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7 Febbraio 2017
09:52

Malen, scomparsa a 15 anni all’uscita da scuola: “Uccisa in una messa nera”

Malen Zoe Ortiz è scomparsa da Magaluf, Calvia, nell’isola spagnola di Maiorca il 2 dicembre 2013. A luglio 2015 Massimiliano Rossi, pr milanese molto noto nell’ambiente della movida meneghina, va alla Guardia Civil a riferire informazioni sulla scomparsa di Malen. Un mese dopo il 42enne muore nell’incendio del suo furgone con un coltello piantato nel torace. Il suo caso viene archiviato dalla Guardia Civil come ‘suicidio’.
A cura di Angela Marino
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Malen Zoe Ortiz è una ragazzina di 15 anni. Frequenta il liceo a Magaluf, Calvia, nell’isola spagnola di Maiorca. È carina, solare e sorridente, ha tante amiche, un fidanzatino e le piace scattare foto con la macchina fotografica che le hanno regalato. Scompare misteriosamente all’uscita dalle lezioni il 2 dicembre 2013. Non verrà più trovata nonostante l’offerta di una ricompensa da parte della famiglia e una mobilitazione virale sui social. Massimiliano Rossi, 42 anni, pr milanese ed ex manager della discoteca meneghina ‘Rolling Stones' e dell’ex ‘Insomnia' di Ponsacco – dove nel 2011 un ragazzo morì per un cocktail di pasticche –  a Maiorca ha acquistato due case e vi trascorre gran parte dell’anno. Per quanto lontane le storie di questa piccola Yara spagnola e del pr milanese si legano a doppio filo.

Uno strano suicidio

Il 9 agosto 2015, due anni dopo la scomparsa di Malen, Rossi acquista un biglietto per andare da Maiorca a Ibiza. Non ci vuole più stare in quella che chiama ‘l’isola nera'. In quei giorni, però, succede qualcosa e Massimiliano rimanda la partenza di tre giorni, dal 9 al 12 agosto. L’11 il suo cadavere carbonizzato nell’incendio del furgone che guidava viene rinvenuto a Felanitx, sul versante opposto dell’isola rispetto a Magaluf, affollata località turistica. Per la Guardia Civil non ci sono dubbi: si tratta di suicidio. Anche se l’uomo è stato pugnalato; anche se il coltello è stato estratto e gettato accanto al corpo; anche se non si riesce a stabilire la natura del rogo che divampa all’improvviso, in una piazzola di sosta lungo la strada. Daniela Fadani, la madre, viene a sapere attraverso la compagna del figlio della sua morte. Nessuna autorità si preoccupa di comunicarle la notizia e quando vola in Spagna, non le vengono neanche restituiti gli effetti personali di suo figlio. “Si è suicidato” le dicono. Non ci sono dubbi, per la Guardia Civil, si è inferto quella coltellata da solo per non soffrire e poi ha gettato il coltello. Un video ripreso dalle telecamere della sorveglianza stradale, tuttavia, mostra il 42enne mentre scende dal furgone parcheggiato nella piazzola e poi sbuca dal lato del passeggero con la schiena in fiamme, come se qualcuno lo avesse sorpreso alle spalle, dandogli fuoco. La stessa telecamera ha ripreso un’auto chiara che si ferma, pochi attimi prima dell'incendio, alcuni metri prima del furgone.

"So cosa è successo a Malen"

Qualcuno potrebbe essere sceso da quella vettura e potrebbe essersi nascosto tra i rovi per aggredire l’uomo. Neanche questi elementi valgono ad aprire un’inchiesta per gli inquirenti spagnoli e neanche un inquietante messaggio Whatsapp, scritto dal pr a un’amica alcuni giorni prima della morte:

Ho visto che fine ha fatto la ragazza sparita a Magaluf due anni fa. Setta satanica presente a Maiorca. E credo di sapere dove hanno fatto la messa nera. Se muoio sai perché.

Nemmeno di fronte a queste dichiarazioni, la Guardia Civil ritiene di dover approfondire. Quello che sapeva della sorte di Malen, Massimiliano, non lo aveva tenuto certo per sé, ma, nel luglio 2016, era andato a riferirlo alla Guardia Civil, che però non aveva ritenuto di dover indagare. Anche il 6 agosto, cinque giorni prima di morire, Massimiliano aveva fatto una telefonata alla polizia alle 21 e 57. Durata: quattro minuti. Non è dato sapere cosa avesse denunciato alla Guardia Civil in quella telefonata, ma una cosa è certa: Massimiliano non si era limitato a riferire di vaghi sospetti, tanto che alla stessa amica scrive:

Di’ di cercare nei pressi di una casina diroccata prendendo il cammino che va nella pineta dove ci sono i cassonetti della spazzatura, vicino al ristorante Sol a son serra Marina. Nel pozzo.

In quel luogo a cercare non più la ragazza, ma i suoi resti, è Alejandro Ortiz, suo padre. Equipaggiato per calarsi nel pozzo, perlustra i luoghi indicati da Rossi, senza trovare nulla. La Polizia, con le attrezzature del caso, avrebbe forse avuto più fortuna.

Mario, Martina e Massimiliano: per loro nessuna verità

La storia resta senza finale, aperta, esattamente come le indagini sulla scomparsa della giovane Malen. Forse Massimiliano sapeva veramente cosa ne è stato dell'adolescente, se qualcuno l'ha adescata e se veramente nell"isola nera', come soleva chiamarla, ci sono gruppi di satanisti che celebrano messe nere. È morto per questo, Massimiliano? Perché aveva rivelato un segreto compromettente? La polizia spagnola, di certo, non lo scoprirà, avendo archiviato come suicidio la vicenda, come già accaduto per gli italiani Mario Biondo e Martina Rossi, morti in Spagna, in circostanze tutt'altro che chiare.

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