10 Gennaio 2022
10:59

Scontri in Kazakistan, il presidente Tokayev: “Proteste sono un tentato colpo di Stato”

Secondo il presidente del Kazakistan Tokayev, le proteste per l’aumento del prezzo del gas sono un “tentato colpo di Stato”. Dispiegate forze di sicurezza russe sul suolo nazionale.
A cura di Gabriella Mazzeo

Secondo Kassym-Jomart Tokayev, presidente del Kazakistan, le proteste dovute all'aumento del prezzo del gas nel Paese sono state un "tentato colpo di Stato". Per giustificare l'ordine di uccidere i manifestanti impartito alle forze di sicurezza, Tokayev ha dichiarato che i militari non avrebbero mai sparato su una folla pacifica. "A queste manifestazioni si sono unite persone armate che aspettavano solo un'occasione del genere per insidiare l'ordine costituzionale e distruggere le istituzioni governative del Paese". Poi ha rilanciato e ha suggerito che le proteste siano incoraggiate da "potenze straniere". Quali, però, non lo specifica. Dopo cinque giorni offline, ad Almaty è tornato anche internet che era stato interdetto alla popolazione da mercoledì scorso secondo quanto riporta la BBC.

Sono più di 5mila gli arresti effettuati in una settimana di scontri. Secondo il ministero dell'Interno, si tratta precisamente di 8mila arresti. La repressione implacabile ha causato centinaia di morti: quasi 200 secondo le prime informazioni. Le cifre riguardanti le vittime, secondo la CNN, non possono essere stabilite con certezza. Alla base delle proteste, l'aumento del prezzo del gas che ha causato un aumento generale del costo della vita. L'incremento sarebbe stato dettato dalla decisione del governo di interrompere gradualmente i sussidi sui prezzi del carburante e consentire al mercato di dettare i prezzi. Nonostante il tentativo di marcia indietro del presidente, l'ira dei manifestanti non si è placata: a causarla, un generale malcontento riguardante il governo e la corruzione. I manifestanti hanno preso d'assalto diverse città e palazzi delle istituzioni fino a causare anche il blocco dell'aeroporto.

Per far fronte ai disordini, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e richiesto l'intervento delle truppe inviate dalla Russia.La polizia avrebbe aperto circa 125 procedimenti penali relativi a episodi di violenza, omicidio e rapina. Informazioni che la CNN non è riuscita a verificare. Secondo quanto asserito dal governo, le forze di "mantenimento della pace" degli Stati membri dell'Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (CSTO) sono state dispiegate in tutto il Paese. Parte di questa organizzazione sono Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Teatro dei più importanti scontri, Almaty, città più grande del Paese. Obiettivo delle forze militari schierate è "proteggere le strutture militari statali e socialmente significative" ad Almaty. Secondo il presidente, rimarranno sul suolo nazionale fino a quando la situazione non sarà "completamente stabilizzata". Tra gli arresti anche personaggi importanti delle istituzioni: uno di questi è l'ex capo del Comitato per la sicurezza nazionale del Kazakistan Karim Massimov, accusato di tradimento.

L'Unione Europea ha  affermato di condannare fermamente gli atti di violenza in Kazakistan e soprattutto il "supporto militare esterno". Una stoccata alla Russia, presente sul suolo nazionale. "Le forze straniere – spiega Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – devono rispettare la sovranità e l'indipendenza del Paese. Ci rammarichiamo profondamente per la perdita di vite umane". Papa Francesco ha pregato per le vittime delle proteste, come annunciato durante l'Angelus.

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23 di askanews
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