La chiusura delle scuole stabilita dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus pone un problema per le famiglie italiane: come accudire i figli più piccoli in questo periodo? Per questo motivo sono due le opzioni messe in campo dall’esecutivo con il decreto Cura Italia, che stanzia in totale 25 miliardi di euro: un congedo parentale straordinario e i voucher per baby sitter. Per quanto riguarda i congedi, potrà usufruirne almeno uno dei due genitori lavoratori. Prevista l'estensione anche ai coniugi degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza.

Il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, aveva spiegato: “Sto pensando alla possibilità di un sostegno per i costi delle baby sitter, con i voucher, si tratta di proposte per le quali ci sono in corso valutazioni economiche. Anche i nonni che sono così preziosi nel welfare della nostra società vanno tutelati, quindi dobbiamo dare anche la possibilità di evitare troppo contagio tra i bambini e i nonni, con congedi straordinari per i genitori. Sono misure che si dovranno attivare fin da ora”.

Il congedo parentale straordinario per l’emergenza Coronavirus

Per i lavoratori dipendenti si è pensato a un congedo straordinario, cioè a uno strumento apposito, diverso dal congedo parentale che è troppo costoso e diverso anche dal congedo per malattia che potrebbe creare problemi nel caso di cumulo con altri giorni di assenza. L’idea alla base della misura è stata quella di permettere a uno dei due genitori di assentarsi dal lavoro e restare a casa in attesa che riprendano le attività scolastiche. Il congedo riguarda i genitori con figli fino ai 12 anni e vale per un massimo di 15 giorni per i lavoratori dipendenti del settore privato. Possono accedere o l’uno o l’altro genitore, potendo anche usufruirne entrambi ma non contemporaneamente. Con questo congedo viene riconosciuta una indennità pari al 50% della retribuzione e questi periodi sono coperti da contribuzione figurativa.

Come funziona normalmente il congedo parentale

Il congedo parentale in condizioni normali può essere richiesto dalla madre o dal padre per dieci mesi complessivi o per 11 in alcuni casi particolari, per esempio quando il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionario di almeno tre mesi. Il congedo può essere richiesto per bambini da 0 a 12 anni. Al richiedente spetta il 30% della retribuzione media giornaliera per sei mesi se il bambino ha tra 0 e 6 anni. Non spetta, invece, alcuna retribuzione se il figlio in questione ha tra i 6 e i 12 anni. Per i genitori adottivi valgono le stesse modalità, non considerando però l’età anagrafica del bambino ma i primi 12 anni di entrata del minore nella famiglia.

I voucher baby sitter, invece, non ci sono più. Erano stati introdotti nel 2013 dall’allora ministra Elsa Fornero e sono poi sempre stati prorogati fino allo scorso anno, con lo stop arrivato dalla legge di Bilancio 2019. Questi voucher permettevano ai genitori di scambiare il congedo parentale con un bonus fino a 600 euro mensili, per un massimo di sei mesi e di quindi di 3.600 euro totali, da utilizzare per pagare baby sitter o il nido.