Francesca Albanese: “Israele è una democrazia razzista e lo stiamo diventando anche noi, servono sanzioni”

Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni unite per i territori palestinesi occupati, ha risposto alle domande di Valerio Nicolosi per l'ultima puntata di Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it. La relatrice ha commentato le ultime mosse del governo italiano, in particolare quella di opporsi alla sospensione dell'accordo tra Israele e Unione europea, dicendo che le affermazioni del ministro Tajani sulle sanzioni individuali ai coloni violenti mostrano una "grave ignoranza".
Ha parlato della missione della Flotilla, nuovamente in partenza per Gaza, e della necessità di mobilitarsi contro l'apartheid e il genocidio. Ha descritto il "clima spietato" nel territorio palestinese occupato, con la minaccia costante di torture e uccisioni. E ha risposto a una domanda sulla multinazionale Palantir e il suo manifesto contro la democrazia ricordando che c'è un "sistema economico-finanziario che sta sfruttando, sta appoggiando e sta approfittando di ciò che Israele fa".
Dottoressa Albanese, ieri Italia e Germania hanno bloccato la sospensione dell'accordo tra Unione Europea e Israele. Antonio Tajani, il nostro ministro degli Esteri, ha dichiarato che le sanzioni non sono lo strumento giusto per fare diplomazia e fare pressioni su Israele. Può commentare questa dichiarazione?
Se quello che è il ministro degli Affari esteri italiano ha detto è vero, allora perché nei confronti della Russia e nei confronti dell'Iran – Paesi che sono molto diversi, ma infinitamente meno sensibili all'impatto delle sanzioni di quanto potrebbe essere Israele, Paese piccolo con poche risorse, che importa il 100% del carburante – se è vero che le sanzioni contro lo Stato non servono e servono le sanzioni contro gli individui, allora perché hanno sanzionato la Russia? E perché hanno sanzionato l'Iran?
L'altra cosa è che quello che il ministro degli Affari esteri italiano dice ha una falla profonda che denota una grave ignoranza. Non è solo Netanyahu, non è solo Smotrich, non sono solo i coloni che picchiano la gente. Ma poi lo sa lui chi sono sono i coloni che picchiano la gente, che meritano di essere sanzionati? Allora, che cosa diciamo per i soldati che hanno fatto esplodere interi ospedali, interi villaggi, case che hanno distrutto, che stanno distruggendo la vita dei civili in Palestina e in Libano? Cosa diciamo di quegli uomini e donne che hanno torturato e hanno violentato, hanno seviziato a mezzo del proprio corpo, di oggetti metallici, di estintori, di cani addestrati per violentare. Cosa diciamo di quelli? Vanno sanzionati anche loro? È lo Stato di Israele che deve essere sanzionato.
È una democrazia? E allora perché da tre anni la democrazia non si ribella? Perché la democrazia è una democrazia razzista. E purtroppo il modello di democrazia che Israele rappresenta è diventato un modello anche per noi. È in corso l'israelizzazione delle nostre società. Paesi in cui puoi votare, poi ti tolgono la libertà d'espressione, ti tolgono il diritto di dissentire, ti tolgono la libertà di informarti o la libertà di informare se sei un giornalista.
Bisogna stare veramente molto attenti, qui non c'è ideologia che regga. I diritti o sono di tutti o non sono di nessuno, e in questo momento siamo a rischio tutti. Quindi veramente teniamoci uniti e difendiamo innanzitutto tutto la nostra Costituzione, il diritto internazionale, perché questi sono gli ultimi strumenti pacifici di cui disponiamo per difenderci.
Dopo l'insediamento del Board of Peace si è smesso di parlare di Gaza con quella pace un po' posticcia, visto che non c'è mai stato davvero un cessate il fuoco. In questi giorni sta ripartendo la Flotilla, una missione congiunta di Sumud Flotilla e Freedom Flotilla. Secondo lei può essere questa missione uno strumento per tornare a parlare di Gaza?
Allora, innanzitutto io mi concentrerei sul perché i grandi media hanno smesso di parlare di Gaza. Perché si doveva smettere di parlare di Gaza. Nonostante a Gaza il cessate il fuoco e il cosiddetto consiglio di pace non siano serviti a nulla, non abbiano raggiunto un obiettivo di ciò che si erano proposto.
Infatti, dalla proclamazione del cosiddetto cessate il fuoco, l'esercito israeliano ha ucciso più di 750 palestinesi solo a Gaza e ha intensificato l'assalto attraverso coloni armati e soldati compiacenti e violenti in Cisgiordania. Quello che è in corso è un genocidio nei confronti del popolo palestinese, che ne parlino o no i media.
Quello che conta è che la popolazione italiana ormai ha capito e non si fermerà. Io credo che la Flotilla abbia il potere di contribuire, come parte del movimento anti-apartheid che ormai si è costituito, a interrompere i legami di complicità che esistono nei confronti di Israele da parte della maggior parte dei Paesi della comunità internazionale, ma soprattutto l'Europa. Per questo è necessario che la Flotilla non si concentri soltanto su azioni simboliche, ma si ponga come vero elemento di di disturbo (pacifico, ma di disturbo) nei confronti del sistema che permette la continuazione del genocidio e ne trae il profitto.
