
Diciamolo chiaramente, cambiare le parole di "Bella ciao" sul palco del Primo maggio era un suicidio artistico che non era difficile prevedere. Eppure delle due, l'una: o Delia ha voluto rimanere fedele alla sua visione artistica, che l'aveva portata già a interpolare il canto partigiano con "Pink Soldiers", colonna sonora di Squid Game, e aggiungere un pezzo inedito dedicato ai vespri. Oppure ha solo sottovalutato l'impatto emotivo che in questo periodo quella canzone rappresenta. Prendere un simbolo e cambiarlo, attualizzarlo, renderlo più pop a volte va bene, altre rischia di sottintendere che un classico non lo sia più.
Ed è ancora più paradossale che questa cosa accada con una canzone che negli ultimi anni ha avuto una visibilità internazionale incredibile. Senza che nessuno cambiasse una virgola. Un canto di resistenza che dai partigiani italiani è arrivato ai ragazzi di tutto il mondo, grazie al suo uso ne "La casa di carta" e poi dai remix che si sono succeduti. "E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir" sono versi che conosciamo tutti. Ci sono simboli attorno a cui abbiamo bisogno di stringerci, simboli universali che come i classici, diventano tali perché universalizzano il proprio messaggio.
È evidente che Delia ha cambiato quella parola non per mancanza di rispetto o per qualche forma di censura. Lo ha spiegato: "Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. ‘Essere umano' era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli". Che la spiegazione ci convinca o meno, pare scontato che Delia non avesse intenzione di sminuire il significato di "Bella ciao". Noi crediamo alla sua buona fede. È stata un'ingenuità, la voglia di universalizzare il messaggio pensando di poter aggiungere una propria interpretazione.
Ma il palco di X Factor non è quello del Primo Maggio. Indipendentemente da ciò che quel palco rappresenta oggi – molto meno di lotta rispetto a quello di Taranto che conserva una forte impronta sociale e civile sia nella line up che negli interventi e nell'idea – resta, appunto, simbolico di un certo movimento, guidato dai sindacati nazionali. Va bene l'idea dei Vespri, a cui sono dedicati i versi inediti, ma i partigiani restano partigiani sempre, e in un mondo che vede le destre avanzare ovunque, e un'Italia in cui le forze dell'ordine accompagnano nostalgici con le braccia tese, bisogna resistere, e non abbattere i simboli di resistenza.
I Partigiani non potranno mai essere divisivi. Partigiano è "chi parteggia per qualcuno o per qualcosa", è un termine più che mai attuale. Partigiano è chi è morto per la libertà. È un termine che ormai cantano ovunque, comprensibile. Inutile cambiarlo, nonostante le buone intenzioni. È importante conservare l'uso che facciamo di questa parola. Detto ciò, forse è arrivato il momento di smetterla di crocifiggere Delia, che almeno ha speso parole su Gaza e Ucraina. Ora possiamo archiviare questa cosa e andare avanti?