Nelle ultime ore ha suscitato parecchie polemiche il video della visita di Charles Michel e Ursula von der Leyen ad Ankara, al palazzo presidenziale di Recep Tayyp Erdogan, dove la presidente della Commissione europea è stata lasciata in piedi dal momento che l'unica sedia a fianco del presidente turco era riservata al presidente del Consiglio europeo. Quella di Erdogan "non è una gaffe, perché ho bene in mente la foto dell'incontro con l'ex presidente del Consiglio europeo Tusk e l'ex presidente della Commissione Junker ed erano seduti sulle sedie tutti e tre", ha commentato a Fanpage.it Emma Bonino, senatrice ed ex leader di +Europa.

Con Bonino, che è stata anche ministra per gli Affari europei a Roma e commissaria europea a Bruxelles, abbiamo cercato di fare il punto sulle relazioni tra Ue e Turchia proprio partendo da questo episodio, che per la senatrice ha un chiaro significato: "Il presidente Erdogan conosce molto bene le istituzioni europee perché le ha frequentate per anni e quindi non è solo un atto di machismo. A me sembra uno sgarbo politico molto evidente che sta diventando un trend. Quando Borrell è andato in visita da Putin sono stati espulsi tre diplomatici europei sotto il suo naso. Johnson ha rifiutato in queste settimane di dare lo status di ambasciatore al rappresentate dell'Unione europea a Londra. Sta diventando lo strumento per tutti dire che non si riconosce l'Unione europea e le sue istituzioni, ma solo i rapporti bilaterali con gli Stati".

La Turchia e i diritti delle donne

Il gesto di lasciare von der Leyen senza sedia, secondo Bonino, sarebbe quindi più un affronto alle istituzioni di Bruxelles che un gesto sessista. Anche se è vero che solo poche settimane faAnkara si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul per il contrasto alla violenza sulle donne: "Su questo la reazione dei Paesi europei è stata piuttosto soft. Pure nell'ultima dichiarazione del vertice non c'è neanche mezzo riferimento, ci sono tre pagine sulla Turchia, ma nulla su questo grave atto in cui il Paese si è appunto ritirato dalla Convenzione di Istanbul. Può darsi ci sia anche questo elemento, ma secondo me è politicamente più evidente il messaggio per cui non si riconosce l'Europa, ma si tratta solo con gli Stati".

La questione dei migranti e la repressione nel Paese

Ad ogni modo, durante la visita di Michel e von der Leyen ad Ankara si sarebbe parlato anche della questione della crisi migratoria. Nel 2016 l'Unione europea ha stretto un accordo da tre miliardi di euro con la Turchia, affinché si impegnasse a gestire i flussi migratori, provenienti in particolare dalla Siria, sul proprio territorio. Al tavolo recente si sarebbe parlato di rifinanziare simili misure, da anni al centro di tensioni tra Bruxelles e Ankara: "Noi non siamo in grado di ricevere 3 milioni e mezzo di immigrati. Non è solo questo il problema, il rapporto con la Turchia geograficamente e politicamente parlando è un rapporto importante, ma bisogna che sia sui binari giusti e sui binari del rispetto", ha commentato Bonino.

Come è cambiato negli anni il rapporto tra Ue e Turchia

A proposito di rispetto, con Bonino abbiamo anche parlato del rispetto dei diritti umani nel Paese. Dal fallito colpo di stato del 2016 "non si contano nemmeno" le violazioni ai diritti civili, con "gente messa in carcere, accusata di golpismo". Il rapporto tra la Turchia e l'Ue, ha continuato Bonino, anche per questo si è incrinato negli ultimi anni ed "è diventato sempre più teso e nervoso". Tanto che, anche se formalmente la Turchia rimane un Paese candidato ad entrare a far parte dell'Unione europea, questa ipotesi appare ormai totalmente fuori discussione: "Questo è esattamente quello che Erdogan ha capito, perché quando nel 2005 si è dato all'unanimità l'avvio ai negoziati, che tutti sapevamo sarebbero durati almeno vent'anni, meno di un anno dopo sia Merkel che Sarkozy dissero di no. Da allora Erdogan ha capito benissimo che la porta dell'Europa è chiusa, sicché si è messo a guardare altrove e fare a modo suo", ha aggiunto la senatrice.

Cosa ha detto Bonino su Turchia e Libia

Un altro tema fondamentale per l'Europa, in cui la Turchia (come del resto altri Paesi terzi) è implicata, è quello della stabilità in Libia. E Michel nelle ultime settimane ha chiesto che tutti i combattenti e le truppe straniere abbandonino il territorio libico: "Ognuno può esprimere i propri desideri, che poi abbia la forza o gli strumenti per attuarli questo mi sembra fuori scopo per il momento. Uno può dire che sarebbe bene che tutti se ne andassero, ma non ci sono strumenti per imporre questa soluzione, possiamo solo auspicarla".