Inchiesta P4

Tra logge e politica. Ieri Luigi Bisignani è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4. L'indagine condotta dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock della Procura di Napoli intende fare chiarezza su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla gestione di notizie riservate, appalti, nomine e finanziamenti che, in base alle ricostruzioni dell'accusa, avrebbe agito attraverso dossier, ricatti e pressioni anche su alti organi costituzionali. Al momento l'ipotesi di reato per Bisignani è quella di favoreggiamento in relazione alla rivelazione di notizie coperte da segreto. Con lui nell'occhio del ciclone c'è anche il senatore del Pdl Alfonso Papa: anche per Papa è stato chiesto l'arresto e ora bisognerà aspettare l'autorizzazione a procedere del Parlamento. Ma chi è davvero Luigi Bisignani?

Bisignani nasce a Milano nel 1953 e dopo la laurea in economia, giovanissimo, diviene il capo dell'ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati nei governi presieduti da Giulio Andreotti tra il 1976 e il 1979 . In quegli anni è anche cronista per l’Ansa.

L'ISCRIZIONE ALLA LOGGIA P2

Nel 1981 il suo nome viene trovato negli elenchi dei membri della loggia massonica P2 rinvenuti a Castiglion Fibocchi, un piccolo comune toscano in provincia di Arezzo. Tessera 1689. Bisignani, ironia della sorte, seguiva da tempo per l'Ansa le vicende legate alle logge massoniche e fu proprio lui a dettare la notizia all'agenzia: "Seguo da tempo per l'Ansa le notizie sulla massoneria e conosco, pertanto, molti alti elementi della massoneria, compreso Licio Gelli. I quali abitualmente mi fanno avere i loro comunicati in redazione. Smentisco però categoricamente la mia appartenenza a qualsiasi loggia massonica, compresa ovviamente la P2. Faccio notare che non avrei neppure l'età per l'iscrizione alla P2 che sarebbe di 30 anni come ho scoperto leggendo il libro I massoni d'Italia edito dall'Espresso". Bisignani nel corso degli anni s'è sempre detto estraneo alla loggia del Venerabile Licio Gelli.

LA CONDANNA PER LA MAXI-TANGENTE ENIMONT

Anche nella stagione di Mani Pulite Bisignani è vicino agli ambienti che contano. Sono gli anni del famoso processo Enimont nel quale Bisignani è imputato con altri politici e imprenditori.  Il processo vede coinvolti i maggiori esponenti politici della Prima Repubblica accusati, insieme ad alcuni imprenditori, di aver intascato una maxi-tangente di 150 miliardi di lire: soldi utilizzati per finanziare i partiti in maniera illegale. Si tratta del cosiddetto finanziamento illecito. L'Enimont era un affare che riguardava i due poli della chimica, la statale Eni e la privata Montedison. Un affare che per Raul Gardini della Montedison non funzionava e dal quale decise di uscire sborsando la famosa maxi-tangente di 150 miliardi.

Bisignani entra in questa storia in qualità di direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi, azionista di maggioranza della Montedison. Fu lui secondo la Procura di Milano il "postino della tangente". E' il 1993 quando i pm milanesi chiedono il suo arresto per la violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Il processo arriva in Cassazione nel 1998 e Bisignani viene condannato a due anni e otto mesi di reclusione. A causa della condanna, nel 2002 verrà radiato dall'ordine dei giornalisti.

L'INCHIESTA WHY NOT

Nel 2007 il nome di Bisignani compare anche nell'inchiesta Why not (dal nome di una società di Lamezia Terme che fornisce alla regione lavoratori specializzati nel settore informatico), avviata dal pubblico ministero Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli. L'indagine in questione riguarda l'informatizzazione in Calabria, un altro business che per De Magistris serve a drenare risorse pubbliche. Tale denaro "alimenta un sistema di collusione criminale con distribuzione di ruoli tra imprenditori, professionisti e pubblici amministratori il cui fine era quello di percepire in modo illecito finanziamenti pubblici per importi di diversi milioni di euro "- scrive il pm.

Anche in questo caso viene ipotizzata l'esistenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l'utilizzo di finanziamenti e l'assegnazione di appalti. Si tratta della cosiddetta "La Loggia di San Marino". De Magistris ordina una perquisizione a Bisignani, ma, come ha rivelato in queste ore l'ex pm, "pochi giorni dopo l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella accelerò la procedura ispettiva, condotta da magistrati che sono nell'inchiesta P4. Nel giro di pochissimi giorni fu chiesto il trasferimento d'ufficio e in altrettanti pochissimi giorni fui trasferito".

AMICI MOLTO POTENTI

Bisignani è sempre stato vicino ai poteri forti e lo è anche oggi. E' stato compagno dell'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Daniela Santanché; è inoltre un grande amico di Gianni Letta e di Italo Bocchino. Ma nella sua rete ci sono anche Denisi Verdini, altri uomini importanti del governo, dell'Eni, vertici dei servizi di sicurezza, uomini della Rai. Adesso bisognerà capire come evolverà l'inchiesta condotta dai pm napoletani: se Bisignani deciderà di cantare le sue rivelazioni potrebbero far scricchiolare un interno Paese.