Quando il 13 marzo del 2013 Papa Francesco si affacciò dalla finestra che dà su Piazza San Pietro, dopo l'esultanza delle migliaia di persone presenti pronunciò il suo primo discorso da Pontefice: parole che, come fu subito evidente, avrebbero segnato una netta differenza rispetto al suo predecessore, Benedetto XVI, e inaugurato una stagione di "vicinanza" tra i "ministri di Dio" e i fedeli: "Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell'accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. […] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. […] E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me".

Il Papa venuto "dalla fine del Mondo" in questi due anni ha dedicato alle "periferie dell'umanità" gran parte delle sue energie: si è recato in Albania e i Corea del Sud, in Turchia e nelle Filippine, ma anche a Cassano all'Jonio, Campobasso, Caserta. Ha incontrato i potenti del pianeta, da Obama a Shimon Peres, passando per Abu Mazen. Fondamentale il suo operato contro un nuovo intervento militare in Siria, che nell'estate del 2013 sembrava veramente imminente. Ma fondamentale è stato anche il ruolo giocato da Bergoglio nel riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba, e quello nella ripresa dei negoziati di pace tra Israele e palestinesi. Se c'è però un'opera in cui Papa Francesco si è veramente contraddistinto è stato il tentativo di riavvicinare la chiesa alle persone comuni: in tal senso la "lotta senza quartieri" alla pedofilia, gli appelli alla sobrietà, le critiche al capitalismo e alla povertà e persino le telefonate fatte alle persone in difficoltà.

Bergoglio è dunque il "Papa delle periferie", sia geografiche che esistenziali, il Pontefice che sta facendo della "misericordia" l'elemento distintivo rispetto ai suoi predecessori. Francesco promuove una chiesa che non ha paura di abbracciare gli "ultimi", né di dialogare con chi non si è mai avvicinato alla fede cattolica. Non è forse un caso che sabato il Santo Padre abbia ricordato che il ruolo della chiesa "è quello di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero; la strada della Chiesa è proprio quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle “periferie” dell’esistenza; quella di adottare integralmente la logica di Dio".