A poco più di una settimana di distanza dall'incendio che ha quasi completamente distrutto la cattedrale di Notre Dame a Parigi, simbolo della cultura francese ed europea, continuano le indagini degli inquirenti per fare luce sulle cause di quello che si sarebbe potuto trasformare in un vero e proprio disastro. In particolare, proseguono gli interrogatori degli operai e dei responsabili delle ditte scelte per il grande progetto di restauro della chiesa gotica, iniziato a luglio dello scorso anno. Tra queste "Le Bras Freres", società edile che montava le impalcature attorno alla guglia che è crollata insieme al tetto e a parte della navata interna, ha ammesso agli inquirenti che alcuni dei suoi uomini fumavano nel cantiere.

La società si è detta "rammaricata" per il fatto che alcuni operai abbiano violato il divieto di fumare durante i lavori, ma ha anche "escluso" ogni legame fra le sigarette e l'incendio della cattedrale. "Effettivamente – ha dichiarato il portavoce della ditta Marc Eskenazi – ci sono lavoratori che ogni tanto hanno violato il divieto ma in nessun caso all'origine dell'incendio ci potrebbe essere un mozzicone spento male". Un articolo del Canard Enchainé, pubblicato oggi, ha però rivelato che gli inquirenti avrebbero ritrovato sette mozziconi nella zona dei lavori, ragion per cui la verità su quanto successo lo scorso 15 aprile sembra essere ancora lontana. La cattedrale gotica è stata avvolta dalle fiamme che l'hanno quasi distrutta ed anzi ad un certo punto si è anche temuto che tutta la struttura crollasse. Ma grazie all'intervento di oltre 500 vigili del fuoco il peggio è stato scongiurato. La pista seguita sin da subito dagli inquirenti è quella dell'incendio accidentale: ci sarebbe cioè un incidente all'origine del rogo che ha divorato Notre Dame, partito dal tetto in legno di castagno dove erano in corso i lavori di ristrutturazione.