La storia della mamma coraggio Matilde Sorrentino raccontata ai ragazzi delle scuole al festival “Imbavagliati”

Un omicidio irrisolto da 20 anni. Quello di una mamma coraggio che ha perso la vita per denunciare la rete di pedofili che abusava di suo figlio, ma non solo. Anche di altri bambini. Sullo sfondo la camorra di Torre Annunziata e i suoi affari vedendo materiale pedopornografico. Una storia che dagli anni '90 arriva ai giorni nostri nel format di Fanpage.it e Deepinto "Confidential" e che è stata ospitata anche al festival di giornalismo civile "Imbavagliati", contro la censura. Quella stessa censura subita dalla mamma coraggio Matilde Sorrentino.
Ma la sua storia ha superato i confini del tempo grazie all'avvocata Elena Coccia e Salvatore, figlio di Matilde. Ed è arrivata a un pubblico molto particolare, presente al festival: i ragazzi delle scuole. Durante l’incontro, a cui hanno preso parte oltre l'avvocata anche il team Confidential, è stato proiettato un estratto della video-inchiesta di Fanpage.it che, attraverso interviste ai testimoni e immagini esclusive, ha ripercorso la denuncia delle madri di Torre Annunziata, l’omicidio di Matilde Sorrentino e la ricerca della verità su chi abbia ordinato la sua morte, fino ai più recenti sviluppi giudiziari, con l'assoluzione del presunto mandante, "per non aver commesso il fatto".
La storia di Matilde Sorrentino
Matilde Sorrentino fu assassinata nel 2004 da un sicario della camorra dopo aver denunciato una rete di pedofili che abusava di suo figlio e di altri bambini all’interno della scuola elementare del rione Poverelli. Uno scandalo enorme, che portò alla sbarra 17 persone in un clima segnato da intimidazioni, minacce e omertà, spezzato soltanto dal coraggio di Matilde e di altre madri.
Per questo, il 26 marzo 2004, Matilde venne zittita per sempre con quattro colpi di pistola sull’uscio di casa. Da allora, l’avvocata Elena Coccia ha continuato a chiedere giustizia, mantenendo viva la memoria di Matilde e cercando la verità su un omicidio brutale.
Il festival "Imbavagliati"
A precedere l’incontro dedicato a Matilde è stato l’intervento del giornalista e corrispondente Marco Cesario sul “giornalisticidio” in Libano, a partire dalla riaccensione del fronte con Israele nel 2023. Nel suo intervento ha mostrato un report sui giornalisti di guerra uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro, parlando di “una vera e propria strategia ordita dal governo israeliano per evitare che si sappia ciò che accade realmente in Medio Oriente”.
A seguire, la proiezione del cortometraggio “Dolly Make Up” della regista Giuliana Boni, dedicato alla violenza di genere, alla violenza domestica e assistita e l'illustrazione del lavoro della CPO nell’ordine dei giornalisti e il percorso formativo per diffondere la cultura della parità di genere e combattere gli stereotipi nei confronti delle donne vittime di violenza da parte della cronista Titti Improta – consigliera CNOG (Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti) e componente della Commissione Pari Opportunità e Nunzia Marciano – componente CPO ordine giornalisti della Campania. Ma anche uno spazio di confronto dedicato agli stereotipi e alle forme linguistiche che rischiano di colpevolizzare le vittime o attenuare la gravità dei fatti nei linguaggi giornalistici in tema di femminicidio con l’intervento della giornalista Graziella Di Mambro, caposervizio giudiziaria a Latina Oggi e responsabile per la legalità dell’associazione Articolo 21.
Imbavagliati giunge così al termine della sua XI edizione, dal titolo “Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole”, promossa per denunciare i diritti violati delle donne in Italia e nel mondo, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici — che ha ospitato la manifestazione nella storica sede di Palazzo Serra di Cassano — con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e Articolo 21.