“Ricordo una ragazza triste, che doveva avere avuto un sacco di problemi, cercava una strada per il successo, ma era davvero insignificante e non ebbe nessuna fortuna”. Con queste parole Lele Mora, ex talent scout e coinvolto nelle inchieste sul caso Ruby per favoreggiamento della prostituzione, ha ricordato Imane Fadil, la modella marocchina teste chiave nel processo contro Silvio Berlusconi deceduta lo scorso primo marzo all'Humanitas a Milano dove era ricoverata da fine gennaio. La procura di Milano ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario sulla sua morte. A quanto emerso Imade Fadil, trentaquattro anni, aveva raccontato al suo avvocato e a suo fratello di temere di essere stata avvelenata. Sul corpo è stata disposta l'autopsia.

Mora: "Lei è stata ad Arcore solo due volte" – “Fui io a portarla a una delle cene di Arcore – ha raccontato Lele Mora -. Una sera che il presidente mi chiamò e mi invitò, non volevo andare da solo e contattai quella povera ragazza che avevo conosciuto poco tempo prima tramite un dj marocchino, credo che ci tornò solo un'altra volta ed escludo sia rimasta mai sola anche per un secondo con Berlusconi”. Mora, che si è detto “dispiaciuto e rammaricato per la sua fine”, ha aggiunto anche di non aver più visto la ragazza dai tempi del processo. “Non potrei dare nessuna spiegazione su quel che le è accaduto, non ne ho più sentito parlare”, ha affermato. Quanto al fatto che la giovane possa essere stata in possesso di foto o altri documenti scabrosi, Lele Mora ha escluso categoricamente questa possibilità: “Lei è stata ad Arcore solo due volte – ha ripetuto – e io, che sono stato ospite del presidente dal 1985 al 2011, posso ribadire che in tanti anni non ho mai visto foto o altro di compromettente relativo a quelle serate”. Fadil stava scrivendo un libro: la procura ha ora acquisito le bozze per capire cosa ci sia scritto.