I talebani avevano nascosto l’esplosivo tra i vestiti della bimba di quattro mesi (Memri)
in foto: I talebani avevano nascosto l’esplosivo tra i vestiti della bimba di quattro mesi (Memri)

In Afghanistan, una neonata di soli quattro mesi è stata ʽtrasformata’ in un piccolo ordigno esplosivo. La settimana scorsa, cinque persone sono state fermate dalla polizia mentre cercavano di entrare a Kunduz, una città nel nord del Paese. Del gruppo faceva parte anche una donna che teneva in braccio una bimba, avvolta con delle coperte. Solo dopo un controllo più minuzioso gli agenti hanno fatto la raccapricciante scoperta: sotto i vestititi della piccola c’era nascosta una bomba. Secondo quanto ha dichiarato la Direzione nazionale della sicurezza (National Directorate of Security, Nds), gli arrestati avevano occultato l’esplosivo sul corpicino della neonata per cercare di eludere i controlli ed entrare a Kunduz dove volevano compiere un attentato.

La notizia del ritrovamento dell’esplosivo sulla neonata ha suscitato indignazione e rabbia tra gli afghani.  “L’uso dei bambini nei conflitti armati è l'atto più brutale e crudele, perché è categoricamente proibito dalla sharia islamica e dalle leggi vigenti nel Paese”, ha commentato Sowita Abulrahizai, vice capo della Commissione Indipendente per i diritti umani in Afghanistan. “I bambini – ha aggiunto – sono i soggetti più vulnerabili, sono innocenti e devono essere protetti e aiutati”.

Nel corso del lungo e sanguinoso conflitto afghano, i talebani hanno utilizzato in molte occasioni bambini e adolescenti per realizzare attentati suicidi. Nel 2014, Spozhmay, una ragazzina di dieci anni, fu obbligata dal fratello ad indossare una cintura esplosiva per compiere un attentato nella provincia di Helmand. “Dovevo attraversare il fiume di notte – raccontò agli agenti – però avevo troppa paura e sono tornata a casa. Mio padre mi ha picchiata così sono scappata e la mattina mi sono arresa alla polizia”. Se Spozhmay è riuscita a salvarsi, altri bambini costretti dai talebani a diventare dei kamikaze non sono stati altrettanto fortunati.  Come accaduto nell'attentato al Centro culturale francese di Kabul dove a compiere il massacro fu un adolescente di 16 anni, imbottito di esplosivo. E, sempre nella capitale afghana, a dicembre del 2017 tre ragazzi si sono fatti esplodere in un centro culturale sciita uccidendo oltre 40 persone.

Il reclutamento dei bambini avviene soprattutto nel nord dell’Afghanistan. Secondo un rapporto di Human Right Watch, nelle scuole coraniche gestite dai talebani nella provincia di Kunduz, gli adolescenti vengono trasformati in combattenti pronti a morire. I convitti religiosi – la denuncia di Hrw – attraggono soprattutto bambini e ragazzi provenienti da famiglie povere per le quali la madrasa diventerebbe l’unico modo per assicurare la sopravvivenza dei loro figli. “La strategia dei talebani di reclutare i bambini è cinica e crudele, oltre che illegale”, ha dichiarato Patricia Gossman, ricercatrice di Hrw per l'Afghanistan.

Non c’è pace in Afghanistan dove in pochi giorni c'è stata una terribile sequenza di attentati in tutto il Paese. All'attacco alla sede di Save the Children, avvenuto pochi giorni fa a Jalalabad, è seguito un massacro ancora più sanguinoso con un’ambulanza bomba a Kabul. E mentre si cerca di dare un nome a tutte le oltre cento vittime dell’attentato di sabato scorso, all'alba di lunedì alcuni uomini armati hanno attaccato questa volta l'Accademia militare nella capitale facendo nuovi morti. “I talebani negli ultimi anni hanno agito in maniera sempre più violenta perché sanno che i loro slogan non riescono più ad attrarre la gente. Le persone adesso hanno capito la vera natura dei talebani e provano rabbia e odio verso di loro”, ha concluso Abulrahizai. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Unama, la Missione di Assistenza Onu in Afghanistan, da gennaio a settembre del 2017 sono stati 2.640 i morti tra i civili. Di questi quasi settecento erano bambini.