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Come nasce una fake news su Garlasco: il caso di Roberta Bruzzone e l’avvocato di Marco Poggi

L’ultima teoria del complotto su Garlasco nasce da un’intervista di Fanpage.it a Roberta Bruzzone: era facile capire che fosse una fake news, ma nessuno ha verificato. Così funziona la fabbrica di bufale.
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È un metodo che nel caso di Garlasco abbiamo già visto troppe volte: una foto, un breve video, un audio viene diffuso sui social, decontestualizzato e dato in pasto al pubblico come prova di chissà quale complotto. Le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, per come la condanna di Alberto Stasi abbia da sempre diviso l'opinione pubblica, si prestano da sempre a proporre soluzioni alternative, spesso anche molto fantasiose e sicuramente lontane dalle indagini giudiziarie su Sempio e/o Stasi. Per reggere queste ricostruzioni fantasiose, però, serve sostenerle ipotizzando intrighi e cospirazioni a tutela di non ben precisati interessi. In questo tritacarne ci sono finiti in molti e l'ultimo caso è davvero emblematico di come nasce una fake news.

Non è emblematico perché coinvolge una delle dirette che Fanpage.it sta organizzando quotidianamente sul proprio canale YouTube sulle ultime novità dell'indagine, ma perché è davvero facile sgamare la menzogna. Ieri domenica 10 maggio la youtuber Bugallala, al secolo Francesca Bugamelli, in un video racconta che durante la nostra videointervista la psicologa e criminologa Roberta Bruzzone avrebbe erroneamente invertito la telecamera del suo smartphone e "inquadrato la persona di fronte a lei". "E scopriamo – continua Bugallala – che si tratta proprio dell'avvocato Francesco Compagna" (il legale di Marco Poggi). Questo sarebbe, per la youtuber, la dimostrazione di una connessione fra la criminologa e il legale che confermerebbe l'esistenza di "un'associazione di persone organizzate al fine di danneggiare la difesa di Alberto Stasi e l'indagine del dottor Napoleone" (quella su Sempio, per intenderci).

Sarebbe però bastato continuare per ancora pochissimi minuti a vedere il video della diretta di Fanpage.it per vedere che l'avvocato Compagna era l'ospite immediatamente successivo alla dottoressa Bruzzone per capire che il suo ingresso in campo, per pochi secondi, era semplicemente dovuto al fatto che si fosse collegato con qualche attimo di anticipo e la regia lo ha erroneamente mandato in onda. E non, come raccontato da Bugallala, un'inversione della telecamera. Errore, testimoniato anche dal nero, che peraltro è stato subito segnalato dalla giornalista Giorgia Venturini alla regia, che infatti ha sistemato, tornando a inquadrare l'intervistata (cosa che difficilmente avrebbe potuto fare con Bruzzone che era collegata proprio con il suo smartphone).

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Ma non solo: la dottoressa Bruzzone, come comunicato durante la diretta, si trovava in stazione per prendere il treno e infatti si sente più volte l'altoparlante annunciare l'arrivo e la partenza dei vari convogli. Al contrario il legale di Marco Poggi era in un ambiente chiuso, tanto è vero che i due sfondi appaiono completamente diversi. Inoltre l'inquadratura di Bruzzone è palesemente dal basso verso l'altro, tanto è vero che ha il mento in primo piano, e se avesse girato la telecamera non si sarebbe visto il volto di Compagna ma i suoi piedi. I due infine, nella ricostruzione di Bugallala, risulterebbero avere entrambi il volto incredibilmente vicino all'obiettivo, come se fossero a pochissimi centimetri l'uno dall'altro.

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Sarebbe stata una verifica davvero facile da fare, ma non è stata fatta e questa ricostruzione ha iniziato a circolare come prova di un complotto, tanto da essere rilanciata da migliaia di utenti sui social. Fra questi anche la giornalista Albina Perri, direttrice di Giallo (testata querelata dalle sorelle Cappa), che scrive "Bruzzone in collegamento con Fanpage… per sbaglio gira la telecamera e chi appare? L’avvocato Compagna!!! Signori, non c’è limite… Non è finita, faranno di tutto per tenere Stasi in galera". E così da ‘chiacchiera da bar' viene legittimata da chi ha l'obbligo di verificare le notizie prima di diffonderla.

Questa però è soltanto l'ennesima bufala sul caso Garlasco che viene lanciata da chi ha solo intenzione di polarizzare il dibattito su un femminicidio anche ricorrendo a questi mezzi. Così come era successo quando proprio la rivista Giallo aveva detto che Marco Poggi non si trovava in vacanza con i genitori quando la sorella è stata uccisa, salvo poi essere smentiti dalle fotografie. O ancora quando aveva riportato il testo di un messaggio ("abbiamo incastrato Stasi" spacciandolo di Paola Cappa e poi si era scoperto essere solo un appunto personale di chi l'aveva ricevuto. E l'elenco sarebbe molto lungo, ma meglio non dargli ulteriore eco.

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