5 Gennaio 2022
20:04

Il caro-benzina incendia le proteste in Kazakistan, assalto ai palazzi governativi e aeroporto bloccato

Palazzi governativi presi d’assalto, auto della polizia date alle fiamme e aeroporto bloccato. Le proteste per il caro-benzina in Kazakistan continuano mentre il presidente ha dichiarato lo stato di emergenza.
A cura di Chiara Ammendola

Stato di emergenza in tutto il Kazakistan dopo che da giorni il Paese è alle prese con una serie di proteste che sono sfociate in diversi e violenti attacchi ai palazzi governativi e al blocco dell'aeroporto di Almaty da parte di alcuni manifestanti. Stando a quanto si apprende i dipendenti sarebbero stati evacuati e tutti i voli sarebbero stati cancellati. Notizie frammentate quelle che giungono dal Paese guidato dal presidente Kassym-Jomart Tokayev visto che da alcune ore sembra che l'accesso a Internet sia stato interrotto ovunque. Intanto i manifestanti anti-governativi hanno preso d'assalto la città principale del Kazakistan, Almaty, nonché capitale economica dell’ex repubblica appartenente all’Urss, dove è stato messo a ferro e fuoco anche l'ufficio del sindaco: diversi i video che circolano sul web che mostrano l'edificio in fiamme insieme ad altri palazzi governativi della città.

Situazione che ha spinto il presidente Tokayev ad annunciare lo stato di emergenza nel Paese e una risposta dura da parte di militari e forze dell'ordine che hanno iniziato a utilizzare gas lacrimogeni e granate assordanti nei confronti dei manifestanti. "Come presidente, sono obbligato a proteggere la sicurezza e la pace dei nostri cittadini, a preoccuparmi dell'integrità del Kazakistan", ha detto Tokayev in un discorso televisivo durante il quale ha definito le proteste un "periodo nero" nella storia del Paese e i manifestanti "complottisti" che sono "motivati ​​finanziariamente". Tokayev, riportano i media russi, ha anche annunciato che da ora in poi sarà lui a guidare il Consiglio di sicurezza del Paese, organo finora presieduto dall’ex presidente Nursultan Nazarbayev. In serata il presidente ha chiesto l'aiuto della Russia e dei Paesi suoi alleati per reprimere le proteste in corso nel Paese dichiarando che il Paese è sotto attacco da parte di gruppi "terroristici".

Secondo quanto dichiarato dal capo della polizia di Almaty, Kanat Taimerdenov, "estremisti e radicali" avrebbero preso di mira anche 500 civili e saccheggiato centinaia di aziende. Anche il presidente ha giocato la carta degli "estremisti",  sostenendo che ci sono persone manovrate da "potenze straniere" che vogliono "far saltare la stabilità" nel Paese, il più grande dell'Asia centrale, e "frantumare l'unità" del popolo. Al momento stando a quanto riportato da agenzie di stampa russe, il bilancio delle violenze è di un centinaio di agenti delle forze dell'ordine feriti, 200 persone arrestate e 37 volanti della polizia danneggiate oltre a numerosi palazzi governativi presi d'assalto.

Le proteste in Kazakistan sono iniziate domenica a causa dell'aumento del prezzo del gas che ha generato di conseguenza un aumento generale del costo della vita, nonostante il Paese sia un grande produttore di gas e petrolio. L'aumento sarebbe stato dettato dalla decisione del governo di porre gradualmente fine ai sussidi sui prezzi del carburante alla pompa di benzina e consentire, così, al mercato di dettare i prezzi. Martedì il presidente ha tentato un passo indietro affermando che i prezzi del carburante sarebbero stati abbassati ma questo non ha fermato l'ira dei manifestanti che hanno preso d'assalto diverse città fino al blocco dell'aeroporto avvenuto quest'oggi.

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