Il governo ha messo in campo una serie di misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus da un punto di vista economico. Lo stanziamento previsto dal decreto Cura Italia è di 25 miliardi e ha l’obiettivo di aiutare famiglie, lavoratori e imprese che risentono dei contraccolpi della chiusura totale prevista dal governo. Alcune di queste misure riguardano da vicino i cittadini e i commercianti, che possono accedere a bonus, sospensione di alcuni pagamenti e altre forme di sostegno: andiamo a vedere cosa bisogna fare per poter usufruire di queste misure.

Decreto Cura Italia, come accedere a indennità per lavoratori autonomi

Commercianti, artigiani e lavoratori autonomi con partita Iva, co.co.co o iscritti alla gestione separata dell’Inps possono accedere a un indennizzo da 600 euro. A questo bonus possono accedere anche i lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari, gli agricoli e i lavoratori del mondo dello spettacolo. La domanda dovrà essere presentata all’Inps, che dovrebbe fissare un click day nei prossimi giorni. Per quanto riguarda le modalità si attende una circolare con le regole precise. Per quanto riguarda, invece, gli iscritti agli ordini professionali ci sarà la possibilità di accedere a un’altra misure, chiamata Reddito di ultima istanza. In questo caso si sa solo che vengono stanziati 300 milioni, ma si aspettano le regole dai ministeri per capire come funzionerà.

Il bonus sullo stipendio da 100 euro e i lavoratori in quarantena

Per i lavoratori dipendenti che devono continuare a uscire da casa e lavorano in sede è previsto un bonus da massimo 100 euro. Vale per chi non può sfruttare lo smart working e ha un reddito inferiore ai 40mila euro lordi annui. Il bonus non è imponibile ai fini fiscali e viene erogato direttamente dal datore di lavoro sullo stipendio: 100 euro è la cifra massima ma va calcolata sulla base dei giorni effettivi di lavoro in sede. Verrà pagata ad aprile, poi il datore di lavoro recupererà le somme attraverso compensazione fiscale. Per i lavoratori in quarantena precauzionale, invece, il periodo a casa deve essere considerato come la malattia. Il periodo di malattia per quarantena non si somma al calcolo del periodo di comporto, ovvero il limite di giorni di malattia in un anno dopo cui un lavoratore è licenziabile.

La sospensione dei mutui e dei versamenti fiscali

Per chi paga un mutuo o un prestito bancario c’è la possibilità di sospendere i versamenti fino al 30 settembre, attraverso l’adesione al Fondo mutui prima casa. Per accedere bisogna presentare la domanda alla banca o all’intermediario finanziario che ha erogato il credito, procedure che si possono svolgere anche online. Per le aziende dei settori più colpiti, inoltre, è prevista la sospensione dei versamenti di contributi e ritenute per i lavoratori dipendenti. Ancora, vengono sospesi i pagamenti delle cartelle fiscali dall’8 marzo al 31 maggio: in questo caso slitta il pagamento, senza bisogno di particolari adempimenti.

Le misure per i negozianti nel decreto Cura Italia

Per i negozianti c’è la possibilità di accedere a un credito d’imposta che corrisponde al 60% del canone di locazione della sede per il mese di marzo. Vale per laboratori e negozi in cui si svolge effettivamente l’attività lavorativa, ma solamente se sono stati costretti a chiudere e non vale, quindi, per chi ha proseguito nella sua attività, come per le rivendite di alimentari. Il bonus verrà erogato in maniera automatica alla prima scadenza fiscale: si tratterà di un credito d’imposta spendibile in compensazione.

Come accedere alla cassa integrazione e il sostegno alle aziende

Il decreto Cura Italia prevede il congelamento dei licenziamenti per due mesi. Alle aziende viene però data la possibilità, nel caso in cui non possano proseguire con l’attività, di ricorrere alla cassa integrazione. La Cig in deroga varrà anche per chi ha un solo dipendente e riguarderà il periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto, per un massimo di nove settimane. Per accedere si dovrà inoltrare domanda all’Inps, ma le modalità di presentazione devono ancora essere definite. Le aziende, inoltre, potranno accedere a un credito d’imposta al 50% per le spese effettuate per gli interventi di sanificazione delle sedi. Il credito vale per una spesa massima di 20mila e non dovrebbe essere automatico, ma anche in questo caso si attendono le regole.

Come chiedere il congedo parentale e il voucher baby sitter

Per le famiglie con figli vengono previste due misure: il congedo parentale e il voucher baby sitter. Partiamo da quest’ultimo: sono 600 euro al mese, che diventano mille per gli operatori sanitari e le forze dell’ordine. Per ricevere il bonus si deve presentare domanda all’Inps, registrandosi sul sito dell’istituto di previdenza o utilizzando lo Spid. Il congedo parentale, invece, vale per 15 giorni al mese per famiglia: i 15 giorni possono essere sfruttati, alternativamente, dal padre o dalla madre. Vale per chi ha figli con età non superiore ai 12 anni e si riceve un’indennità che corrisponde al 50% della retribuzione. Il congedo deve essere chiesto al datore di lavoro che non può rifiutare.