“Per la Russia è il periodo più difficile da 80 anni”. Il 9 maggio a Mosca tra paura e stanchezza, l’analisi del deputato

L’81° anniversario della vittoria su Hitler è in tonalità minore. Niente carri armati né missili per Armageddon. Sulla tribuna davanti al mausoleo di granito rosso che ospita la mummia di Lenin non ci sono i grandi leader amici. Né sfilerà il Bessmértnyj polk, il “Reggimento immortale” simbolo della memoria dei caduti nella “Grande guerra patriottica”. Mentre a Mosca e in venti altre città, la rete internet mobile è spenta. Motivo di tutto, “l’attuale situazione operativa” — ha spiegato il ministero della Difesa. Tradotto: la paura dei droni ucraini.
Tregue e minacce
“Abbiamo ricevuto minacce da Kiev. Siamo in massima allerta e stiamo adottando tutte le misure necessarie per difendere il Paese, le città e la parata del 9 maggio”, dice a Fanpage.it Evgeny Popov, influente commentatore televisivo e deputato alla Duma nel partito di Putin.
Nella notte prima del Den’ Pobedy, il “Giorno della vittoria”, i blogger russi targati “Z”hanno postato su Telegram un video della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, sotto la sorveglianza (il tiro?) di droni di Mosca. Il Cremlino ha minacciato di bombardare la Bankova — la strada degli edifici governativi a Kyiv — in caso di attacco alle celebrazioni. Ha persino avvertito le ambasciate presenti nella capitale ucraina.
“Sarebbe un barrage missilistico massiccio, con danni devastanti ”, spiega Popov. Donald Trump ha poi mediato una tregua fino all’11 maggio. Le tregue proclamate nei giorni scorsi da entrambi i belligeranti sono state violate. L’ Ucraina lamenta vittime civili.
Stanchezza di guerra
La paura di Mosca è giustificata. Un drone di Kyiv ha colpito un palazzo residenziale di lusso a quattro chilometri dal Cremlino. Gli aeroporti del sud della Russia nelle scorse ore sono rimasti paralizzati per il raid contro un centro di controllo del traffico dei voli.
Il ridimensionamento delle cerimonie indica che la guerra — ma il Cremlino da 50 mesi la chiama operazione militare speciale — non sta andando secondo i piani. E la gente lo capisce.

L’ultimo sondaggio dell’istituto sociologico indipendente Levada rileva che sei russi su dieci ritengono che sia il momento di avviare negoziati di pace, mentre uno su quattro pensa che sia necessario continuare a combattere.
Crescita negativa
La fatica per un conflitto arrivato in casa rende più penosi i problemi economici. L’inflazione, ufficialmente appena sotto il 6%, si fa sentire. Come anche l’aumento della tradizionalmente lieve pressione fiscale.
Gli alti tassi d’interesse — 14,5% quello di riferimento della Banca di Russia — frenano gli investimenti. L’economia di guerra batte in testa. Tra gennaio e marzo il PIL è andato in negativo dello 0,5% su base annua, contro la crescita dell’1,6% prevista.
Secondo la banca centrale, la contrazione è dovuta a un’attività produttiva debole e al calo delle entrate da petrolio e gas — inferiori alle aspettative anche in aprile, nonostante l’aumento dei prezzi del greggio.
” Viviamo nel periodo più difficile degli ultimi 80 anni”, è il commento del deputato Popov. “Abbiamo alcuni problemi economici e tutti noi siamo stanchi della guerra. Staremmo meglio, senza la guerra. E su questo c’è un dibattito, nella società”.
Connettività negata
“All’inizio della settimana, l’operatore mi ha inviato un text sul telefonino”, racconta a Fanpage.it da Mosca, Maxim, 31 anni, informatico: “Dal 5 al 9 maggio, limitazioni a internet mobile e SMS, con possibili problemi nei pagamenti elettronici”. Una bella noia per tutti. Per i piccoli business, significa calo del fatturato.
Il governo sta testando la sovranità su Internet. Ma il motivo immediato è la sicurezza. Telecamere, celle telefoniche e smartphone sono un ecosistema che può essere usato per attentati mirati. La lezione l’ha impartita il Mossad israeliano.
L’ipotesi che vede Putin preso di mira da una fazione dell’élite russa è poco realistica. Nasce dal rapporto di “un servizio segreto occidentale”, ripreso da CNN e Financial Times. Strano che un’agenzia di intelligence avverta gli avversari del rischio che corre il sistema che li esprime.
