul destino del sottosegretario, non avendo in merito potere vincolante. Secondo la legge, è il presidente del Consiglio a dover presentare ufficialmente la revoca, una volta sentito il Cdm. Conte si limiterà quindi ad ascoltare i pareri dei vari ministri, di cui la maggior parte (8 contro 6) appartengono al M5S. In seguito, l'atto passerebbe al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui spetta l'ultima parola con la decisione di controfirmarlo o meno.

Caso Siri, la spaccatura fra Lega e M5s

Nello scontro di pareri, i cinquestelle si dovranno assumere la responsabilità di revocare l'incarico ad Armando Siri contro l'opposizione ufficiale dell'alleato di governo, che continua a parlare di "evidente spaccatura" con il Movimento, e non solo riguardo al caso del sottosegretario. Infatti, il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato di voler mettere sul tavolo del Consiglio anche altre questioni calde, come la flat tax e le autonomie. Dal M5S le accuse di cercare un pretesto per polemizzare: "Le Lega vuole rompere, sulla flat tax fa becera propaganda".  Il ministro dell'Interno rassicura, affermando di proseguire fino a fine mandato: "L'ultima delle cose di cui hanno bisogno gli italiani è una crisi di governo".

Evitare il voto rappresenterebbe la migliore via di risoluzione del caso, ma la spaccatura interna resta evidente. In questi giorni il vice primo ministro pentastellato Luigi Di Maio ha continuato a sostenere l'importanza di ottenere le dimissioni di Siri prima che il Cdm arrivi ad una conta: "Trovo assurdo che ci siano spaccature e spaccarsi su una battaglia che ci dovrebbe vedere uniti alla Lega è un messaggio sbagliato dato al Paese".

Siri in Procura

Per oggi sono previste anche le dichiarazioni spontanee alla Procura di Roma dello stesso Armando Siri. Fabio Pinelli, avvocato del sottosegretario ha precisato di voler prendere visione degli atti investigativi redatti dall'accusa, prima di procedere con un interrogatorio. È previsto anche il deposito, da parte di Siri, di una memoria difensiva in cui spiegherà i suoi rapporti con l'imprenditore Paolo Arata, coinvolto nelle indagini. Il rapporto con l"imprenditore è un punto centrale per lo svolgersi delle investigazioni: l'avvocato Pinelli starebbe considerando di consegnare ai pm anche il backup del telefono di Siri per mostrare le conversazioni fra gli indagati negli ultimi anni. Arata, seguito dall'avvocato Gaetano Scalise, è stato sentito ieri in procura.

Il Cdm revoca l'incarico

Il Consiglio dei ministri ha revocato l'incarico ad Armando Siri, decidendo di inoltrare la richiesta di ritirare il mandato del sottosegretario legista direttamente al presidente della Repubblica, come da procedura. Intervenuto in conferenza stampa, il vice primo ministro Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ha definito la questione un caso chiuso. "Le condotte portate avanti da lui sono politicamente inaccettabili. Se una forza politica reagisce sbattendo fuori chi sbaglia, sicuramente chi mette in atto comportamenti opachi sarà meno incentivato a farlo. Mi fa piacere che non si sia andati alla conta in Cdm. Non perché vogliamo affermare una superiorità morale, ma perché non vogliamo perdere la fiducia dei cittadini", ha continuato.

"Non è una vittoria del M5s, non sono qui per esultare, è una vittoria degli italiani onesti", ha continuato Di Maio, sottolineando come l'Italia sia uno dei Paesi in Europa in cui la corruzione è più alta. "La legge sulla corruzione sta dando i suoi risultati ma la responsabilità politica è delle singole forze", ha aggiunto. Il vice primo ministro ha poi spiegato che la revoca dell'incarico non è sinonimo di colpevolezza, ma di fronte a questioni di mafia e corruzione è necessario che la politica agisca immediatamente. Inoltre, ha aggiunto, in sede di Cdm è stato deciso che il governo andrà avanti in quanto "abbiamo molte cose da fare".