Una sigaretta spenta male o un cortocircuito dovuto ad un malfunzionamento del sistema elettrico. Sono queste le due possibili cause del vasto incendio che lo scorso 15 aprile ha quasi letteralmente distrutto la cattedrale di Notre Dame a Parigi. È quanto ha fatto sapere la Procura della Capitale francese, che scarta così ancora una volta la pista di origine dolosa o criminale, stando ai primi elementi raccolti. Al momento, dunque, al vaglio degli inquirenti restano queste due ipotesi, anche perché, fanno sapere, "nessun elemento" permette di accreditare l'altra tesi. Terminata la fase preliminare, la stessa procura affida adesso il proseguimento delle indagini a tre magistrati che dispongono di maggiori prerogative ai fini dell'inchiesta. Anche perché la strada da fare per arrivare a mettere un punto e trovare la verità sulla vicenda è ancora molto lunga.

Intanto, si continua a discutere dei lavori di ristrutturazione della cattedrale, quasi distrutta nell'incendio divampato lo scorso mese di aprile e visto in diretta tv da milioni di persone in tutto il mondo, mentre sulle rive della Senna i cittadini parigini pregavano affinché l'edificio, simbolo della città e del cristianesimo, oltre che patrimonio dell'Unesco dal 1991, non crollasse definitivamente. Un incubo durato 77 lunghi minuti in cui Notre Dame ha preso fuoco come un fiammifero. In realtà, sin da subito è stata confermata la causa dell'incidente accidentale. "Non c’è nulla che porti nella direzione di un gesto volontario", aveva detto detto il procuratore, Rémy Heitz subito dopo il disastro.  Il rogo sarebbe così partito dal tetto in legno di castagno dove erano in corso lavori di ristrutturazione nell'ambito del grande programma di restauro che doveva durare diversi decenni e arrivare a costare, per l’intera cattedrale, 150 milioni di euro.