
Un anno di continuità, piuttosto che di rottura, con il pontificato di Francesco: dodici mesi fa Leone XIV saliva al soglio pontificio come primo Papa nordamericano della storia. Molti si aspettavano una vera e propria rivoluzione che, tuttavia, non c’è stata. Quando fu scelto dai cardinali, fu chiaro a tutti che la figura di Robert Francis Prevost fosse di grande equilibrio: conosceva bene i meccanismi della Curia romana, essendo stato Prefetto del Dicastero per i Vescovi, ma vantava anche un’ampia esperienza pastorale e missionaria, avendo ricoperto un incarico episcopale in Perù, in una delle zone più povere. In molti si chiedevano quale impronta avrebbe dato al suo magistero e se avrebbe segnato una netta cesura con l'era di Francesco. La risposta, a un anno di distanza, è un chiaro "no".
Sono stati smentiti quanti pronosticavano un "Papa americano" prono a Donald Trump. Il presidente statunitense, dopo la morte di Francesco, aveva effettuato personalmente una generosa donazione alla Santa Sede con l’intento di accattivarsi i favori del Vaticano. Al contrario, il Papa non ha mai smesso di invocare la pace, specialmente nei mesi in cui Trump ha attaccato militarmente prima il Venezuela e poi l’Iran. Il tycoon ha quindi duramente criticato Prevost, il quale ha sempre ribadito di parlare secondo il Vangelo. La "pace disarmata" è al centro del magistero di Leone, che non ha solo chiesto la fine dei conflitti, ma anche un cambio di passo nella gestione dei meccanismi che generano le guerre, puntualizzando la necessità di cessate il fuoco, l'apertura di negoziati e la protezione della popolazione civile. Temi, questi, che non potevano che irritare il presidente statunitense.
Alla gente comune, però, Leone XIV piace, come ha dimostrato il bagno di folla durante il Giubileo dei Giovani da lui presieduto. Piacciono le sue posizioni contro la guerra e la piena sintonia con il predecessore nella lotta alla povertà. Durante il viaggio in Angola dell’agosto 2025, ha ribadito che l'indigenza non è ineluttabile, ma frutto di precise scelte economiche, denunciando un sistema che favorisce le rendite finanziarie a scapito del lavoro e lo sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi poveri da parte di quelli più ricchi.
Poche settimane fa, il Pontefice ha annunciato la convocazione di un incontro mondiale dei vescovi per l'ottobre 2026. L'obiettivo è discutere di pastorale familiare a dieci anni dall'esortazione Amoris Laetitia, che aveva consentito, a determinate condizioni, la comunione ai divorziati risposati. Ebbene Leone XIV, sebbene spesso definito un conservatore in fatto di dottrina, non sembra intenzionato a cambiare l’orientamento di Bergoglio, confermando l'apertura verso i divorziati risposati affinché rientrino pienamente nella vita della Chiesa.
Leone XIV ha inoltre proseguito la riforma della gestione del patrimonio vaticano, garantendo trasparenza nei fondi e tagli agli sprechi. Ha continuato a nominare laici e suore in ruoli chiave, nel segno di quella sinodalità tanto cara a Francesco. Ha riformato la Chiesa romana nominando nuovi vescovi ausiliari per garantire maggiore attenzione alle periferie e al disagio sociale. Conoscendo a fondo la Curia, ha avviato una riorganizzazione lenta ma precisa della Santa Sede. Contrariamente al suo predecessore – che spesso operava "con l'accetta", chiudendo o aprendo uffici e revocando mandati in corso – Leone sta imponendo uno stile più istituzionale. Il cambiamento più significativo è stata la recente sostituzione dell’Elemosiniere apostolico: il cardinale Konrad Krajewski, storico collaboratore di Francesco, è stato promosso e sostituito, ma senza il clamore mediatico che accompagnò l'allontanamento di monsignor Georg Gänswein sotto il precedente pontificato.
Dunque, un anno dopo, Leone XIV ha dimostrato che si può essere diversi da Francesco senza tradirne l'eredità. Certamente, in quest’ultimo anno si è annoiato chi era diventato attento soprattutto ai comportamenti, a volte sopra le righe e inusuali, di Papa Bergoglio. Leone ha scelto di tornare a vivere negli appartamenti papali, non porta la borsa da solo e non fa parlare di sé per uscite dirompenti come il celebre "chi sono io per giudicare"; tutti atteggiamenti che in passato avevano guadagnato le prime pagine dei media e dei social. Eppure, Leone XIV fa il Papa: porta avanti in modo saldo, e in continuità con i suoi predecessori, la dottrina della Chiesa cattolica, parla di pace e difende i poveri. Forse non è "glamour", forse piace più ai credenti che ai laici, forse non compare ogni settimana sulle copertine dei magazine e nessun editore creerà riviste interamente dedicate a lui, ma a Leone va chiaramente bene così e al miliardo di cattolici sparsi nel mondo, pure.