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Da anni la sicurezza è al centro del dibattito politico e della nostra società, ma dovremmo pensare soprattutto a che tipo di sicurezza stiamo costruendo. Perché a forza di inseguire i fatti di cronaca che dettano l'agenda politica, abbiamo scambiato la sicurezza con le politiche securitarie e, in fondo, ci siamo persi le vere sicurezze di cui abbiamo bisogno: quella economica e quella sociale.
Della sicurezza economica potremmo parlarne per ore e mettere al centro il precariato, ma oggi quella di cui voglio parlare è quella sociale e parte da un fatto di cronaca — questa volta sì — ovvero quella di un ragazzo transgender che viene sospeso a scuola perché chiede di applicare la carriera alias, ovvero la possibilità di non utilizzare il nome di battesimo, in questo caso femminile, ma di utilizzare il nome maschile che lui stesso ha scelto.
In questi anni abbiamo visto diversi adolescenti tentare il suicidio, purtroppo a volte riuscirci, oppure praticare atti di autolesionismo e in generale essere depressi perché transgender e non riconosciuti dalla società, che non li ha messi in sicurezza nel loro essere, nella loro identità.
Una delle insegnanti si è rifiutata da subito di chiamarlo con il nome maschile. Ha detto: "sarai per sempre una femmina". Ma da lì è partita una mobilitazione dei genitori degli altri adolescenti di questo liceo romano che, invece, hanno puntato tutto sulla sicurezza sociale di questo ragazzo, stringendosi attorno a lui e alla sua famiglia e sostenendoli in una battaglia di civiltà.
Con Fanpage ce ne siamo occupati appena ci hanno segnalato la storia e oggi vogliamo continuare a farlo qui su Scanner.