Sembra essere una tregua fragile quella scattata nella notte tra giovedì e venerdì in Siria, dove a mezzanotte ora locale (le 23 in Italia) è entrato in vigore il cessate il fuoco tra il regime e l'opposizione. La tregua, che è stata preceduta da un intenso bombardamento, è stata siglata da Russia e Turchia e accettata sia dall'esercito siriano sia dalle fazioni ribelli. Ad annunciare l’accordo per il cessate il fuoco è stato ieri il presidente russo Vladimir Putin: “Poco fa è arrivata la comunicazione che è avvenuto un evento che noi non soltanto abbiamo aspettato a lungo, ma su cui abbiamo lavorato molto per renderlo possibile”. “Gli accordi – ha aggiunto il presidente russo – sono fragili e hanno bisogno di pazienza e attenzioni particolari”.

Gli scontri in Siria – Le prime violazioni sarebbero arrivate circa due ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Secondo quanto segnalato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), ribelli avrebbero violato la tregua e conquistato una posizione nella provincia di Hama. Un gruppo ribelle accusa invece il governo di bombardare aree dei villaggi di Atshan e Skeik nella provincia di Idlib, che confina con quella di Hama.

Accordo fragile – Dell'accordo che ha portato a un cessate-il-fuoco in Siria ha parlato ieri anche il premier italiano Paolo Gentiloni, che lo ha definito “fragile”. Sulla Siria “il punto di atterraggio, se credibile, non può che essere quello di apertura di negoziati seri sulla transizione gestiti dall'Onu”, ha detto Gentiloni alla conferenza stampa di fine anno. “È molto difficile immaginare una soluzione diversa – ha continuato il premier italiano -, lì bisogna arrivare e mi auguro che la Russia contribuisca ad arrivare a questa soluzione: Onu, transizione e dialogo tra Bashar Assad e le opposizioni”.