Il futuro oscuro di Palantir è molto diverso da quello promesso dall’IA: il manifesto in 22 punti

Lo chiamano già il manifesto di Palantir. È un piccolo trattato in 22 punti. Sintetici, veloci, senza complessità e senza contraddizioni. 994 parole per tracciare il futuro della Silicon Valley, e anche un po’ il nostro. È stato tutto pubblicato in un post su X, effettivamente il luogo perfetto visti i contenuti. Palantir è una società con sede a Denver, Stati Uniti, che si occupa di cybersecurity e Big Data. Tra i fondatori c’è Peter Thiel, lo stesso che lo scorso marzo ha organizzato a Roma un seminario sull’Anticristo. Il Ceo è Alex Karp, a cui abbiamo già dedicato un approfondimento.
Palantir è la 36° azienda con la capitalizzazione di mercato più alta al mondo. È valutata in Borsa circa 348 miliardi di dollari. Il nome, come ormai noto, deriva dalle Pietre Veggenti raccontate nel Signore degli Anelli e il suo obiettivo non è tanto diverso. I Big Data che Palantir analizza servono per sorvegliare società connesse, analizzare pattern, trovare schemi ricorrenti, ricostruire la vita di chiunque partendo dalle sue impronte digitali. I confini del loro lavoro non sono ancora chiarissimi.
Cosa dice il manifesto di Palantir: il testo
Il manifesto di Palantir è stato pubblicato dall’account ufficiale il 19 aprile. Viene presentato come una ricostruzione per punti di The Technological Republic, un libro pubblicato nel 2025 scritto da Alex Karp e Nicholas Zamiska, un altro dirigente di Palantir. Non parliamo quindi di posizioni del tutto nuove: certo che messe insieme e sintetizzate in 22 comandamenti riconosciamo che l’effetto sia diverso. Sono due le cose che emergono da questi punti. La prima è un disegno di come sarà il futuro, di quali tecnologie resteranno e quali si dovranno superare. Il Punto 2 dice “Dobbiamo liberarci dalla tirannia delle app”. Questa è una teoria di cui aveva parlato anche Elon Musk in una delle sue interviste con Joe Rogan. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, i nostri smartphone non saranno più dei collettori di app ma un portale per accedere a una serie di Agenti AI.
E fino a qui potremmo pensare che questi punti traccino giusto una rotta verso il futuro. Eppure si vede da subito che c’è un secondo livello, molto più politico. Ci sono frasi che possiamo definire suprematiste, senza nemmeno forzare. Leggiamo al Punto 21: “Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali. Altre invece rimangono disfunzionali e regressive. Certe culture, e persino sottoculture, hanno prodotto meraviglie. Altre si sono dimostrate mediocri, e peggio ancora, regressive e dannose”.
Il ruolo della Silicon Valley: il riarmo tecnologico
L'intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia: diventa un'arma. Arriviamo così al passaggio dove il concetto di deterrenza legato alla dottrina nucleare cambia sfumatura. Punto 12: “L'era atomica sta finendo. Un'era di deterrenza, l'era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull'intelligenza artificiale sta per iniziare”. In questo futuro la Silicon Valley ha un ruolo fondamentale. Palantir lo dice al Punto 1: “La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L'élite ingegneristica della Silicon Valley ha l'obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione”. Nessuna obiezione di coscienza: la tecnologia deve essere al servizio dell’esercito. Scrivere algoritmi è come produrre bombe in guerra.
Palantir sogna un riarmo tecnologico, a cui le menti delle Big Tech che stanno plasmando il presente sono chiamate a partecipare: “Se un marine dell’esercito chiede di avere un file migliore, noi dovremmo costruirlo. La stessa cosa avviene per il software”. Ma in questo manifesto non si pensa solo a una Silicon Valley militarizzata: nei piani c’è un potenziamento dell’esercito molto più ampio, fino a introdurre la leva obbligatoria. Punto 6: “Dovremmo seriamente valutare la possibilità di abbandonare un esercito composto interamente da volontari e di combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e i costi”.
Il nuovo volto delle Big Tech
Sembrano lontanissimi gli anni dei tech-entusiast, dei racconti dalla Silicon Valley come di un eterno skate park dove i Ceo delle Big Tech correvano veloci, rompevano cose e accumulavano miliardi con intuizioni geniali e ore di coding masticando hamburger. E così sembra lontano anche quel sentimento di sorpresa con cui abbiamo accolto i primi chatbot basati sull’intelligenza artificiale in grado di rispondere a qualche domanda.
L'umore è cambiato. Ed è cambiato perché davanti agli utenti si sta svelando un mondo molto diverso da quello che hanno cercato di vendere. Accanto al manifesto di Palantir cominciano a girare in rete pamphlet contro l’intelligenza artificiale. Documenti che vengono condivisi sulle stesse piattaforme create dalle Big Tech e che soffiano su una nuova fase di critica verso gli algoritmi. E lo vediamo anche nella cronaca.
La molotov di Daniel Moreno-Gama
Lo scorso 10 aprile Daniel Moreno-Gama è stato fermato dalla polizia di San Francisco per aver lanciato una molotov contro la casa di Sam Altman, il Ceo di OpenAI. Prima di quello che di fatto si può considerare un attentato, Moreno-Gama aveva inviato una mail a un suo contatto. Era un manifesto contro l’intelligenza artificiale. La CNN ha ricostruito tutti i movimenti dell’uomo prima di arrivare alla molotov. In un articolo dal titolo The attack on Sam Altman exposed a dark underbelly of the anti-AI movement, la giornalista Clare Duffy traccia tutte le piattaforme anti AI con cui Moreno-Gama era in contatto. Era iscritto al server Discord di Pause AI e aveva chiesto sul forum di Stop AI “Se parlo di violenza sarò bannato?”.
Entrambi i movimenti hanno preso le distanze dall’attacco di Moreno-Gama. Ma c’è altro: in uno scambio con gli host del podcast The Last Invention, dedicato all’IA, aveva chiesto se non fosse il caso di Luigi-ing tech CEOs. Una formula che riprende l’attentato di Luigi Mangione, l’uomo che ha ucciso a sangue freddo il Ceo di UnitedHealthcare.