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Pompei, riemergono due scheletri di uomini uccisi dall’eruzione: nuove prove dal 79 d.C. grazie all’IA

A Pompei scoperti due scheletri dell’eruzione del 79 d.C., morti in momenti diversi durante la fuga. L’IA ha permesso una ricostruzione digitale, offrendo nuove prove sulla catastrofe.
A cura di Francesco Raiola
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Vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 dC a San Paolino a Pompei
Vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 dC a San Paolino a Pompei

Gli archeologi hanno rinvenuto i corpi di due uomini uccisi dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi della biblioteca di San Paolino, al di fuori di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, proprio lì dove nel 2024 venne alla luce una tomba a schola d’età augustea. Questa scoperta rappresenta una nuova testimonianza dell’eruzione del 79 d.C. che mostra sia in che modo gli abitanti di Pompei cercarono di ripararsi ma anche "la sequenza stratigrafica dei depositi piroclastici in giacitura primaria". E come comunica il Parco Archeologico di Pompei per la prima volta sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale per proporre, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova – Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale basata sui dati emersi dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del Ministero della Cultura.

Questa ricostruzione, in particolare, riguarda un uomo morto durante l'eruzione del Vesuvio, che è stato ritrovato con un mortaio di terracotta che probabilmente è stato utilizzato come protezione durante la caduta dei lapilli e di frammenti vulcanici. Questa immagine riporta alla mente come Plinio il Giovane ha raccontato proprio quell'avvenimento: "Con stracci legano dei cuscini posati sulle teste" ("cervicalia capitibus imposita linteis constringunt") scrive Plinio, raccontando la morte dello zio, Plinio Il Vecchio, che perì sulla spiaggia di Stabia nel tentativo di mettersi in salvo, il secondo giorno dell'eruzione. Chi cercò di fuggire, infatti, si riparava il capo nella speranza di potersi difendere dalla caduta di materiale del vulcano.

Gli archeologi hanno riportato alla luce due corpi durante i lavori condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Il secondo, più giovane dell'altro, fu colpito probabilmente da una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. Il primo, che riportava segni di frattura, aveva con sé anche "una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo". Benché i due corpi siano stati trovati a pochi metri di distanza, la loro morte è avvenuta a molte ore di distanza.

"Pur essendo collocati a breve distanza orizzontale (circa 1,5 m tra essi), la loro posizione stratigrafica suggerisce che i due soggetti, presumibilmente in fuga, raggiunsero quell’area in momenti differenti nel corso dell’eruzione – come riportato dall'articolo dell'E-journal degli scavi di Pompei -. Il primo individuo (vittima 2) si colloca nella fase finale di accumulo del deposito di pomici, mentre il secondo (vittima 1) occupa una posizione stratigrafica superiore, riconducibile a una fase successiva". Il modello digitale creato con l'aiuto dell'AI, che propone una ricostruzione della seconda vittima, "è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti".

Il Direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha affermato, in seguito alla scoperta, che la quantità di dati archeologici di Pompei è talmente ampia che "solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente". Il direttore sottolinea anche l'importanza che questi strumenti siano usati direttamente dagli archeologi per prevenire la possibilità che altre figure, che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie, si approprino di quelle scoperte. "Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva" dice ancora Zuchtriegel.

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