La quota 100 per anticipare la pensione e avviare il superamento della legge Fornero si avvicina. Il governo ha stanziato, attraverso la legge di Bilancio, più di 4 miliardi per la misura voluta dalla Lega. Ma ciò che ancora manca è un provvedimento che stabilisca le regole per l’anticipo pensionistico. Oggi il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha fatto sapere che l’apposito decreto dovrebbe essere approvato tra il 10 e il 12 gennaio: sarà quindi quella la data in cui avremo informazioni precise sulle norme per l’accesso alla quota 100. Nel frattempo, il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, cerca di mettere a tacere le polemiche sulla parziale indicizzazione delle pensioni sopra i 1.522 euro, assicurando che “nessun pensionato italiano prenderà di meno nel 2019 rispetto al 2018”. Non ci saranno effettivamente riduzioni, ma un mancato – in realtà parziale – aumento rispetto all’inflazione sì.

I tempi per l’introduzione della quota 100

Il decreto per le regole sull’anticipo pensionistico arriverà quindi a gennaio. Ma per l’introduzione della quota 100 i lavoratori che hanno almeno 62 anni di età e 38 di contributi dovranno aspettare ancora: la pensione non dovrebbe arrivare prima di marzo-aprile. Negli scorsi giorni il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha ipotizzato il primo aprile come data di entrata in vigore sia della quota 100 che del reddito di cittadinanza. Data che a Di Maio proprio non piace, essendo in coincidenza con il ‘pesce d’aprile’. Si potrebbe quindi anticipare o posticipare di qualche giorno l’entrata in vigore, ma in linea di massima i tempi non cambiano. Ciò che si dovrà invece capire riguarda le finestre temporali che permetteranno effettivamente ai lavoratori di andare in pensione.

Le finestre temporali per andare in pensione

Una delle certezze della quota 100 è che verrà erogata sulla base di finestre diverse per i dipendenti statali e per i lavoratori nel settore privato. Per questi ultimi le finestre dovrebbero essere trimestrali. Ogni tre mesi, dunque, ma solamente se le domande ricevute non saranno troppe. Il governo ipotizza per il 2019 una platea di 315mila potenziali beneficiari. Se le richieste in un determinato periodo dovessero essere più del previsto, però, la finestra potrebbe diventare semestrale. Facendo così slittare la pensione per alcuni dei lavoratori di tre mesi. Ma anche su questo punto di certezze ce ne sono poche e bisognerà aspettare quanto meno il decreto.

Per i dipendenti statali le regole saranno sicuramente diverse. Le finestre sono semestrali e l’uscita anticipata verrà quindi rinviata di qualche mese. Una decisione presa per garantire la continuità amministrativa e permettere alla pubblica amministrazione di bandire nuovi concorsi e trovare i sostituti di chi lascerà il lavoro, come spiegato negli scorsi giorni a Fanpage.it dal ministro della Pa Giulia Bongiorno. Che oggi è tornata sul tema, precisando: “Sono stata io a chiedere che i tempi di uscita per il pubblico siano più larghi dei tre mesi dei privati, perché non possiamo permetterci di lasciare scoperte le strutture pubbliche. Serve tempo per una corretta programmazione e io credo che sei mesi aggiuntivi siano il tempo giusto. Quindi chi ha maturato il diritto già entro il 2018 dovrebbe uscire a ottobre. Questo è il nostro orientamento”.