In foto: Armando Siri.
in foto: In foto: Armando Siri.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rimane fermo nella sua posizione su Armando Siri: il sottosegretario leghista ai Trasporti indagato per corruzione, il cui caso ha diviso profondamente l'esecutivo nelle ultime settimane, deve lasciare l'incarico. Siri, continuando a dichiararsi innocente, aveva annunciato di essere pronto a dimettersi entro 15 giorni in caso non fossero arrivate novità dai pm. "Ho letto la sua dichiarazione in cui preannuncia che si dimetterà entro 15 giorni però io credo che la vicenda giudiziaria avrà un suo corso, la vicenda politica ha altre connotazioni. Noi dobbiamo essere credibili e responsabili. Le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future legate ad attività dei giudici non credo abbiano molto senso", ha commentato Conte, spiegando così la decisione di proporre la revoca della nomina in sede di Consiglio dei ministri.

"Assumendomi tutta la responsabilità politica, proporrò al prossimo Consiglio dei ministri la proposta di revoca della nomina del sottosegretario Siri", ha annunciato Conte in conferenza stampa. Siri avrebbe quindi tempo fino al prossimo Cdm per presentare spontaneamente le dimissioni, evitando lo scontro tra gli alleati di governo in quella sede. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, in seguito al ritiro delle deleghe del sottosegretario, ha affermato di sperare di non arrivare ad un voto in Cdm. "Non servono né al governo né all'Italia i bracci di ferro, spero che lui capisca e che accetti la decisione di Conte". Se ciò non dovesse accadere, come può avvenire la revoca di un sottosegretario?

Come viene revocata la nomina ad un sottosegretario?

Come spiega Repubblica, di fatto non esiste una procedura indicata dalla legge che stabilisca le modalità di licenziamento di un sottosegretario di Stato. Esistono solamente delle norme che regolano la prassi per nominare un sottosegretario: ciò avviene tramite decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio. Anche la revoca della nomina, secondo logica, dovrebbe quindi seguire lo stesso iter, a ritroso.

Le nomine dei sottosegretari sono regolate dalla legge 400 del 23 agosto 1988, chiamata Disciplina dell'attività di governo e ordinamento della presidenza del Consiglio dei ministri. L'articolo che si occupa della nomina dei sottosegretari è il numero 10, dove si legge che "i sottosegretari di Stato sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro che il sottosegretario è chiamato a coadiuvare, sentito il Consiglio dei Ministri". Dal testo, emerge che il parere del Cdm non abbia un peso determinante e vincolante nella nomina, per cui l'allontanamento di Siri dall'incarico non ne sarebbe una conseguenza automatica. Risulta invece chiaro come la decisione finale spetti a Sergio Mattarella, in quanto anche la nomina avviene attraverso un decreto del presidente della Repubblica.

I precedenti

Nel 2002, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, che a quel tempo occupava la carica di sottosegretario ai Beni Culturali nel governo guidato da Silvio Berlusconi, venne revocato dal suo incarico in seguito ad un Cdm. La decisione fu presa in modo unanime in sede di Consiglio, a causa dei numerosi scontri fra Sgarbi e l'allora ministro ai Beni Culturali, Giuliano Urbani. Anche in quel caso, il ministro aveva revocato precedentemente le deleghe al suo sottosegretario. In seguito, Palazzo Chigi aveva emesso una nota in cui affermava che fossero "venute meno le condizioni per la permanenza dell'onorevole Sgarbi nella carica e nelle funzioni di sottosegretario". Un altro caso fu quello di Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia sempre durante un governo Berlusconi. Anche se quella volta non si giunse alla revoca diretta del Cdm, Cosentino si dimise nell'ottobre 2009 in seguito a tre mozioni di sfiducia, prima che se ne votasse una quarta nel luglio 2010.