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Francia, 170 scrittori si “licenziano” contro Bolloré, editore miliardario. Macron: “Difendiamo il pluralismo”

Sono 170 gli scrittori che si licenziano da Grasset, editore del gruppo Hachette detenuto dal miliardario Bolloré. La protesta in una lettera aperta dopo il licenziamento del Presidente. Interviene anche Macron: “Bisogna difendere la pluralità. La proprietà non deve prevalere sulla libertà”.
A cura di Francesco Raiola
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Emmanuel Macron – ph Arne Dedert:picture alliance via Getty Images
Emmanuel Macron – ph Arne Dedert:picture alliance via Getty Images

Con una lettera aperta 170 scrittori francesi, tra i più noti, hanno annunciato di non voler più pubblicare per Grasset a causa del licenziamento del suo presidente e amministratore delegato (PDG, in Francia), Olivier Nora. Gli scrittori si sono "licenziati" per protesta contro il miliardario di destra Vincent Bolloré, proprietario di Hachette, il terzo griuppo editoriale al mondo. Nella lettera si legge: "Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai team e agli autori che non sono ancora riusciti a prendere una decisione. Siamo autori Grasset, abbiamo pubblicato con Grasset o abbiamo un libro in uscita con Grasset, ma non firmeremo il nostro prossimo libro con Grasset". Nella querelle è intervenuto anche il presidente Macron che ha detto: "In Francia, restiamo fedeli a tutto ciò che ci rende forti, compresa la libertà degli autori, la loro qualità e il ruolo dell'editore" sottolineando come sia "molto importante esprimere e difendere questo pluralismo".

Tra gli scrittori pubblicati dall'editore ci sono Virginie Despentes, Sorj Chalandon, Bernard-Henri Lévy, pubblicati con successo anche in Italia, oltre a essere l'editore che pubblica in Francia autori italiani prestigiosi come Niccolò Ammaniti, Sandro Veronesi e le opere di Umberto Eco. Nella lettera, ottenuta dalla AFP, si legge: "Ancora una volta, Vincent Bolloré dice ‘Sono a casa e faccio quello che voglio', ignorando chi pubblica, chi sostiene, cura, corregge le bozze, produce, distribuisce e diffonde i nostri libri. E ignorando anche chi ci legge". Un attacco diretto al proprietario che controlla il gruppo dal 2023.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il licenziamento di Olivier Nora, che da 26 anni era a capo della casa editrice. Licenziamento che è stato definito "un attacco inaccettabile all'indipendenza editoriale". Gli scrittori raccontano che Grasset per loro era come una casa, un luogo in cui riuscivano a stare insieme persone anche con idee completamente diverse, "autori che non erano d'accordo su quasi nulla potevano lavorare insieme pacificamente". E il collante di tutto ciò era proprio Nora, baluardo e collante, stimato "per la sua integrità morale, la sua disponibilità e il suo impegno". "Non vogliamo che le nostre idee, il nostro lavoro, siano di sua proprietà – si legge ancora nella nota -. Oggi abbiamo una cosa in comune: ci rifiutiamo di essere ostaggi di una guerra ideologica volta a imporre l'autoritarismo ovunque nella cultura e nei media".

Il motivo del licenziamento di Nora non è stato reso noto, ma gli scrittori attribuiscono la responsabilità principale a Bolloré che ha già scelto il sostituto. La ricostruzione del miliardario ha visto già l'abbandono di Arnaud Nourry, CEO per 17 anni, e Sophie de Closets, a capo di Fayard, a causa di divergenze. France24 sottolinea come da quel momento Fayard "nota per i suoi libri di storia, ha pubblicato principalmente opere di autori di destra o di estrema destra come Nicolas Sarkozy, Jordan Bardella e Philippe de Villiers". Il posto di Nora sarà preso da Jean-Christophe Thiery, CEO del gruppo Louis Hachette e stretto collaboratore di Vincent Bolloré.

Emmanuel Macron ha spiegato di rispettare le grandi case editrici ma che "l'editore non è semplicemente colui che stampa i libri. È uno spirito, è una casa editrice, è anche parte del nostro patrimonio letterario". Il presidente francese, intervenendo sulla questione durante il Salone del Libro di Parigi, ha voluto sottolineare come "la proprietà non deve prevalere sulla libertà" e che "l'importante è che le grandi case editrici siano tutelate nel loro pluralismo e nella loro diversità".

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