L'ex ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, è intervenuta alla Camera per parlare della chiusura delle scuole a causa dell'emergenza coronavirus e chiedere al governo di Mario Draghi di programmare la riapertura degli istituti scolastici in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Parlando della dispersione scolastica e delle conseguenze psicologiche sugli studenti delle lezioni online, Azzolina ha sottolineato: "I problemi maggiori di dispersione scolastica si verificano in quei territori dove sulla base di decisioni politiche localistiche anche i più piccoli nell'ultimo periodo sono rimasti a casa. Io sono stata la prima a congratularmi con Draghi, sono molto felice per la scelta di porre un freno al protagonismo di alcune Regioni".

Insomma, secondo l'ex ministra se le scuole sono state chiuse così a lungo, la colpa è dei presidenti delle Regioni e delle autorità locali che hanno deciso di ricorrere alla didattica a distanza per mesi, invece di lavorare alla riapertura in sicurezza. Azzolina ha rivendicato la scelta di chiudere tutte le scuole a marzo 2020, ma ha rimarcato che da settembre a febbraio per le elementari non ci sono mai state chiusure decretate dal governo centrale: "A marzo 2020 noi ci siamo trovati ad affrontare un'emergenza che nessuno avrebbe immaginato e sì, abbiamo chiuso le scuole, lo rivendico perché non potevamo fare altrimenti. Ma poi ci siamo messi a lavorare tantissimo per riaprire le scuole. E da settembre a febbraio il primo ciclo non ha mai chiuso, fatta eccezione per alcune scelte locali".

Quindi l'accusa diretta ai governatori e ai sindaci. Secondo Azzolina questi avrebbero bloccato la scuola in presenza in nome di una mera scelta politica, pur non avendo i dati che confermassero che le scuole fossero un luogo ad alto rischio contagio. "Se ci sono dei motivi epidemiologici è giusto chiudere le scuole, ci mancherebbe altro. Però questa deroga è stata già utilizzata dalla Puglia, dall'Umbria e da tanti sindaci campani. Io chiedo che questi governatori e sindaci ci dicano quali sono i dati epidemiologici che dimostrano il contagio nelle scuole, che dimostrano perché hanno chiuso. Sarebbe bello averli, ed è proprio su questi dati che vanno prese le decisioni, perché non si chiude senza dati", ha concluso.