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Elezioni Presidenziali in Francia del 2022
23 Aprile 2022
07:00

Chi è Emmanuel Macron, l’ex banchiere che ora vuole “fare la differenza” anche in Ucraina

L’avvicinamento alla vita politica come consulente tecnico, l’ascesa all’Eliseo in pochi anni. Ma anche le proteste dei gilets jaunes, le accuse di essere il “il presidente dei ricchi”. Ecco chi è Emmanuel Macron.
A cura di Annalisa Girardi
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Elezioni Presidenziali in Francia del 2022

Eletto presidente a 39 anni, il più giovane nella storia della Francia repubblicana, Emmanuel Macron è di nuovo in corsa per l'Eliseo e domenica 24 aprile affronterà Marine Le Pen al ballottaggio esattamente come avvenuto cinque anni fa. Avvicinatosi alla vita politica come consulente dopo una carriera iniziata in banca, oggi (specialmente dopo l'uscita di scena di Angela Merkel) è de facto il leader europeo: secondo i sondaggi vicino alla riconferma, Macron arriva da cinque anni di alti e bassi, in cui la politica francese ha vissuto importanti trasformazioni tra il terremoto dei gilets jaunes, la pandemia e ora la guerra in Ucraina. Un politico che rifiuta le logiche tradizionali di destra e sinistra, amatissimo a Parigi ma decisamente meno apprezzato nelle città e nelle periferie in cui la crisi economica si è fatta più sentire, dove spesso viene definito "il presidente dei ricchi" e accusato di essere scollegato dalle realtà più difficili: ecco chi è Emmanuel Macron.

Da banchiere a presidente, l'ascesa di Emmanuel Macron

Quarantaquattro anni, nato ad Amiens da padre neurologo e madre pediatra, sposa la sua insegnante del liceo, oggi first lady francese, Brigitte Trogneux. All'università studia prima filosofia a Nanterre, per poi approdare alla celebre Sciences Po di Parigi e all'École nationale d'administration, la scuola dell'amministrazione pubblica francese. Finiti gli studi inizia a lavorare come ispettore delle finanze e qualche anno più tardi viene assunto alla Rothschild & Cie Banque, una banca d'affari.

Entra nel mondo della politica come consigliere tecnico dell'ex presidente socialista François Hollande, da cui poi, nel 2014, viene scelto come ministro dell'Economia. Due anni più tardi rassegna le dimissioni e fonda La République En Marche, un partito né di destra, né di sinistra. L'anno seguente, nel 2017, si candida alle presidenziali. E vince dopo il ballottaggio con Marine Le Pen.

Quando viene eletto, è il più giovane presidente che la Francia abbia mai avuto. Così come è giovane la sua carriera politica. Alla prima candidatura è pressoché sconosciuto, ma la sua campagna elettorale è incredibilmente efficace. Macron si presenta alle presidenziali come indipendente, rifiutando le tradizionali logiche di polarizzazione politica tra destra e sinistra, ma caratterizzato da un convinto europeismo. La sua agenda è ricca d'Europa, l'etichetta è liberale. Al centro del suo programma ci sono sempre state le riforme, ma proprio a causa di quella sulla tassazione ha dovuto affrontare uno dei capitoli più difficili del mandato: quello delle proteste dei gilets jaunes. 

Perché Macron è "il presidente dei ricchi"

La miccia che accese le proteste fu tassa sui carburanti. L'aumento del prezzo della benzina scatenò delle proteste che presto misero nel mirino l'elevato costo della vita e le riforme fiscali, denunciando come queste pesassero sempre di più sulla classe media, sui lavoratori delle aree rurali e delle periferie. Milioni di persone scesero in piazza in tutta la Francia: si chiedeva non solo l'abbassamento della famigerata tassa sul carburante, ma anche l'aumento generale dei salari e una nuova tassa di solidarietà che contribuisse a redistribuire la ricchezza. Non mancarono le azioni violente, tra scontri con la polizia e atti di vandalismo devastanti.

Le proteste investirono Macron in prima persona. Fu coniato l'epiteto di "presidente dei ricchi" e Macron accusato di fare gli interessi delle fasce più alte di reddito. Non mancarono, inoltre, le polemiche sui guadagni e sulle dichiarazioni finanziare del presidente: lui stesso anni prima aveva lamentato una tassazione troppo elevata nei suoi anni da banchiere, ragion per cui si era poi schierato a favore della diminuzione della tassa sulla ricchezza finanziaria. Un altro aspetto, sottolineavano i manifestanti, che dimostrerebbe le distanze abissali tra il presidente e la vita reale della stragrande maggioranza dei cittadini francese.

I rapporti con l'Italia e la leadership in Europa

I gilets jaunes furono anche motivo di uno scontro diretto con il nostro Paese. Nel 2019, infatti, Luigi Di Maio, allora capo politico del Movimento Cinque Stelle, principale partito in Parlamento, incontrò un leader della fazione più estremista dei manifestanti, appoggiando apertamente le proteste. Ragion per cui Parigi richiamò il proprio ambasciatore in Italia, chiedendo rispetto "tra i governi democraticamente e liberamente eletti". Oggi i rapporti sono nettamente migliori, tanto che Macron l'anno scorso ha firmato insieme a Mario Draghi il Trattato del Quirinale, che rafforza la cooperazione tra Roma e Parigi.

Non è l'unico trattato bilaterale che Macron ha firmato durante il suo mandato. Ha anche firmato quello di Aquisgrana con la Germania, all'epoca guidata dalla Cancelliera Angela Merkel. Proprio con Merkel i rapporti non sono sempre stati idilliaci, ma i dissapori sono sempre stati risolti nel nome del bene comune europeo. In realtà, anche il forte tratto europeista di Macron è stato di tanto in tanto accusato di essere solo una facciata: diverse decisioni prese in politica estera, infatti, sono andate nella direzione opposta, ad esempio nella gestione della crisi libica.

Sia la gestione comune della pandemia, ma ancor più oggi la guerra in Ucraina, però confermano Macron come vero leader europeo. Oggi il presidente francese è tra i principali interlocutori dei negoziati tra l'Ucraina di Volodymyr Zelensky e la Russia di Vladimir Putin e un attore internazionale fondamentale per la gestione della crisi. Lo stesso Macron è ben consapevole del suo ruolo: "Tornerò a Kiev, e sarà per fare la differenza", ha detto.

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