Il portavoce e capo ufficio stampa del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, guadagna per il suo lavoro quasi 170mila euro l’anno. Apriti, cielo. Accuse da più parti, frasi di indignazione. Eppure guadagnare tanto non è di certo un reato. Soprattutto se si ricopre un ruolo di grande responsabilità. Ed è sicuramente questo il caso del portavoce del presidente del Consiglio: la persona che si occupa della comunicazione di tutto ciò che uno degli uomini con più responsabilità in Italia deve svolgere. Giorno per giorno, minuto per minuto (h24, 7 giorni su 7). Ma non solo, perché il capoufficio stampa ha un ruolo molto più delicato, è un vero e proprio consulente del presidente del Consiglio anche da un punto di vista politico. In più, non ci si scandalizza tanto, solitamente, quando si parla di mega-stipendi per i più importanti manager e dirigenti di aziende private (e anche pubbliche). Lavoratori che arrivano a guadagnare anche ben altre cifre. Perché, allora, ci si dovrebbe stupire se il mega-stipendio è quello di uno dei dirigenti di vertice dello Stato? Cioè dell’ente che ha più responsabilità in tutto il Paese e da cui più dipende la vita di ogni singolo cittadino.

Il ruolo del portavoce e del capoufficio stampa è da sempre, negli enti locali e nelle amministrazioni pubbliche, molto ben retribuito. Anche un portavoce di un sindaco di una grande città può guadagnare cifre superiori ai 100mila euro, figuriamoci se non è giusto che lo faccia chi lavoro per il governo. Non a caso, Casalino guadagna praticamente la stessa cifra di uno dei suoi predecessori: il portavoce dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, Filippo Sensi. Ora parlamentare del Pd.

L’anomalia, se mai, è un’altra. Oggi si sottolinea come Casalino guadagni più del presidente del Consiglio (era così anche per Renzi) che si ferma a 114mila euro annui. Ecco, forse il punto è proprio questo: i politici, soprattutto quelli che hanno ruoli di grande rilevanza, meritano uno stipendio elevato. Svolgono un lavoro delicatissimo, pieno di responsabilità. E questo vale per il presidente del Consiglio, così come per i ministri e i parlamentari.

Se c’è un punto su cui è giusto criticare il governo è proprio questo. E, soprattutto, su cui criticare il MoVimento 5 Stelle che dell’esecutivo fa parte. Ridurre gli stipendi dei parlamentari, restituire una ingente parte degli assegni, chiedere risparmi agli eletti nelle varie istituzioni va contro il principio secondo cui chi svolge un lavoro di responsabilità debba essere pagato lautamente. Quindi, così come è giusto che Casalino – che ha una grande responsabilità sulle spalle – guadagni 170mila, è giusto che i parlamentari e gli esponenti di governo facciano altrettanto. Perché prendere decisioni a nome di un intero Paese (o, semplificando, comunicarle) è il lavoro più complicato che ci sia e chi lo svolge merita di essere ben pagato. E se c'è qualcosa che non torna in questa vicenda è semplicemente la doppia morale pentastellata che, ancora una volta, dimostra di fare acqua da tutte le parti. L'augurio è che questa sia la volta buona per mettere da parte la propaganda e accettare ciò che è giusto, a partire dagli alti stipendi per chi ricopre ruoli delicati, nel mondo reale.