Oggi, martedì 7 aprile, con l'entrata in vigore del nuovo decreto Covid le scuole riapriranno in presenza fino alla prima media anche in zona rossa. Ma sono moltissimi gli studenti che continuano a seguire le lezioni online, soprattutto quelli delle scuole superiori per cui una buona percentuale continua con la didattica a distanza anche in zona arancione. Per questo alla Camera è stata presentata una mozione, a prima firma Marco Bella, del Movimento Cinque Stelle, per riaprire in sicurezza gli istituti scolastici di ogni ordine e grado. "La reale portata delle conseguenze, su un piano psicologico, sociale, formativo ed educativo, non è ancora valutabile, ma già si teme che possano difficilmente essere colmate. La letteratura scientifica sul tema è univoca e ha già rivolto un accorato appello alle istituzioni affinché si velocizzi la riapertura in sicurezza delle scuole di ogni ordine e grado, soprattutto per contenere massimamente gli effetti negativi del perdurare della mancanza di socialità", si legge nella mozione.

Nel testo si sottolinea come le chiusure conseguenti alla pandemia rischino di pregiudicare il diritto allo studio, accentuando le differenze socio-culturali dei ragazzi e aumentando la dispersione scolastica. Si parla inoltre del disagio psichico di moltissimi bambini e soprattutto adolescenti e di tutte le difficoltà familiari, che pesano specialmente sulle donne, che risultano dalla chiusura delle scuole e dal ricorso prolungato alla didattica a distanza.

Cosa chiede la mozione del Movimento Cinque Stelle

La mozione cita poi alcuni dati: "Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità diffusi il 30 dicembre 2020, solo il 2 per cento dei focolai avrebbe origine all'interno del contesto scolastico" e "la chiusura delle scuole non risulta essere una misura di contrasto che possa incidere in modo significativo sul controllo della pandemia in corso", dal momento che "il Centro europeo per il controllo delle malattie non ritiene che l'apertura delle scuole abbia influito significativamente sulla maggiore diffusione del virus che ha condotto alla cosiddetta seconda ondata". Infine, si cita uno studio di poche settimane fa che afferma come la scuola sia uno dei luoghi più sicuri rispetto alle eventuali possibilità di contagio del virus.

La mozione quindi, chiede al governo di programmare la riapertura in sicurezza delle scuole di ogni ordine e grado, considerandola prioritaria rispetto a quella che interesserebbe altre attività essenziali. Non solo: si chiede anche che ci sia la massima uniformità possibile su tutto il territorio rispetto alle riaperture, ammettendo dall'altro lato le chiusure territoriali solo in presenza di giustificazioni adeguatamente motivate.

Cosa ha detto l'ex ministra Azzolina sulla riapertura delle scuole

Durante la discussione sulla mozione in Aula ha preso la parola anche l'ex ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina: "I ragazzi hanno bisogno di tornare a scuola, non parlo solo dei più piccoli. Siamo tutti d'accordo che sull'istruzione si gioca il futuro del Paese, perché la scuola è il luogo dell'incontro, del dialogo e dello sviluppo. Per troppi anni la formazione di ragazze e ragazzi non era al centro del dibattito del Paese, per troppi anni non si è investito sulla scuola", ha detto l'esponente del M5s. "A marzo 2020 noi ci siamo trovati ad affrontare un'emergenza che nessuno avrebbe immaginato e sì, abbiamo chiuso le scuole, lo rivendico perché non potevamo fare altrimenti. Ma poi ci siamo messi a lavorare tantissimo per riaprire le scuole. E da settembre a febbraio il primo ciclo non ha mai chiuso, fatta eccezione per alcune scelte locali".

Azzolina ha poi sottolineato le conseguenze psicologiche sugli studenti di così tanti mesi di lezioni online e scuole chiuse. "Si rischia l'aumento delle dispersioni scolastiche e soprattutto alcuni territori sono penalizzati da scelte politiche", ha detto puntando il dito contro alcune Regioni. "Io chiedo che questi governatori e sindaci ci dicano quali sono questi dati epidemiologici che dimostrano il contagio nelle scuole, che dimostrano perché hanno chiuso. Sarebbe bello averli, ed è proprio su questi dati che vanno prese le decisioni, perché non si chiude senza dati. So molto bene che il rischio zero non esiste, ma so anche che la scuola è tra i luoghi più sicuri, grazie all'enorme lavoro che la comunità scolastica ha fatto. Ci sono gli studi che dimostrano che le aule sono sicure, non solo quello della professoressa Gandini, che può piacere o non piacere, ma anche quello di Alberto Villani, molto accurato su Roma".