"Il lago dei cigni" di Christopher Wheeldon all'Opera di Roma, ph. JCV
in foto: "Il lago dei cigni" di Christopher Wheeldon all’Opera di Roma, ph. JCV

Il successo planetario de "Il lago dei cigni" è indiscutibile ormai da così tanto tempo che anche i non addetti ai lavori ne conoscono il titolo e lo associano senza sforzo all'arte tersicorea. Così come gli stessi nomi salienti della danza di ogni tempo ne hanno sempre portato reverenza fino a produrne allestimenti in ogni dove e delle più disparate forme e sfaccettature. E fin qui non scriviamo nulla di nuovo. Lo spunto di riflessione si fa decisamente più interessante se invece andiamo a sfogliare i libri di storia del repertorio e riprendiamo le cronache della prima rappresentazione assoluta de "Il lago dei cigni" del 1877, ovvero diciotto anni prima della versione definitiva del balletto ad opera di Marius Petipa e Lev Ivanov sempre sullo spartito ciaikovskijano ma stavolta sul palcoscenico del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Un cambio di rotta essenziale, si direbbe, soprattutto perché il passaggio del testimone coreografico fu determinante per le sorti del balletto che da brutto anatroccolo divenne il cigno più bello ed amato del lago.

Il libretto a quattro mani scritto dal ballerino Vasil Fedorovic Geltzer e da Vladimir Petrovic Begicev, direttore dei teatri imperiali di Mosca, è basato sull'antica fiaba tedesca "Il velo rubato", a sua volta riadattato al racconto di Jophann Karl August Musaus in una genesi molto letteraria, dunque, come spesso accadeva in quell'Ottocento romantico così curioso ed appassionato. Primo dei tre balletti di Piotr Ilich Ciaikovskij, "Il lago dei cigni" fu composto tra il 1875 e il 1876 e venne rappresentato in tre atti e quattro scene, salvo l'orientamento in quattro atti e quattro scene soprattutto fuori dalla Russia e nell'Europa Orientale. La consuetudine di quel tempo vedeva i compositori parecchio diffidenti rispetto alla danza ed al balletto e non dedicavano mai le proprie attenzioni ai coreografi fino a quando la versatilità di Piotr Ilich Ciaikovskij fu attratta inesorabilmente da quel magico libretto lacustre. Il sodalizio con Julius Wenzel Reisinger portò così alla realizzazione moscovita de "Il lago dei cigni" proprio negli anni di un altro celebre sodalizio coevo, ovvero del coreografo francese Marius Petipa con il compositore austriaco Ludwig Minkus protagonisti del "Don Chisciotte" del 1869 e de "La Bayadere" proprio del 1877 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

"Il lago dei cigni" di Alexei Ratmansky al Teatro Alla Scala, ph. Brescia Amisano
in foto: "Il lago dei cigni" di Alexei Ratmansky al Teatro Alla Scala, ph. Brescia Amisano

Date, nomi e cognomi legati indissolubilmente tra loro, quasi in un puzzle che nella prima rappresentazione del 1877 pareva composto da una serie di tasselli impazziti che sarebbero poi stati collocati meravigliosamente nella versione definitiva del 1895. La prima rappresentazione dunque deluse molto critica e pubblico forse anche perché Julius Wenzel Reisinger operò tagli e manomissioni alla partitura originale ed allestì superficialmente le scene, lasciando peraltro ai ballerini l'improbabile compito di improvvisare variazioni e passi con un risultato deludente. Anche l'orchestra non fu all'altezza con l'esecuzione della partitura in modo scadente eppure il balletto venne comunque riproposto e inscenato per un numero totale di quarantadue allestimenti che, sfogliando la critica del tempo, si rivelarono sommariamente dei veri e propri fiaschi.

Fino alla versione definitiva del 1895, ripresa da Marius Petipa e Lev Ivanov, giusto dopo la morte del compositore di Votkinsk. Al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, anche con l'incursione di Riccardo Drigo nello spartito originale ciaikovskijano e nella direzione d'0rchestra della prima del 15 gennaio 1895, si creò il capolavoro di cui ancora oggi si scrive e si parla ovunque. "Il lago dei cigni" lo ricordiamo nei quattro atti proprio di Marius Petipa e Lev Ivanov, con un'equa distribuzione degli stessi: il sommo coreografo marsigliese pensò al primo ed al terzo atto, ovvero quelli "terreni" del palazzo della festa e del cigno nero. Al fidato Lev Ivanov fu concessa la stesura dei due atti bianchi, il secondo e quarto, così caratterizzanti ed unici nel loro genere di cigni, cignetti e cignoni.  In questi termini l'operazione salvataggio de "Il lago dei cigni" fu compiuta. Del resto c'era da aspettarselo se pensiamo che solo cinque anni prima, sempre al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, i due geni del balletto romantico Marius Petipa e Piotr Ilich Ciaikovskij avevano dato vita a "La Bella Addormentata". Ma quella è un'altra storia.

"Il lago dei cigni" rivisto da Giuseppe Picone al Teatro di San Carlo di Napoli, ph. Luciano Romano
in foto: "Il lago dei cigni" rivisto da Giuseppe Picone al Teatro di San Carlo di Napoli, ph. Luciano Romano