In realtà. Il report racconta solo cose ovvie. Che Mosca pulluli di militari e agenti dei servizi di sicurezza non è un segreto. “Non avevo mai visto soldati con jammer e dispositivi anti-drone nel parco Zaryadye”, ci dice Pyotr, 27 anni. Il parco Zaryadye si trova tra il Cremlino, la Moscova e Kitay-Gorod. Pyotr lavora sulla vicina via Solyanka.
Guerre e lacrime
Per la prima volta, alla parata del 9 maggio sfileranno solo soldati a piedi. Nessuno sfoggio di armamenti e veicoli militari. Scala ridotta.
Eppure, l’idealizzazione della guerra contro l’invasore nazista resta l’arma narrativa con cui, paradossalmente, la Russia di Putin giustifica la sua invasione dell’Ucraina. L’arma oggi sembra spuntata.
Il conflitto con Kyiv e la contrapposizione alla Nato e all’Occidente sono rappresentati dal regime in parallelo con la vittoria su Hitler. E il 9 maggio era diventato l’occasione perfetta per stringere i russi attorno alla bandiera.”Non c’è famiglia in Russia che non ricordi il proprio eroe”, dice il personaggio di un film sovietico. E un motto nazionale. La “Grande guerra patriottica” è sinonimo di lacrime. Ai russi piace commuoversi.
Ma i reduci viventi di quella guerra sono ogni anno di meno. I caduti sui fronti ucraini, ogni giorno di più. L’operazione militare speciale è già durata più a lungo della lotta contro i nazisti.
Modalità minore
“Quello che era un giorno di riflessione e di commozione è diventato uno strumento di propaganda”, dice Pyotr. Per una guerra che doveva essere vinta in poco tempo “ma è diventata infinita”.
La vittoria resta solo uno slogan. Il cambiamento di atmosfera, il tono dimesso riflettono questo — dicono i moscoviti con cui abbiamo parlato.
Nel 2025, col “Reggimento immortale”, la sfilata di discendenti dei soldati degli anni ’40, marciarono anche le famiglie dei morti della guerra di oggi. Quest’anno, il “Reggimento” a Mosca non sfila. Lo fa solo a Vladivostok, ben oltre la gittata dei droni nemici.
Fico “ambasciatore” di Zelenskyy
Nell’era Putin, la giornata è sempre servita a proiettare potenza. L’anno scorso, 80º anniversario della vittoria c’erano 11.000 soldati e 200 veicoli militari. Una trentina i leader mondiali presenti, tra cui Xi Jinping e Luiz Inácio Lula da Silva.
Quest’anno, i capi di Stato sono solo tre: il bielorusso Alexander Lukashenko, e i presidenti del Laos e della Malesia. Il primo ministro slovacco Robert Fico non è alla parata. Ma è a Mosca. Vedrà Putin. Per consegnargli un messaggio di Zelenskyy. Potrebbe diventare la notizia della giornata.
I giornalisti tedeschi, americani, giapponesi e italiani sono senza inviti per la Piazza Rossa. Le autorità glieli hanno ritirati. Senza una vera spiegazione. Avranno tempo da dedicare a Fico e alla sua ambasceria. Ma chi spera che il messaggio di Zelensky possa essere un passo verso la pace, con ogni probabilità rimarrà deluso.
“Non abbiamo scelta”
“Dobbiamo difendere i nostri confini, ottenere garanzie di sicurezza per la Russia, e otterremo tutto quel che vogliamo”, afferma Evgeny Popov.
Ma nessuno ha mai attaccato la Russia e il Cremlino ha sempre risposto picche alle garanzie proposte. Nel gennaio 2022 non volle nemmeno considerare la possibilità di un negoziato — hanno poi riferito a Fanpage.it funzionari russi e ucraini.
In seguito, sono stati gli ucraini a dire di no a garanzie che prevedevano un diritto di veto per Mosca. Mentre la Russia ha imposto un tabù sui peacekeeper.
Donald Trump riuscirà ancora a mediare? “No, no. Non abbiamo fiducia. Non ho alcuna fiducia negli Stati Uniti”, risponde Popov. Il deputato è un critico feroce dell’Occidente. Ma invita l’Europa a farsi avanti. “Aspettiamo una telefonata”, afferma.
Peccato che Putin non ci voglia parlare, con l’Europa — replichiamo. Al Cremlino detestano i blocchi. Sono per i rapporti bilaterali. Così, la guerra potrebbe diventare davvero infinita. “Ma che altro possiamo fare, non abbiamo scelta”, osserva Popov.
Mosca rischia altri “Giorni della vittoria“ dimessi, tristi. All’insegna della paura.