Dottoressa, nel suo ultimo report parla delle condizioni dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane. Nel frattempo però è arrivata anche la pena di morte per impiccagione per i condannati per terrorismo. Qual è il suo giudizio su questa legge?
Il mio giudizio sulla legge che istituisce la pena di morte in per i palestinesi è severo. Ecco un'altra prova che Israele sta avanzando il genocidio del popolo palestinese. Vedete, la pena di morte per i palestinesi sotto il controllo israeliano nel territorio palestinese occupato, c'era già. C'era già anche prima del 7 ottobre perché, come ho denunciato più e più volte, soltanto nel periodo in cui io sono stata relatrice speciale prima dell'ottobre 2023, Israele ha ammazzato 460 palestinesi, 420 dei quali in in Cisgiordania, dove non c'era Hamas, dove non c'era Hezbollah.
Quindi il discorso è che le esecuzioni sommarie dei palestinesi sono sempre avvenute, e adesso questo fa parte del sistema legale. Però io vorrei che gli italiani e le italiane riflettessero su una cosa. Guardate come tanti nel Parlamento israeliano hanno accolto il voto che ha istituzionalizzato la pena di morte: con lo champagne. Con lo champagne, gente che va in giro con la spilletta del cappio. Non vedevano l'ora di essere autorizzati ad ammazzare i palestinesi.
È un clima spietato quello che si respira nel territorio palestinese occupato. C'è lo sgomento anche di tanti israeliani, ebrei, parlamentari, madri contro il genocidio, madri contro la violenza, organizzazioni per i diritti umani, giornalisti, che vengono puniti ogni giorno per la loro opposizione a quello che succede.
Però badate bene, non è il problema Netanyahu. A torturare i palestinesi nelle carceri, a stuprare i palestinesi nelle carceri, donne, uomini, ragazzini, anziani, non è Netanyahu. A radere al suolo Gaza materialmente non è stato Netanyahu. Ad uccidere tre palestinesi, due dei quali i bambini oggi (martedì 21 aprile, ndr) in Cisgiordania, non è stato Netanyahu. Smettiamola di dire che il problema è Netanyahu.
C'è un Paese intero che è in preda a una convulsione, è una crisi fortissima, una crisi morale. E il rapporto che ho scritto sulla tortura lo dimostra. Prima di questo rapporto ne sono usciti mezza dozzina, di rapporti, da parte di organizzazioni non governative israeliane, palestinesi, Amnesty International, le Nazioni Unite, il Comitato internazionale per la prevenzione della tortura, che è un organo abbastanza conservatore. Hanno tutti concluso che la tortura è una pratica politica autorizzata dallo Stato.
E nonostante questo continuiamo ad assistere a morti, a sparizioni forzate, all'uso dello stupro per piegare e per sottomettere, per sconfiggere, per annientare l'essenza stessa di un popolo, la dignità di un popolo. Questo è quello che sta succedendo ed è un crimine del quale siamo complici tutti se non lo fermiamo.
Nei giorni scorsi Palantir ha presentato 22 punti che sono di fatto un manifesto politico per il superamento della democrazia in chiave autocratica, basato sulla sorveglianza tecnologica. Israele da tempo utilizza l'intelligenza artificiale e la tecnologia per il controllo dei palestinesi. Ci può spiegare quanto la utilizza e soprattutto come?
Tanto, tanto. Israele usa la sorveglianza per spiare, per sottomettere, per terrorizzare, per condizionare, per ricattare i palestinesi, ma lo fa da anni, da anni. Da anni c'è gente come giornalisti israeliani, internazionali, che documentano quello che è successo nel cosiddetto laboratorio Palestina. Israele ha utilizzato i palestinesi come delle cavie su cui testare, capitale umano infinito su cui testare tecniche di sorveglianza e armi.
È per questo che io insisto, e l'ho fatto beccandomi le sanzioni degli Stati Uniti: c'è un sistema economico-finanziario che sta sfruttando, sta appoggiando e sta approfittando di ciò che Israele fa. Il motivo per cui Palantir mostra questa hubris, questa audacia, proprio ce lo sbatte in faccia quello che sta stanno facendo, è perché il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina è già insediato nei nostri ministeri, nella nostra economia, nelle nostre aziende, nei nostri telefoni. Ce lo stanno semplicemente dicendo perché il ricatto è arrivato ad un punto per cui se protestiamo staccano la spina. Quindi saranno tempi durissimi.
Però come ho detto più di una volta la Palestina è stata la la pillola rossa di Matrix, ci ha svegliato, la Palestina ci ha messo davanti ad uno specchio. Non è la Palestina in sé, è quello che la Palestina rappresenta: il nervo scoperto del progetto di grande Israele che non si ferma chiaramente alla Palestina, l'avevo detto, e si è già espanso al Libano, si è espanso alla regione, all'Iran, vengono coinvolti i Paesi arabi. L'unico modo per fermare Palantir è organizzarsi.
Come diceva Martin Luther King, chi odia la guerra deve avere la stessa capacità di organizzarsi di chi ama la guerra. Ed insieme secondo me ce la facciamo, però bisogna essere capaci di credere e battersi per l'applicazione dei diritti umani, dei dei valori fondamentali e delle norme della nostra Costituzione in modo etico, impegnandosi. Siamo chiamati tutti ad essere cittadine e cittadini responsabili, in modo solidale, curandosi, prendendosi cura l'uno dell'altro, questo è fondamentale.