Sandro Veronesi, vincitore del premio Strega 2020, torna in libreria con la ripubblicazione di ‘XY' romanzo uscito per la prima volta dieci anni fa e che torna in una nuova veste grafica per La nave di Teseo. A distanza di due lustri, quel romanzo dalle tinte noir, che oppone fede e ragione, ci parla in modo inaspettato di oggi e della pandemia che stiamo attraversando. Il microcosmo di borgo San Giuda, attraversato da Don Ermete e la psichiatra Giovanna – e dai 42 abitanti del piccolo borgo – ci parla dell'importanza di accettare ciò che non possiamo spiegare razionalmente. E compone un romanzo che tiene col fiato sospeso, e illumina con la forza della scrittura, nella tradizione letteraria di Balzac e Dostoevskij, le ombre più nascoste dell’animo umano.

"Quando ho scritto questo romanzo, io pensavo alla morte dei miei genitori alla difficoltà di accettare una cosa inoppugnabile" dice l'autore de ‘Il colibrì'. "Sulla quale la scienza non sapeva dire nulla, sulla quale nemmeno la fede sapeva dire nulla. E dieci anni dopo questa cosa sembrerebbe una metafora di quanto sta accadendo oggi".

Un albero ghiacciato, di un rosso vivo, pulsante, intriso di sangue. Una strage indicibile si è consumata ai piedi di quell’albero: undici vite strappate da undici cause di morte diverse, avvenute contemporaneamente, in un lampo. I quarantadue abitanti di Borgo San Giuda, travolti dall’onda d’urto di quella scoperta, si ritrovano al centro dell’attenzione mediatica. Semplici testimoni del male, diventano i protagonisti dimenticati di questa storia, e tutti insieme scivolano nella follia. Questo lo schema del mondo rappresentato in ‘XY', romanzo che mette in scena Mète, il giovane protagonista degli Sfiorati, che dopo vent’anni è diventato don Ermete, e ora che custodisce il suo segreto sotto la tonaca non può abbandonare i suoi parrocchiani. Insieme a Giovanna Gassion, giovane psichiatra in fuga da un amore finito, cercherà in tutti i modi di mettere in salvo quel mondo di poche anime perse e mute, che sembrano lontanissime ma che in realtà siamo noi. Anime perse e mute, come, in fondo, siamo tutti oggi, a distanza di dieci anni, durante la pandemia. Costretti ad accettare una realtà inaccettabile.

"In questo momento la scienza si arrende, gli esperti si accapigliano in televisione dando uno spettacolo deprimente, e noi soli, nelle nostre case, assediati dal numero dei morti, delle ambulanze, dobbiamo trovare il modo di dormirci sopra, di accettarlo" dice Veronesi, secondo scrittore italiano dopo Paolo Volponi ad essersi aggiudicato il premio Strega per ben due volte. "Siamo assediati davvero, il rischio non è soltanto morire col virus, ma impazzire nella ricerca di una ragione che non c'è."