Dopo il successo delle primarie l’Assemblea del Pd ha proclamato Nicola Zingaretti segretario del Partito democratico. Il presidente della commissione congresso Gianni Dal Moro ha formalizzato i risultati delle primarie del 3 marzo: i voti totali sono stati 1.582.083 e quelli validi 1.569.628. Zingaretti ha avuto il 66%, dietro di lui Maurizio Martina con il 22% e Roberto Giachetti con 12%. Paolo Gentiloni è stato eletto presidente del Pd dall'Assemblea nazionale a Roma. Larghissima la maggioranza dei circa mille delegati a suo favore, nessun voto contrario, 86 gli astenuti.

Nel suo primo discorso da segretario Zingaretti ha parlato della necessità di “un nuovo partito”. “L’organizzazione dovrà cambiare, forse dovrà cambiare tutto e dovremo crederci tutti perché tutti saremo chiamati a dare il nostro contributo”, ha detto nella sua relazione all'Assemblea nazionale a Roma. “Tornino a essere i nostri circoli i luoghi dove gli altri fanno associazionismo – ha aggiunto il nuovo segretario -. No a filiere di potere che restringono il nostro rapporto con la realtà sociale del Paese”. E ancora, Zingaretti ha parlato della necessità di un partito “più aperto, più inclusivo, realmente democratico”. Un partito che “sia capace di fare autocritica e che guardi alla sofferenza” della società.  “Noi abbiamo un governo della peggiore fraseologia politica, pronuncia solo ‘Ni'”, ha detto il segretario: “È esattamente questo immobilismo che genera un insopportabile costo dell'incertezza e sappiamo quanto la fiducia sia importante per risollevare l'economia. L'Italia così galleggia. Nella prospettiva di affondare presto, se non cambia qualcosa”.

Citando l’esempio dei giovani ecologisti il segretario del Pd ha detto di “rimettere al centro la persona umana”: “Spalanchiamo le porte del nostro partito a questa nuova generazione, ai ragazzi come Greta, non abbiamo paura di coinvolgerli”. “Negli ultimi 20 anni – così ancora Nicola Zingaretti – non abbiamo percepito che un becero liberismo ha ripreso le redini dello sviluppo: ci vuole più riformismo per affrontare il futuro, per migliorare la vita delle persone. È indispensabile rimettere al centro della nostra politica la giustizia sociale” perché “la lotta alla povertà è la condizione per stare meglio tutti”. Nel corso del suo intervento, Zingaretti si è soffermato anche sull'attuale coalizione di governo: “Si stanno risvegliando segnali di ripensamento, non solo nell'elettorato del Movimento 5 Stelle. Non si sente più rappresentata quella domanda di cambiamento che comunque avevano intercettato. Il punto è che non è scontato che tornino da noi”.