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OffshoreLeaks: 200 italiani nella lista degli evasori

Una maxi-inchiesta svela i titolari di conti correnti e di investimenti nei paradisi fiscali provenienti dai 170 Paesi, compresa l’Italia. L’ammontare delle somme sottratte da questa lista di evasori al fisco ammonterebbe a una cifra stimata tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari.
A cura di Susanna Picone
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Una maxi-inchiesta svela i titolari di conti correnti e di investimenti nei paradisi fiscali provenienti dai 170 Paesi, compresa l’Italia. L'ammontare delle somme sottratte da questa lista di evasori al fisco dei rispettivi Paesi ammonterebbe a una cifra stimata tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari.

La “Wikileaks” dell’evasione – presto ribattezzata dalla stampa “OffshoreLeaks” – sta già facendo tremare 130mila titolari di conti correnti e investimenti nei paradisi fiscali provenienti da 170 Paesi. Tra questi ci sono politici, industriali, oligarchi, trafficanti d’armi e uomini della finanza internazionale. Anche dei nomi italiani. Tutto ha avuto inizio circa un anno fa, quando un anonimo ha spedito a un indirizzo australiano dischetti con due milioni e mezzo di dati riguardanti conti e depositi nei paradisi fiscali, dati inoltrati al Consorzio per il giornalismo investigativo di Washington (Icij) che per 15 mesi ha fatto lavorare 86 giornalisti di 38 testate e 46 Paesi diversi hanno eseguito delle verifiche. I primi risultati sono già apparsi sul quotidiano inglese Guardian, sull’americano Washington Post, sul francese Le Monde e altri ancora.

Per l’Italia il caso seguito dall’Espresso – Per quanto riguarda l’Italia, il caso è stato seguito dall’Espresso che nel numero di domani indicherà i nomi dei 200 italiani presenti nel database. Il caso è stato definito da un esperto come “il colpo più duro mai sferrato all’enorme buco nero dell’economia mondiale”. L'ammontare delle somme sottratte da questa lista di evasori al fisco dei rispettivi Paesi ammonterebbe in totale a una cifra stimata tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari. Il volume dei dati emersi è 160 volte più grande di quelli pubblicati da Wikileaks nel 2011. Tra i nomi che anticipa l’Espresso ci sono quelli di Gaetano Terrin, all’epoca commercialista dello studio Tremonti, Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, i commercialisti Oreste e Carlo Severgnini, con incarichi nei più importanti gruppi italiani.

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